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Ultimo aggiornamento: Domenica 17 Gennaio - ore 10.46

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Al Piola come al cinema con Orrico

Dopo il disastro di coppa si torna con la testa e con le gambe al campionato con gli stessi stimoli che potrebbe darmi una serata al cinema insieme ad Orrico. Questa volta il nostro senso di appartenenza ci porta al Silvio Piola, ovvero in uno stadio, almeno per noi, storicamente insidioso.
In questa fredda giornata di gennaio non c'è niente di meglio che il calendario possa offrirti che una trasferta nella gradevolissima Vercelli. L'impeccabilità organizzativa della città piemontese è un riflesso dello stile di vita composto e moderato dei suoi abitanti, che conferisce a Vercelli quella caratteristica vitalità che anni addietro le è valsa il gemellaggio con l’Autogrill di Medesano. Questa volta, con i ragazzi del mio gruppo, ci muoviamo in macchina. Il viaggio scorre via tranquillo ed è caratterizzato, come sempre, da vivaci scambi di opinione sulla fisica quantistica e sulla crisi mediorientale.
Come sappiamo, la seppur contenuta rivoluzione di gennaio ci riconsegna uno Spezia con qualche volto nuovo. I giocatori vanno e vengono, si sa. Tuttavia, Mi sia consentito un pensiero per uno in particolare. Josip brezovec. Temperamento da gladiatore romano, collezionista di tibie e peroni. Sguardo tipico di chi non capisce mai quello che gli stai dicendo ma che punta sempre dritto all'obiettivo, oltre quelle fighette di calciatori che calpestano l'erba gemendo come tenniste al Rolland Garros, oltre quel calcio fatto di tanta forma e poca sostanza.
Un destino da killer nella mafia slava sovvertito con l'istinto di un combattente del rettangolo verde, pronto a mordere ogni caviglia, a lottare su ogni pallone e all'occorrenza a disegnare punizioni impossibili. Un uomo da Picco, per quel che mi riguarda. Testimone silenzioso di una stagione pazzesca, forse irripetibile. Emblema nostalgico dello Spezia di Bjelica.
Mi mancherai Brezo, Quanto è vero che odio le recite di Natale. Giunti a Vercelli, possiamo constatare che la rigida temperatura va di pari passo con l'attuale stato d'animo di chi continua a macinare chilometri per una squadra che sta dando le stesse certezze che mi darebbe Anna Maria Franzoni come baby sitter di mia figlia. La figuraccia di lunedì, solo l'ultima in ordine cronologico, ha lasciato non pochi strascichi sul morale di un ambiente che ad inizio stagione sognava in grande.
È un campionato che mi ricorda tanto i miei primi anni in discoteca. All'entrata nel locale sei sempre bello carico, positivo e fiducioso. Ti senti bellissimo. Sei così bello e arrogante che l'unica tua preoccupazione riguarda il fine serata, ovvero non sporcare gli interni della tua macchina con gli umori vaginali della fortunata di turno, che dio solo sa quanto è difficile mandarli via.
E quindi appena entri punti subito le due o tre strafighe della sala. Perché sei un ottimista. Pensi che dovrai fare la corsa su di loro. Poi però succede che il tempo passa e l'unica cosa che riesci a prendere sono delle sonore batoste. Nemmeno il tempo di ordinare il primo drink e Le strafighe ti hanno già liquidato ridendoti in faccia e allora, visto che sei comunque un positivo, ti rendi conto che ci sono anche altre ragazze nel locale che, pensandoci bene, non sono poi così male.
E il tempo passa. Come le consumazioni. Senza accorgertene, la quantità di due di picche che hai preso e' direttamente proporzionale alla quantità di alcol che si colloca nel tuo corpicino, ormai visibilmente provato. Così arrivi alle 2 del mattino e ti accorgi che quella cinquantenne seduta al bancone di nome Pamela, con la gobba e gli anfibi ai piedi anche a ferragosto, con la luce giusta e da una certa distanza, ha un suo perché. Ti Ricorda vagamente una via di mezzo tra Ether Parisi e una poltrona. Una poltrona orrenda, si intende. E poi ti capita che pure lei non ti vuole, perché non ti trova abbastanza fico. E allora non ti resta che aspettare la chiusura del locale sperando che rimanga qualche mammifero di sesso femminile da rianimare dal pavimento. Come dopo le battaglie napoleoniche. Finita la guerra si torna sul campo di battaglia a controllare se c'è ancora qualche nemico che respira, giusto per dargli il colpo di grazia.
Ecco. La stagione dello Spezia mi riporta alla mente tutto questo. E non è una buona cosa, se posso aggiungere. Quindi Spero tanto che si riesca finalmente a dare una svolta significativa al nostro rendimento, in modo da restituire un senso al nostro campionato, riportandolo in linea alle nostre iniziali ambizioni. O, quanto meno, per arrivare ad un epilogo più dignitoso che finire una serata parcheggiato su un marciapiede in un posto imprecisato della Versilia, a parlare del più e del meno con il tuo nuovo amico brasiliano, Roberto, in arte Samantha. Ad ogni modo, la partita inizia senza sussulti e si arriva mestamente alla fine della prima frazione senza che sia successo nulla. Il primo tempo è stato talmente noioso che Gabriele Muccino ne ha comprato i diritti. Un po' Meglio nella ripresa, complice anche la superiorità numerica, in cui Pulzetti segna il gol vittoria regalandoci un momento di autoerotismo incontrollato proprio sotto settore dove siamo noi. Eh già perché ci siamo anche noi. Pochi, per carità, ma belli. Anzi Bellissimi. Una cinquantina di fanti che cantano la loro passione sventolando i propri colori nel gelido clima piemontese, spinti unicamente da una passione cieca ed incondizionata.Probabilmente qualcuno di voi immagina che non esiste niente di più romantico. Immaginate bene perché no, non esiste nient'altro. Ma so anche che ci sarà qualcuno che ci considera un branco di irascibili frustrati che si fanno condizionare l'esistenza dalle vicende di una squadra di calcio.
Punto numero uno, vi dico che l'amore non è vero se non c'è sofferenza. Punto numero due, irascibile frustrato lo dite a vostra sorella.
Voglio infine informarvi che, per evitare controversie legali, ogni riferimento a persone, Luoghi o accadimenti realmente esistenti è da considerarsi meramente casuale e frutto della fantasia dell'autore. Tranne che per il trans Samantha. Quello scritto si di lei è tutto vero.
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