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Ultimo aggiornamento: Sabato 18 Novembre - ore 14.42

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Museo Tecnico Navale (La Spezia)

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Il progetto che Gloria Bertolone presenta è di assoluta originalità e presenta pochi elementi di continuità con la sua precedente opera, che è stata prevalentemente di scultura. In questo caso infatti l’artista espone un lavoro di ricerca durato molti anni e coltivato privatamente, finché non è scoccata una scintilla che ha trasformato un ampio materiale in un’opera d’arte complessa che unisce fotografia, arte figurativa e letteratura.
Gloria lavora da molti anni presso il Museo Navale della Spezia, un’istituzione culturale antica e di grande importanza. I reperti in esso contenuti risalgono infatti fino al Cinquecento e dopo essere stati custoditi a Genova sono stati trasferiti alla Spezia in coincidenza con la fondazione del grande Arsenale militare e costantemente incrementati fino ai giorni nostri. Il Museo, fondato ufficialmente nel 1923, dal 1958 è collocato presso l’ingresso principale dell’Arsenale, una grande porta monumentale che tutti gli abitanti della Spezia conoscono. Inutile infatti ricordare il rapporto simbiotico che ha legato città e Marina Militare per più di un secolo; il fatto che questo rapporto, a seguito dei tanti cambiamenti intervenuti negli ultimi anni, si sia allentato non mette in discussione il radicamento di questa istituzione nella storia e nella tradizione della città.
Il Museo navale, appena restaurato, comprende tra l’altro un’imponente raccolta di modelli in scala di navi a vela e navi da guerra, una famosa serie di polene e affascinanti sale dedicate alle armi antiche, ai mezzi d’assalto, ai siluri.
Osservando queste cose tutti i giorni con occhio d’artista, Gloria ha cominciato a registrare e accumulare particolari che catturavano la sua attenzione in base ad elementi cromatici e materiali. Se perdiamo per qualche attimo la coscienza dell’oggetto nella sua totalità e cominciamo a percorrere da vicino con lo sguardo le superfici che lo compongono, gli antichi legni e gli antichi metalli, corrosi dal salso e dall’età, formano nuove forme e nuove immagini fantastiche, offrono sfumature di colore del tutto inedite, combinazioni impreviste in cui la fantasia può vedere paesaggi, orizzonti, persone.
Ma accendere la propria immaginazione e trasformare in og¬getti e persone immaginari i particolari della natura che ci cir¬conda è un’attività che compiono costantemente i bambini: è un vero e proprio privilegio della mente infantile che con l’età adulta e l’affermarsi della razionalità viene progressivamente meno. Come spiega Giovanni Pascoli, l’ispirazione artistica dipende direttamente dal non uccidere il fanciullino che è in noi, dal porgere ascolto ai suoi suggerimenti. Esiste un libro, dalla cui lettura Gloria è rimasta definitivamente stregata, in cui viene raccontata con straordinaria proprietà di linguaggio proprio questa capacità di trasfigurazione del reale. Si tratta di Le onde, un’opera pubblicata nel 1931 da Virginia Woolf: un libro molto particolare, anche considerando che nessuno dei libri della Woolf si può considerare tradizionale, e per questo motivo ricevuto con meno onori dei celebrati Gita al faro e Signora Dalloway.
Siamo di fronte infatti ad un poema in prosa, in cui i protagonisti prendono la parola e se la passano di volta in volta. Ai soliloqui dei sei personaggi, intervallati da saltuarie sequenze descrittive di paesaggi, è affidata integralmente la funzione di sviluppare la trama, senza alcun intervento del narratore esterno. All’inizio del libro Bernard, Neville, Louis, Jinny, Susan e Rhoda sono bambini che giocano nello scenario fatato di una natura incontaminata, a cui sono strappati solo saltuariamente dai richiami di bambinaie e servitori. Il contesto è chiaramente quello delle upper classes cui apparteneva la Woolf: cinque bambini sono inglesi, imparentati tra loro, con vari quarti di nobiltà, uno è figlio di un banchiere australiano e vive questa origine con frustrazione, pur essendo il più intelligente e il più bravo a scuola.
In particolare uno dei bambini, Bernard, è bravo a creare sto¬rie: il suo processo di creazione metaforica è sempre all’opera, e incanta e contagia gli altri:

Bernard continua a parlare. Le immagini ribollono alla superficie. “Come un cammello”… “un avvoltoio”. Il cammello è un avvoltoio; l’avvoltoio un cammello; perché Bernard è un filo penzoloni, libero, ma seducente. Sì, perché quando parla, quando fa i suoi sciocchi paragoni, mi sento pervadere da un senso di leggerezza […] Si ha la sensazione di essere finalmente sfuggiti.
Ma tutti i bambini, e Gloria con loro e dietro a loro, scoprono sensi e significati nei particolari che li circondano, e trovano in questo una felicità che non ha prezzo. Prendiamo Rhonda, che pure dei sei è la più insicura, invidia le altre due bambine e si sente spesso triste:

Tutte le mie navi sono bianche. Non so che farmene dei petali rossi della malvarosa o del geranio. Voglio quelli bianchi che planano via quando abbasso la catinella. Adesso ho una flotta che nuota da spon¬da a sponda: Butterò nell’acqua un ramoscello come se fosse una zattera per un marinaio che annega. Butterò un sasso e starò a vedere le bollicine che si alzano dal fondo del mare. […] Qui pianterò un faro, un cespo di alisso. E cullerò la catinella marrone su e giù in modo che le mie navi solchino le onde. Alcune affonderanno. Altre andranno a sbattere contro le scogliere. Una veleggia da sola. E’ la mia.

Il seguito del libro racconta il resto della loro vita, il loro progressivo adattarsi alle regole. Ma nell’accendersi della loro fantasia infantile si trova l’analogia che Gloria ha messo a fuoco nella sua operazione: ha accostato singoli passi del libro ve¬nerato a fotografie prese nei più reconditi luoghi del museo, fornendone una visualizzazione del tutto convincente. Va da sé che le immagini hanno comunque una piena autonomia for¬male e possono essere fruite come opere d’arte astratte o informali create dall’artista col mezzo fotografico anziché con i pennelli. A p. 92 vengono indicati luoghi e reperti del Museo Navale che sono all’origine delle immagini, ma il visitatore del Museo che volesse ritrovare le fonti precise avrebbe di fronte a sé un compito improbo! Prospettive sghembe, particolari condizioni di luce, saturazioni in post produzione hanno agi¬to dando vita a creazioni uniche, nel nome della fantasia. La fantasia dei bambini, quella di Virginia Woolf, quella di Gloria Bertolone.

Curriculum Gloria Bertolone
Nasce alla Spezia nel 1967. Diplomata al Liceo artistico e all’Accademia di BBAA di Carrara sezione scultura con il massimo dei voti.
Vince numerosi premi nazionali e internazionali di grafica e scultura ed espone in di¬verse personali e collettive. Nel 1989 realizza insieme ad altri allievi dell’Accademia il Monumento ai Caduti delle due Guerre Mondiali al cimitero urbano della Spezia.
Nel
Nel 2000, una litografia per la nave scuola Amerigo Vespucci, accompagna la produzione di due sculture ispirate alle polene del Museo Tecnico Navale.
Nel 2005 una significativa mostra al Foyer del Centro Allende (SP) dal titolo “Den¬tro questo grande sommergibile” inaugura il suo nuovo percorso di ricerca artistica che si evolve nel 2006 con la realizzazione dei lavori facenti parte del ciclo “Mon¬ster’s soul”.
1. Nel 2008 crea un’opera scultorea in terracotta invetriata per la lunetta esterna del Santuario di N.S Signora delle Grazie, Portovenere.
Nel 2009 entra a far parte di ASART (Artisti Scultori Associati) di Pietrasanta ed espone in diverse occasioni i suoi ultimi lavori.
Nel 2012 riceve una segnalazione per la presentazione del progetto “Uova sode e tuorli fecondati” al concorso “Residenze MACRO”, Roma. Nel 2014 vince il con¬corso fotografico “Metti a fuoco la corruzione” giornata internazionale anticorru¬zione Trasparency International, presidenza Consiglio dei Ministri, Roma. Nel 2016 viene invitata all’evento ARTEMEDITERRANEA, evento culturale presso lo spazio espositivo Sopra le Logge, Pisa.
Ha realizzato per la scuola progetti didattici sullo studio del ritratto e sulle tecniche pittoriche/plastiche; ha tenuto corsi di anatomia artistica presso l’Università della terza età nei comuni di provincia.
Opere di arte sacra sono presenti nel cimitero dell’isola di Tavolara, Sardegna e nel cimitero urbano del comune di Portovenere, La Spezia.
Le sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero.
Scultrice
Recensioni: Giovanna Riu, critica d’arte / Ferruccio Battolini, critico d’arte/ Sara Me¬loni, storica dell’arte/
Dante Fasciuolo, giornalista e autore Rai/ Enrico Formica, docente e critico d’arte/Jolanda Pietrobelli, scrittrice e critica d’arte





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