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Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Maggio - ore 22.33

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L'ultimo dribbling

Je suis un sportif

Si chiama indice di sportività, è un dato statistico che ogni anno il Sole 24 ore fornisce per indicare provincia per provincia il livello dello sport nazionale. Impianti, logistica, risultati sportivi, divisi anche per individualità o sport di squadra. Diciamo che fotografia migliore l’Italia del dottor Malagò non potrebbe avere. Un’Italia che vuol battere Boston nella sfida alle Olimpiadi del 2024, ma messa così fa più fatica che un mulo da soma a salire il Pordoi. La nostra città nelle ultime classifiche non demeritava, anzi. Nel 2013 sulle 110 province italiane la Spezia si piazza al 48esimo posto, sospinta dagli sport di squadra al 13° posto a livello nazionale. Lo Spezia Calcio in serie B, la storica promozione della Virtus Basket femminile in serie A1, la Termocarispe, Tarros Spezia in ambito maschile. Diciannovesimo posto nel basket, 12esimo nel calcio, 23esimo nell'hockey e negli altri sport considerati minori (come la pallamano), 14esimo per lo sport femminile. Il fiore all'occhiello era rappresentato dal primo posto a livello nazionale nella voce Crisi e campionati: la provincia della Spezia era quella in cui meno società sportive sono sparite a causa della congiuntura economica. Era. Lo scorso anno la prima scossa, quando nell’agosto 2014 il Sole, una volta raccolti i dati statistici aveva sentenziato che la Spezia era già scalata al 66 posto della classifica generale, diciotto posizioni in meno, la Termocarispe sparita, Follo su e giù, lo Spezia in B, poi il nulla o quasi. Ultima anche tra le provincie liguri, dove Genova è prima ma seconda in tutta Italia, Savona 43° ed Imperia 59°. Per fare due esempi, a Savona ed Imperia un campo di atletica lo hanno, qui solo sogni, al momento e progetti e dettati da Firmare alla Corte dei Conti. Nello specifico, 67° provincia in Italia negli sport di squadra, 56° nel rapporto sport e società iscritti, 69 nelle individualità. A luglio prossimo arriva il fine triennio e dai dati che abbiamo raccolto, la Spezia scivola di altre diciotto posizioni, ma siamo sull’ufficioso, finendo intorno all’85° posto, su 110 provincie in Italia. Siamo appena sopra a Trapani, Agrigento, Prato, Teramo, Carbonia, Enna, suvvia. Anche Genova è destinata al crollo, più nella qualità. Dopo un solo anno di indoor al Palafiera, una causa tra Fidal e gestore chiude tutto e proprio ieri un’indagine della Finanza ha denunciato 42 società, molte storiche. Andando ancora più nel dettaglio per La Spezia, lo sport cittadino va verso il baratro, nell’indifferenza generale. Ci sono delle controtendenze clamorose; una come la Lambruschi per esempio, o una come la Lauretta Masciullo, baby schiacciatrice (classe '97) della Igor Volley Novara che ieri, nel finale di partita, ha vissuto il suo esordio nella massima serie. O la Spectec di Atletica Leggera, quella senza un campo di atletica, che ogni giorno va ad allenarsi a Marina di Carrara o Pontremoli. Nella classifica qualità e fedeltà della Fidal, quella che individua i club che meglio fidelizzano per 4-5 anni i propri atleti, non perdendoli per strada, la società dell’ingegner Soncini e di Mei e Leporati è addirittura diciassettesima in Italia, regge cioè club come Pro Patria, Bracco, Bergamo, Firenze, Sesto, Cus Trieste, Sisport Fiat, facendo meglio di Verona, Bologna e Varese. Senza un campo. Oseremmo dire che la Spectec va meglio della provincia della Spezia. Nel baratro però la città ci finisce un po’ per demerito proprio e soprattutto, perchè ce la spinge la vicenda Virtus, andando quindi a perdere l’elemento più alto, a1 femminile, di uno sport olimpico in una massima serie. Una vicenda nella quale c’entra un po’ tutto, anche i gestori dei club, la politica e l’Amministrazione. Resta la storia, quella di una promozione incancellabile della stessa Virtus, quella di un Mei che vince a Stoccarda di fasti antichi, di un Visintin che se ne va nella gloria. E fa specie che si sia andato alle Primarie del Pd e ci si appresti alle prossime Regionali senza che, e lo abbiamo costatato, in una rassegna stampa di 31 articoli riguardanti Paita o Cofferati, o Tovo, si sia mai pronunciata la parola SPORT. Ma quello che ancora avviene a la Spezia è alquanto singolare; una volta palestre ed impianti erano affidati a buoni custodi, da pagare c’era una persona, il riferimento era uno, e tutto funzionava meglio. Poi, la politica, non il Coni che da anni è una Spa ed ha solo comitati rappresentativi sul territorio, ha scoperto che a gestire gli impianti debbano esser società, che assumono gente e che diventano anche loro elementi con un bilancio ed una funzione economica. Sulla carta dovrebbe esser meglio, dovrebbe. Capita così che all’atto dell’alienazione del Ferdeghini con l’opera da benefattore di Volpi, moltissima parte di quanto introitato viene stornata intelligentemente dall’Amministrazione per implementare impianti, palestre, strutture, campi da gioco. Ma soprattutto per avere un ricavo amministrativo, perché le tariffe aumentano; perché le società prima giocavano in strutture forse inadatte e rimaneggiate ma ce la facevano a pagare, ora giocano in qualcosa di meglio, o supposto tale, ma non hanno neanche i soldi per entrare e se entrano lo fanno con l’ombrello. Ci domandiamo se era meglio morire da piccoli, con i peli del sedere a batuffoli, come si diceva una volta. Il Comune ha indubbie difficoltà economiche, ma il sistema cede e Federici sul Montagna ha fatto moltissimo, in maniera decisiva, prendendosi una delega pesante. Ha attenzione non bacchette magiche. Ma il prossimo anno spariranno, quasi certamente, almeno altre tre società dilettantistiche, che più che le fusioni non possono fare. Il Montagna è alle viste, ma se poi si chiederanno soldi per farci atletica dentro, beh era meglio morire da piccoli; il calcio deve tutto a Volpi ed all’anno santo 2008, altrimenti oggi lo Spezia varrebbe la Tuttocuoio e ci meravigliamo a vedere che vengono ristrutturate palestre con palloni pressostatici per allenarsi, e con giocatrici acquistate all’estero, ma che non hanno neppure i bagni ed i servizi per i bambini che lì si allenano. Senza parlare dell’Hockey che a Sarzana si allena in un posto quantomeno inadatto e lì vi gioca anche. All’atto pratico, alla politica dello sport non gliene frega nulla, neanche a quelli dell’opposizione, pronti a comunicati fatiscenti. Ed allora ci chiediamo, se fosse anche il contrario, se allo sport della politica non fregasse e se quelli che lo fanno e che ogni giorno si sacrificano e si sbattono per trovare modo di portare ragazzi a Savona o a Milano o semplicemente a Sarzana, decidessero di non andare a votare al grido di Je suis un sportif, che fa tanto chic in questo drammatico momento, ecco cosa succederebbe allora?

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