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Gocce di Cina

#narraCina - "Shenzhen", di Guy Delisle

Avete mai sentito parlare di Shenzhen 深圳?
Shenzhen è una megalopoli sorta alle porte di Hong Kong, sull’onda del grandioso sviluppo economico di cui la Cina ha goduto negli ultimi trent’anni. Importantissimo polo industriale della Cina meridionale e Zona Economica Speciale, da piccolo villaggio di pescatori si è trasformata in un centro di circa 14 milioni di abitanti in pochissimi anni. La sua vicinanza con Hong Kong e il minor costo della manodopera ne hanno incentivato lo sviluppo, trasformandola tuttavia in una città dove, come racconta il fumettista canadese Guy Delisle, “si viene solo per lavoro, si fanno affari un paio di giorni e poi si torna a Hong Kong”, meta molto più appetibile per gli “occidentali”, grazie ai 156 anni di dominio coloniale inglese che ne hanno profondamente influenzato la cultura. Mentre Hong Kong, infatti, si caratterizza per una cultura mista, in cui l’inglese è la lingua ufficiale insieme al cantonese (nonostante i tentativi da parte del governo di Pechino di diffondere maggiormente il cinese mandarino anche in quest'area) e in cui la presenza di “occidentali” è estremamente significativa, Shenzhen rimane una città industriale che, al di fuori dell’ambito commerciale e finanziario, riveste scarso interesse per gli stranieri.
E’ in questa megalopoli che Guy Delisle trascorse tre mesi nel 1997 in qualità di supervisore di una compagnia d’animazione francese: “Shenzhen” è proprio il racconto a fumetti di questa sua esperienza, a metà strada tra reportage di viaggio e diario.

Vi propongo questa lettura perché Guy Delisle ha avuto l’onestà di raccontare senza mezzi termini lo shock culturale che ha vissuto, con grande sincerità: “Shenzhen” è una narrazione veritiera e talvolta anche dura, ma che riesce a esprimere efficacemente le sensazioni provate da un’ “occidentale” solo in questa grande megalopoli industriale. “Shenzhen” non vuole essere né una guida turistica né un manuale, ma il racconto, e a volte perfino lo sfogo, di un uomo di cultura europea-americana che si è trovato a fare i conti con una realtà molto diversa da quella a lui familiare: un’esperienza intensa, dura, che lo ha posto di fronte a numerose difficoltà e interrogativi. La bellezza di questo reportage a fumetti sta nel fatto che, essendo Guy Delisle una persona recatasi in Cina per lavoro e senza una preparazione linguistica o culturale specifica, ci racconta un’esperienza che potenzialmente potrebbe vivere chiunque debba trasferirsi là. Non si tratta di un esploratore o un viaggiatore alla Marco Polo, ma di un lavoratore come tanti che, sull’onda della globalizzazione che rende le distanze geografiche sempre più insignificanti, si è trovato a dirigere uno studio di produzione in questa grande città cinese.

Questi tre mesi trascorsi a Shenzhen, periodo sufficientemente lungo per incontrarsi e scontrarsi con la realtà del posto ma troppo breve per integrarvisi, Guy Delisle lo racconta con uno sguardo disincantato e amarognolo, attento ai dettagli e curioso anche verso ciò che gli appare ostico e incomprensibile, in una città i cui ritmi e le cui abitudini sono profondamente diversi da quelli a lui familiari.
Come racconta in prima persona, “(Shenzhen) è una città moderna alla periferia di Hong Kong, ma di cinesi bilingui non ce n’è.. niente bar né università, dove poter incontrare dei giovani aperti all’occidente.”. Non parlando mandarino, Guy si muove con difficoltà nella realtà del posto, quando possibile con l’aiuto dell’interprete che parla inglese, o procedendo a intuizione e tentativi. Solo in una realtà con cui fatica a familiarizzare, Guy si sforza ugualmente di decifrare quella società in cui si trova immerso e da buon osservatore annota dettagli e aneddoti nei suoi disegni, tratteggiando un ritratto sferzante della vita a Shenzhen. Ecco allora che il fumettista canadese ci racconta della iniziale perplessità - col tempo divenuta indifferenza - di fronte ai camerieri che al ristorante gli versavano continuamente tè, in modo che la sua tazza non fosse mai vuota, dei mendicanti che per strada battono la fronte a terra chiedendo le elemosina, dell’impressione suscitata dalla clinica odontoiatrica e del dentista con un trapano a pedale in un mercato, della cena a base di serpente (gesto di estremo riguardo per l’invitato!), delle visite a Hong Kong e Guangzhou (Canton) dove spera di trovare un’atmosfera più familiare e occidentalizzata, della lavanderia dove le lavatrici non vengono usate e si lava tutto a mano, degli strani piatti che gli vengono serviti a tavola, delle magnifiche immagini trovate nelle librerie…. e molti altri aneddoti. “Shenzhen” è anche il ritratto di quella barriera linguistica che spesso si accompagna alla diversità culturale: così Guy ci racconta delle difficoltà a familiarizzare con i colleghi di lavoro e a stringere amicizie, ma anche delle esilaranti comunicazioni con quei cinesi che, masticando un po’ d’inglese, si sforzano di intrattenere una conversazione con lui, magari aiutandosi con i disegni. La barriera linguistica può trasformare perfino l’andare a ristorante in un’avventura, quando il menù, scritto esclusivamente in cinese, è del tutto inintelligibile.
Semplice nella trama, sincero nell’espressione dei sentimenti, “Shenzhen” non è solo un reportage di viaggio ma un racconto intriso di emozioni, con tutta quella gamma di stati d’animo che tinge l’esperienza di chi, vivendo all’estero, si confronta con una realtà completamente nuova.

Lettura consigliata? Certamente! Consigliata a chi ha trascorso un periodo in Cina, e forse si rispecchierà nelle vicende narrate - ritrovando, probabilmente, quelle sensazioni di frustrazione e solitudine ma anche di soddisfazione e curiosità che questa esperienza regala; ma consigliata anche a chi non ha mai vissuto in Cina, e si chiede come potrebbe essere.

Buona lettura!
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