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Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Novembre - ore 21.54

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Fotostimoline

Quei numeri magici della fotografia e il Photoshow

...dedicato a tutti gli allievi dei corsi fotografici


Cos’è la fotografia?
A cosa serve?!?
E cosa cerca l’appassionato che si iscrive ad un corso di fotografia?

Alle prime due domande non so rispondere, troppo complicato; forse posso dire cosa è per me, cosa serve a me. Ma non è detto che interessi a qualcuno.

Sulla terza questione però, qualcosa si può dire:

1- essere in grado di tornare con foto decenti dalle vacanze
2- fotografare i figli in maniera accettabile, specialmente durante i compleanni o imprese sportive varie.
3-Imparare la tecnica in modo sufficiente ad ottenere riconoscimenti personali ( da amici, social-network, concorsi...)
4- occupare il tempo con un hobby che può sempre tornare utile.
5- altro

Le prime quattro categorie racchiudono oltre i due terzi di coloro che si affacciano alla fotografia; l’ultima contiene “ tutto il resto”: chi vuol conoscere il mondo attraverso la fotografia, chi vuole raccontare, chi vuol fare soldi, chi vuole esprimersi, chi vuole dimostrare qualcosa, chi vuole rimorchiare la “modella”, chi vuole migliorare il mondo...
Magari non tutto è opportuno, forse non tutto condivisibile ma ogni motivazione è lecita.

Certo però che alcune delle spinte ad impugnare la fotocamera ( come qualsiasi altro dispositivo adatto a registrare immagini) non “chiedono” alla fotografia tutto quello che può dare.
Sembra che la facilità di fabbricare immagini produca una diluizione delle potenzialità del mezzo. L’avere tutto a portata di mano, sempre disponibile, rende insensibili alla possibilità di poter “pensare” attraverso la fotografia. Come per il bambino dalla stanza stracolma di giocattoli la noia assale in fretta il consumatore di immagini e nasce il meccanismo della ricerca di scatti sempre più strani, esotici, improbabili: della serie “ lo famo strano” anche in fotografia.

In questo fase della carriera solitamente comincia la ricerca di nuovi strumenti, software e filtri vari, tecniche “segrete”, lo scandaglio da “tips&triks” in rete. Il meccanismo è perdente. Davanti all’ insuccesso inevitabile di questo processo si producono due reazioni: l’abbandono o la riflessiva autocritica e conseguente tentativo di superamento dell’impasse. Nulla c’è di segreto in fotografia, la differenza la fa la testa ( quella sì individualissima e “segreta”) di ognuno.

...La prova di tutto questo la possiede chiunque abbia mai partecipato ad un corso di fotografia: spesso tutto si risolve nella fatidica domanda << quale diaframma devo usare per fare una bella foto?>> ( oppure...quale obiettivo, quale tempo di posa, quanta saturazione in Photoshop, quale software...). Come chiedere a Balotelli da che parte tirare per fare gol nella prossima partita.

Questi magici numerini troppo spesso esauriscono tutta la sete di conoscenza: risolto questo problema la gloria è dalla mia parte! Di fronte all’inevitabile successiva frustrazione...si compra una fotocamera con più pixel. E si ricomincia daccapo.

Una conferma al recente Photoshow di Milano: in tempi di tanta crisi colpisce il successo di visitatori di questa super vetrina di articoli fotografici. Frotte di appassionati ( io sono andato di Venerdì, giornata di sciopero dei trasporti a Milano!) con super macchine al collo a caccia della modella di turno nei vari stand ( bellissime!). Molte foto in mostra, alcune molto belle: Portfolio Mondadori, foto sportive di fotografi Nikon e Canon dalle Olimpiadi e altri eventi sportivi, altre ancora...in mezzo a tonnellate di collettive di gruppi, contest e associazioni varie dove l’importante è “comparire” senza alcun altro requisito. Pochissimi comunque a guardarle: il pienone è tra gli stand dove provare gli ultimi modelli. Alcune dimostrazioni sulla post-produzione sono affollatissime.
Insomma: rari appassionati di fotografia tra migliaia di appassionati di strumenti che servono a fare fotografie.

Vien voglia di trovare una cura, facciamo un appello semi-serio: scattare meno per scattare meglio!!! Facciamoci venire la voglia di buone fotografie.

E poi: stampiamo le foto. Non c’entra il romanticismo o la nostalgia per i bei tempi andati: non siete d’accordo che il vostro lavoro sia più valorizzato in una mostra che in una gallery sul web? In un libro piuttosto che sull’Iphone da mostrare ad ogni occasione possibile?
Si tratta di chiudere il cerchio della creazione di un’ immagine: rallentando la fase di scatto, ottimizzando quella di post produzione, godendo ( e, possibilmente, facendo godere) del risultato. Che sia anche un piccolo libretto digitale, ben impaginato e stampato, ci sono ormai decine di aziende che propongono il servizio.

Per concretizzare:

Inizia un piccolo, lento, lungo progetto fotografico a cui dedicare almeno un’ora a settimana, tutte le settimane. Per un anno almeno.
Seleziona ogni volta una immagine; stampala, anche in piccolo formato; costruisci un menabò ( o attaccale in studio, in camera, in ufficio...vale anche la cucina!) e goditele piano piano nel tempo, eliminane alcune, aggiungi altri scatti ripescati, mescola...
Poi si vedrà.

Se ci riesci: preparati e segnala il tuo lavoro con una mail a info@phototrek.it:
ci troviamo a Giugno per una serata di proiezione in cui valutare il work-in-progress.
Se ci sarà buon materiale ne facciamo una mostra tra un anno.



Suggerimenti per farsi venire la voglia ( o provare a convincersi se siete di tutt’altro parere):

acquistare, e leggere, almeno uno tra questi testi intorno alla fotografia:

Lezioni di Fotografia - Luigi Ghirri
- Meditazione e fotografia- Diego Mormorio
Sulla fotografia - Susan Sontag
Gestus, scritti sull’ arte e la fotografia - Jeff Wall
Lo potevo fare anch’io - Francesco Bonami ( questo, come il precedente, non parla solo di foto ma “c’entra” molto, ed è divertente)
acquistare e guardare con attenzione, sostituendo ogni tanto il tempo serale dedicato ad internet, almeno uno tra questi libri fotografici:

Un Paese - Paul Strand/Cesare Zavattini, Alinari
Herbert List- Monografia, Alinari
Koudelka, ed. Contrasto DUE
Luigi Ghirri, Federico Motta Editore
Perdersi a guardare- Mimmo Iodice, Contrasto

Visitare almeno una mostra tra queste nei prossimi mesi:

Flags of America

Yann-Arthus-Bertrand

Helmut Newton


N.B. i suggerimenti sono frutto di “incontri” personali e non vogliono essere l’elenco assoluto dei migliori lavori al mondo: ognuno si faccia la sua lista di priorità ma...attingete ai maestri! Solitamente se rimangono nella storia un motivo c’è.


Davide Marcesini

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Vostri commenti

Lorenzo Tincani
Domenica 31 marzo 2013 alle 21:36:39
ma se uno è appassionato di fotografia e non ne sa proprio nulla, da dove è meglio cominciare?
Davide Marcesini
Martedì 26 marzo 2013 alle 11:03:41
Visto l'interesse ( anche con messaggi privati!) suscitato dall'idea di lavorare su un progetto a lunga scadenza rinforziamo l'idea lanciata nell'articolo: cominciate a lavorare e segnalateci le vostre idee, a Giugno organizziamo una serata per vedere le fasi inziali, commentare le immagini e dare consigli sul proseguimento del lavoro. Usate il Blog per raccontare dei vostri lavori...è nato per questo! Una "piazza" dove discutere di fotografia e dintorni. Davide Marcesini
Flavia Mauri
Lunedì 25 marzo 2013 alle 18:39:19
Bell'articolo che mi ha dato la possibilità di riflettere sul mio modo di fotografare. E' verissimo quanto hai detto, ultimamente mi sono ritrovata a cercare l'impostazione "bracketing" senza pensare che potevo sottoesporre e sovraesporre. Gli automatismi a cui ci stanno abituando ci tolgono parte della creatività. Giustissimo l'invito a stampare. Solo pensando alle foto delle ferie vuoi mettere l'emozione dei ricordi che tornano a galla nello sfogliare l'album piuttosto che cliccare la freccia avanti? Personalmente ho stampato i miei soggetti preferiti e li ho appesi in cucina, da lì preparo cena molto più allegramente. Bella l'idea del progetto, ne ho uno in mente da circa un anno, mi deciderò a metterlo in cantiere seriamente. Grazie Davide
Davide Marcesini
Martedì 26 marzo 2013 alle 10:50:51
Il tuo esempio è un classico: con la minima manualità che dovrebbe avere un fotografo, quanto ci vuole ad eseguire due o tre scatti di seguito sul treppiede variando l'esposizione? Più di due secondi tra uno scatto e l'altro?
Invece a cercare modalità bracketing sul menù ci puoi passare un quarto d'ora!
Detto questo è ovvio che il mio consiglio sia di studiarsi bene la propria macchina e conoscere perfettamente ogni cosa ma senza dimenticare che quello che serve veramente sono...tempi e diaframmi!!! Tante potenzialità nuove delle macchine moderne sono utilissime, altre cose sono "gadget" a fini commerciali. Con l'esperienza si impara a distinguere.
Alberto Cicala
Lunedì 25 marzo 2013 alle 18:14:12
Faccio parte dei due terzi sopra menzionati.La mia pigrizia mentale mi impedisce di apprendere nuove tecnologie, spesso scatto con l'impostazione automatica della macchina e sono ancora basito dalla "scoperta" della messa a fuoco elettronica. Cio' nonostante, quando mi esce per caso una foto che mi piace, sono contento come quando preparo una buona pizza o degli ottimi sgabei!
Davide Marcesini
Martedì 26 marzo 2013 alle 10:47:24
Alberto, da quello che scrivi direi che non sono stato del tutto chiaro: se sei pigro e...non apprendi tecniche...potrebbe essere il segno che...sei pigro ma sei più interessato alla fotografia che alla "tecnologia fotografica": non è detto che sia sempre un male. Lo sguardo ( che ha molto a che fare con il cervello-cuore!) è quello che fa la differenza. Certo che poi una macchina ti serve, e magari sapere cosa sono tempi e diaframmi. poi ci sono molte altre cose, ma il grosso è tutto lì.
Credo che la fotografia vada semplificata!
Eugenio Grigolini
Lunedì 25 marzo 2013 alle 17:47:13
Complimenti per l'articolo! Purtroppo per alcune cose mi riconosco in quanto da te detto! Comunque l'articolo mi ha portato a riflettere su un piccolo progetto che ho in mente da un po' di tempo. Credo sia giunto il momento di iniziare a progettarlo e realizzarlo!
Davide Marcesini
Martedì 26 marzo 2013 alle 10:45:03
Un mio amico pittore, grande lavoratore, dice sempre che le idee...vengono lavorando. Quindi comincia al più presto, come detto con Silvia. Meglio progettare e poi realizzare ma ad un certo punto bisogna avere il coraggio di smettere di pensarci e praticare. Se aspettiamo di "essere pronti" non si comincia mai.
Silvia Lanfranchi
Lunedì 25 marzo 2013 alle 12:48:44
Bellissimo articolo Davide! Complimenti! Mi piace anche l' idea del piccolo progetto fotografico auto assegnato...mi sa che ora ci penso...anche perché un giorno senza fare foto mi sembra sempre un giorno buttato via... Sto diventando grave! ;) Silvia
Davide Marcesini
Martedì 26 marzo 2013 alle 10:43:49
Grazie.
Lavorare spesso e costantemente, stare sull'argomento, produce grandissimi effetti positivi! Insisti!

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