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Ultimo aggiornamento: 25/06/2017 15:06:52 Sezioni 0 di 96 Tutti i risultati >>

Tedeschi: "Senza Parco, un Caprione rapallizzato"

Il presidente dell'ente commenta la proposta di legge di Andrea Costa: "Un fulmine a ciel sereno. Giusto cambiare, ma no all'abolizione".

Tedeschi: `Senza Parco, un Caprione rapallizzato`

Val di Magra - “Un fulmine a ciel sereno”. Così il presidente del Parco di Montemarcello, Magra e Vara, Pietro Tedeschi, definisce la proposta di legge sguainata ieri dal consigliere regionale Andrea Costa, esponente di maggioranza con la casacca di Area popolare e presidente della Commissione ambiente e territorio a De Ferrari. Tedeschi, intercettato a margine del consiglio regionale convocato in Autorità portuale per celebrare la Liberazione, non ha dubbi: “Il Parco è importante e va difeso. Senza Parco, per esempio, credo che il promontorio del Caprione sarebbe andato incontro a un processo di 'rapallizzazione'. Però l'ente deve cambiare. Serve una governance diversa che coinvolga sindaci, comunità e privati nel miglioramento dell'habitat, ed è inoltre necessario ragionare sul fatto che i Comuni dovrebbero avere un peso adeguato alla loro estensione territoriale nel Parco. Lerici, Ameglia e Arcola sono il 54 per cento dell'intero territorio, gli altri quindici fanno il 46. Il tutto con una parola d'ordine: fruibilità, fruibilità, fruibilità. E' chiaro tuttavia che tra il cambiare un'istituzione - che ha forti potenzialità purtroppo inespresse - e l'abolirla corre un abisso”.

E Tedeschi non ci sta a passare per uomo messo al vertice del Parco dal centrodestra, concetto ribadito dagli interventi del Pd in merito la recente proposta di Costa. “Io sono stato messo alla presidenza del Parco dalle istituzioni. Sono indipendente. Non ho una tessera di partito dal 1992, da quando è finito il Psi. Voglio soltanto lavorare per il bene del territorio, se ci sono le condizioni per farlo. Altrimenti... non me l'ha ordinato il dottore di fare il presidente del Parco. Al quale non costo una lira, né come spese dirette, né indirette. Il mio è un volontariato per il territorio”.

A poche ore dal contatto con CDS, il presidente Tedeschi ha diramato il seguente comunicato stampa:

Il Parco Montemarcello – Magra, considerato nel suo insieme, nasce di fatto nel 1987, con l'approvazione del il primo Piano del Parco, allora regionale.
Nasce per rispondere a bisogni collettivi insoddisfatti:
acqua pulita, spiagge pulite, boschi in ordine, habitat tutelati e soprattutto fruibilità, fruibilità ed ancora fruibilità nel rispetto dell'ambiente.
Le riforme successive non hanno modificato gli scopi originari, ma neppure hanno affrontato efficacemente i problemi che non consentivano di raggiungerli.

Bisogna, in definitiva, riconoscere che quella visione, la quale con molto anticipo prefigurava un grande “polmone verde” variegato ed accessibile al centro di un agglomerato urbano senza grande qualità, non si è realizzata.
E forse è ora di capire perchè non si è realizzata.

Una delle cause ritengo che sia la mancanza di progettualità: non quella che ci ha consentito di partecipare a qualche programma comunitario, ma quella che dovrebbe consentirci di soddisfare i bisogni della collettività : è ormai evidente che l'una e l'altra non coincidono.
Per questo ho chiesto alla Regione che i Parchi, dal momento che non hanno risorse proprie, possano disporre di un fondo rotativo per la progettualità che serva per comprendere meglio la realtà e per acquisire ed allocare efficacemente quegli aiuti che possono consentirci di risolvere problemi reali ed urgenti: oggi, dopo molti anni, un Piano di Sviluppo Rurale regionale dotato di grandi risorse finanziarie potrebbe consentirlo.

Una seconda causa penso che sia la mancanza di metodo e di governance efficace.
Per questo ho ritenuto utile adottare e condividere con il direttivo, con la Comunità del parco e con la struttura uno strumento, molto diffuso in ambito internazionale, che consente ad un'organizzazione di identificare problemi, scegliere soluzioni, verificare risultati.
In altri termini, ho tentato di stabilire una continuità operativa tra il programma pluriennale approvato dalla Comunità del Parco e le azioni concrete che da esso debbono discendere.
E ho anche invitato i Comuni, tramite associazioni temporanee di scopo coordinate dal Parco, o fondi rotativi condivisi, a farsi protagonisti della pulizia del fiume, del ripristino dei sentieri, della riqualificazione del bosco e dello sviluppo delle attività produttive compatibili con l'ambiente.
Passi avanti, che tuttavia scontano non poche resistenze “culturali” al cambiamento.

Una terza causa è il pasticcio irrisolto delle competenze.
Il Parco deve poter governare il proprio territorio. Deve possedere le aree pubbliche che ne fanno parte e trarre dalle eventuali concessioni le risorse necessarie per riqualificare l'habitat, dove serve, e per controllarne la fruizione.
Deve poter esercitare un'efficace azione di coordinamento istituzionale per affrontare quei fenomeni, come gli sversamenti d'inquinanti o la bonifica delle discariche ( sono tutt'ora oltre 40) che hanno effetti combinati sul territorio di molti Comuni.

La soluzione è eliminare le cause che ostacolano il funzionamento del Parco, non è eliminare il Parco, tornando a quei particolarismi territoriali che non consentivano nel 1987 e non consentirebbero oggi di affrontare problemi che hanno bisogno di azioni concertate, condivise e coordinate tra tutti i Comuni che ne fanno parte e,sopratutto, di risorse di cui oggi nessun Comune, preso singolarmente, dispone.

Se la Regione ed i Comuni vorranno affrontare il tema di una seria revisione della progettualità, della governance e delle competenze io ci sarò con le mie proposte e con la mia volontà di cambiare.
Altrimenti bisogna essere consapevoli che, se la tutela dell'ambiente non aiuta a vivere meglio, è inevitabile che si faccia strada, nell'immaginario collettivo, l'idea della inutilità del Parco con tutto ciò che ne consegue

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