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Ultimo aggiornamento: Venerdì 24 Maggio - ore 08.04

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Gocce di Cina

#UnaParolaPerIlWeekend - Amore

Cari lettori,

abbiate pazienza per le lunghe pause tra un articolo e l’altro, ma la piccolissima new entry che da qualche mese è diventata parte della mia vita - mia figlia!, richiede tempo e attenzioni, e più che alla cultura cinese per ora si interessa ad avere il pancino pieno di latte e a scoprire il mondo.. :-)
Allora, come diremmo in cinese, 慢慢来 màn man lái, piano piano… piano piano conosciamo la Cina e organizziamo il blog.

Ho pensato che un bel modo di conoscere la Cina sia quello di scoprirla… parola per parola! Con questa nuova rubrica, che si chiamerà #UnaParolaPerIlWeekend e che sarà il nostro appuntamento bisettimanale del sabato, di volta in volta sceglieremo una parola e vedremo cosa ci racconta.

La lingua è uno strumento eccezionale per conoscere una cultura, e ciò vale a maggior ragione per questo grande Paese asiatico, in cui la lingua scritta è stata ed è tuttora non solo uno strumento di coesione, ma anche, mi azzardo a dire, la quintessenza della sua civiltà. In Cina infatti la lingua parlata si differenzia in maniera estremamente significativa da regione a regione, sia a livello di vocabolario e grammatica ma soprattutto per quanto riguarda la pronuncia.
Il“mandarino” è la lingua cinese standard insegnata nelle scuole e utilizzata nelle occasioni ufficiali, ma è spesso molto lontana dalle parlate locali: un esempio eclatante è quello del dialetto parlato nella città di Wēnzhōu 温州 (da cui provengono la stragrande maggioranza dei cinesi che vivono in Italia), del tutto incomprensibile anche ai cinesi che non sono del posto; altro esempio è quello del cantonese, che è una lingua autonoma profondamente diversa dal mandarino e lingua ufficiale di Hong Kong. Si tratta quindi di una situazione linguistica non dissimile da quella italiana (che prevede una lingua standard insegnata nelle scuole ed una pluralità di dialetti e parlate locali, oltre a tre lingue autonome riconosciute - il sardo, il ladino ed il friulano).
Insomma, in questo quadro così complesso e variegato, la lingua scritta è da sempre un potente strumento di unificazione culturale, poiché superando le differenze regionali tipiche della lingua orale, ha fornito ai cinesi uno strumento di comunicazione unico, valido in tutto il Paese e intelligibile da chiunque. Non solo: la lingua scritta è in Cina talmente importante da avere generato una vera e propria forma d’arte chiamata 书法 shūfǎ, ossia calligrafia, che insieme alla pittura ad inchiostro e all’incisione dei sigilli costituisce una delle principali arti visive cinesi. Questa tradizione artistica vanta numerosi maestri la cui fama è equiparabile, per fare un paragone con la nostra Italia, a quella dei più famosi pittori.
Non solo strumento di comunicazione quindi: la lingua cinese ed in particolare la sua forma scritta (così affascinante!) sono vere e proprie guide che della Cina hanno molto da dirci.


ISTRUZIONI PER L’USO (da consultare prima di iniziare a leggere la rubrica!)
Quando diciamo “parola”, in lingua cinese indichiamo un’unità ben precisa, ossia un insieme di tre elementi: un suono, il significato ed il relativo simbolo grafico. Il suono è ovviamente la pronuncia, ed è l’elemento che varia maggiormente da regione a regione: noi ci riferiremo alla pronuncia ufficiale, cioè a quella del cinese mandarino! Abbiamo poi il significato, che spesso è molto ampio e racchiude in sé varie sfumature.
Infine, eccoci all’aspetto più affascinante della lingua cinese, e cioè il simbolo grafico. Per riferirsi alla scrittura cinese si sente solitamente parlare di “ideogrammi”, ma il termine non è del tutto corretto: “ideogramma” indica infatti solo una parte di questi simboli, cioè quelli che rappresentano graficamente dei concetti astratti. Prendete ad esempio 一 yī, che significa “uno”: una linea singola per indicare l’unità. Non è estremamente intuitivo? Oltre agli ideogrammi, la scrittura cinese comprende però anche altre tipologie di segno scritto, come i pittogrammi e cioè simboli semplici che ritraggono un oggetto concreto (ad esempio 人 rén, che significa “essere umano”: riuscite a vedervi un omino stilizzato? E in questo 月 cosa vedete? Si pronuncia yuè, significa “luna” e ne ritrae una falce), composti fonetici che alle indicazioni grafiche riguardanti il significato aggiungono quella riferita alla pronuncia, e troviamo anche simboli più complessi che combinano le precedenti categorie. Insomma, “ideogramma” è un termine un po’ riduttivo! Il termine più preciso per parlare della scrittura cinese è “carattere”, che indica ogni simbolo grafico a prescindere dalla sua tipologia. Ci siamo?!
Facciamo un bel riepilogo utilizzando il nostro omino stilizzato… rén è la pronuncia, 人 è il carattere e “essere umano” è il suo significato. Semplice no?
Ora siamo pronti ad inaugurare la rubrica…

#UnaParolaPerIlWeekend
Iniziamo con la parola…爱 ài, “amore”!
Trovate le differenze: i due caratteri 爱 e 愛 vi sembrano identici?
Anche se a prima vista sono molto simili, questi due caratteri non sono del tutto identici, e rappresentano rispettivamente la versione di scrittura semplificata e tradizionale della parola “amore”. Nel corso del Novecento il governo cinese portò avanti una serie di riforme linguistiche volte a semplificare i caratteri tradizionali utilizzati da secoli nella lingua scritta: questi vennero standardizzati in forme più semplici con un numero minore di tratti, favorendone quindi l’apprendimento e la memorizzazione. Nella Cina “continentale” i caratteri attualmente in uso sono proprio i cosiddetti “semplificati” nati da tali riforme, mentre i caratteri tradizionali sono rimasti in vigore nei territori che si trovavano al di fuori del governo di Pechino, cioè Hong Kong, Taiwan e Macao. Se è pur vero che queste riforme hanno semplificato di molto il sistema di scrittura (questo è il verbo “ascoltare” nella versione semplificata, 听 tīng: provate a scriverlo in quella tradizionale 聽 ….!), è altrettanto vero che questi nuovi caratteri hanno perso gran parte delle connotazioni grafiche che ne spiegavano visivamente il significato.
Andiamo a scoprire la versione tradizionale del carattere ài 愛, in cui sono rappresentati tutti quei componenti che “spiegano” cosa sia il significato di “amore”!
Osservate bene il carattere: nella parte centrale troviamo il simbolo 心 (lo vedete?), che significa “cuore”. Sotto al cuore troviamo 夊, che significa invece “amicizia”. Infine, sopra, troviamo altri due componenti: 爫, che indica “le mani” e 冖, che significa “coprire”. Combiniamo queste varie parti e interpretiamo cos’è l’Amore: le mani che si stringono, e dunque un sentimento che si manifesta nell’azione, nei fatti. Il tetto che ci protegge, simbolo della casa e quindi del matrimonio, ma anche della volontà di proteggere la persona amata. L’amicizia, che è il preludio di un rapporto d’amore ma che indica anche l’intimità delle piccole cose con cui l’amore si dipana nella quotidianità. Una mia amica taiwanese ha interpretato diversamente questo carattere, considerando 爫 come parte di 冖, che rappresenterebbe quindi la versione stilizzata di una casa tradizionale cinese: non ci può essere amore senza protezione, sia in senso figurato che concreto (la famiglia ha bisogno di un tetto sopra la testa!).
Questa ricchezza di significati si perde nella versione semplificata, in cui a sparire è proprio… il cuore 心 ! Perché con le riforme si sia scelto di cancellare questo componente proprio dalla parola “amore”, in cui “il cuore” dovrebbe ricoprire un ruolo centrale (e infatti nella versione tradizionale lo troviamo proprio al centro del carattere!), non lo so… ma farò ricerche!
Dell’amore esistono tante diverse sfumature, e la lingua cinese ce le indica con diverse parole: 疼爱 téng'ài, il profondo e tenero sentimento che investe totalmente anima e corpo, portandoci a proteggere chi amiamo, anche se comporta provare dolore (疼 téng, “sentire dolore, fare male”). E’, ad esempio, il sentimento profondo della madre verso il figlio, che lo ama teneramente ed è disposta a fare sacrifici per lui, e viceversa il sentimento di quest’ultimo verso i genitori, consapevole dei loro sacrifici e della loro fatica per allevarlo. 恋爱 liàn ài è invece il sentimento tra due persone innamorate: davanti ad ài 爱 troviamo liàn 恋, che si riferisce proprio all’innamoramento, al non poter dimenticare in alcun modo la persona amata. 慈爱 cí ‘ài ci parla di un’altra sfumatura che può avere l’amore, e lo potremmo tradurre con gentilezza, sollecitudine, affetto, benevolenza: è quella forma d’amore che ci porta a preoccuparci degli altri e ad aiutarli, ad essere amorevoli e pieni di attenzioni.
Quando ci piace una cosa al punto da non poterne più fare a meno, in cinese diciamo “爱不释手 ài bù shì shǒu”, cioè “amare al punto di non mollare la presa”… e qui l’amore non investe soltanto le persone, ma si rivolge prepotentemente agli oggetti… ed ecco allora questo modo di dire farla da padrone nelle pubblicità!
“爱不释手 ài bù shì shǒu” è anche il titolo di una canzone della taiwanese 李丽盆 Lǐ Lìfēn (Lily Lee), che trovate a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=QsaZR48fZzI … provate a dare un’occhiata, anche se non siete appassionati di musica pop cinese!

Con questa carrellata di “Amore” e parole, per oggi terminiamo qui questa nuova rubrica. Al prossimo post!




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