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Digi-Mare: La Spezia Futura

I progetti dell’Università spezzina – parte 1: Seabus, l’autobus del mare

Comincia il viaggio nei progetti di ricerca e sviluppo di Promostudi, il Polo Universitario G. Marconi della Spezia. Partiamo col fiore all’occhiello: l’autobus del mare.

Il giornalismo parte dalle notizie. È così che succede. Cominciamo da quelle, allora.
Notizia numero uno. Alla Spezia c’è un’Università.
Notizia numero due: le cose che si insegnano alla Spezia, non sono insegnate da nessun’altra parte in Italia. E solo in un’altra Università affine in tutta Europa, quella di Southampton.
Notizia numero tre: quello che c’è alla Spezia si chiama Polo, e non Università, perché è una sede distaccata dell’Università di Genova. Questo implica che, ad esempio, qui non si possa decidere di aprire un nuovo corso, per dire, senza passare per il capoluogo. Ma dal punto di vista della ricerca, questo sì, il Polo Marconi è libero di muoversi indipendentemente.
Sparigliati questi dubbi fondamentali, è proprio da qui che vogliamo salpare, dunque, per imbarcarci in questo piccola regata a puntate dentro i progetti partoriti da via dei Colli.
Cominciamo da quello che può essere considerato a tutti gli effetti il fiore all’occhiello della ricerca di Promostudi: il Seabus, o autobus del mare.

Il Seabus: che cos’è
In parole comprensibili, si tratta di un sistema di trasporto marino a bassissimo impatto ecologico, che sfrutta una propulsione ibrida che in qualche modo è assimilabile per i profani a quello che è stato reso famoso su scala mondiale dalla Toyota Prius. Quando si parla di "sistema", si allude al fatto che non esiste un'imbarcazione precisa designata a questo utilizzo: il progetto può installarsi su diverse tipologie di scafo, anche a basso costo, modellabili a seconda delle necessità e dell'utilizzo. Da un punto di vista tecnico, comunque, di fatto il Seabus risulta già potenzialmente pronto per una produzione seriale.
Il progetto completo va pensato dunque più come un complesso di imbarcazioni, che come un'imbarcazione singola. Il tutto, integrato in un sistema di trasporto marino: ça va sans dire che numerosi studenti hanno provato ad immaginare sin da subito come potrebbe funzionare nel nostro Golfo – immaginate di spostarvi da Fossamastra a Fezzano su una barca ecologica, invece che su un bus dell’Atc – e sono entrati anche in dettagli più strettamente economici quali il dimensionamento della capienza e la tariffazione. Ma il sistema è estremamente scalabile, e di fatto applicabile a qualsiasi città portuale, da Venezia a Dubai, con un copia-e-incolla cui deve seguire una necessaria fase di customizzazione sulla base delle caratteristiche locali.
È questo il progetto che ha suscitato maggior interesse nel corso del MariTech di Vancouver, ad inizio aprile, così come all’Ocean di Genova (maggio) e all’Electric and Hybrid Marine Expo di Amsterdam (fine giugno).

Passato, presente e futuro del progetto
Sotto il coordinamento dei professori del Polo Marconi, il progetto nel giro di qualche anno è cresciuto esponenzialmente, e dalle aule universitarie spezzine tramite turni iterativi di lavori di gruppo (testimoniati anche da una massiccia presenza di progetti online: il fotogramma di cui in questo articolo è tratto proprio da un video di youtube) è arrivato fino all’Unione Europea, dove è stato selezionato lo scorso anno tra i 50 progetti più promettenti dell’Horizon 2020. Purtroppo, alla fine Seabus non è risultato tra i due progetti premiati: un “peccato” non solo a livello morale, ma anche economico, perché i progetti vincenti sono finanziati per milioni di euro. Ciononostante, un pool di aziende si è detto comunque talmente interessato al progetto da pensare di portarlo avanti a prescindere dai fondi europei, con capitali propri, a conferma dei commenti della commissione europea che erano stati già molto lusinghieri, soprattutto per quanto riguarda il dossier tecnico.
Il programma di lavoro concordato si basa sullo sviluppo dell’intero sistema (ci si baserà a livello di studio sul nostro Golfo, per semplicità) e per la progettazione e realizzazione di un dimostratore tecnologico del solo blocco propulsivo.
Non è escluso comunque che il prossimo anno non ci si riprovi con l’Unione Europea: la sensazione infatti è che fosse mancato molto poco per essere scelti. E lo sviluppo di alcune tecnologie abilitanti a cui si mira potrebbe davvero fare la differenza.
Ed a quel punto, la quarta notizia potrebbe avere trovare spazio non solo su questo blog, ma anche su qualche gazzettino di Bruxelles e dintorni.

(to be continued)

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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I Vostri commenti

Filippo Lubrano
Venerdì 10 luglio 2015 alle 05:59:51
Nicholas, Hai assolutamente ragione: non possiamo permetterci di perdere un anno, ed infatti si sta lavorando senza sosta sin da subito. Il bando dell’UE è una carta in più, ma non certo l’unica. I contatti con i cantieri privati ci sono già, e fortunatamente molte aziende del territorio sono già a bordo. Tutte le competenze, anzi, attualmente risultano coperte. Speriamo di vedere presto questo progetto spostarsi dalla carta al mare. Grazie, F
Nicholas Figoli
Giovedì 9 luglio 2015 alle 15:18:18
E' sempre bello sapere che nella propria città si stia creando qualcosa di innovativo e scalabile, capace di cambiare il modo di vivere il Nostro Golfo (perché scegliere tra Lerici e Portovenere quando posso visitarle facilmente entrambe?) ma anche quello di altre importanti città. Peccato davvero che non siano riusciti ad avere subito il finanziamento Europeo, ma attenzione perché aspettare un anno potrebbe essere troppo. Il waterfront ci insegna che siamo più bravi a progettare piuttosto che a realizzare, il Porto Mirabello ci dice che aspettare troppo tempo è un peccato perché i risultati (per la città) poi ci sono, Piazza Verdi e Piazza Europa che quando troppe istituzioni sono impegnate in un progetto la velocità di esecuzione ne risente. E allora perché non puntare a coinvolgere fin da SUBITO aziende e imprenditori spezzini che di nautica vivono e nel nostro Golfo hanno sede? Come in ogni buona startup potrebbe essere proprio l'investimento privato a dare i mezzi (sia in termini di know how aggiuntivo che di investimenti..) affinché l'idea si sviluppi il più rapidamente possibile e diventi realtà nel nostro Golfo. Per dimostrare che si può e che il "modello La Spezia" funziona. Per arrivare in UE l'anno prossimo ancora più forti e allora sì potercela giocare a testa alta nella speranza di ottenere i fondi per portare il "modello SP" nel mondo!

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