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Ultimo aggiornamento: Domenica 24 Settembre - ore 21.30

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Insultano gli agenti sui social network, denunciati 35 "leoni da tastiera" | Video

L'indagine è scattata quando un poliziotto della Locale di Santo Stefano ha scoperto un video nel quale venivano filmati dei colleghi genovesi e accusati da un cittadino di aver installato abusivamente un velox a Carasco.

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Val di Magra - Non c'è niente di peggio che saltare alle conclusioni senza le opportune verifiche. Lo sanno fin troppo bene le 35 persone denunciate a seguito della maxi indagine condotta dai comandi di Polizia locale di Carasco e Santo Stefano Magra a seguito di un video diffamatorio che definiva "ladri" due agenti.
Le indagini L'indagine è scattata l'11 luglio scorso quando un agente della Polizia Locale del Comune di Santo Stefano di Magra, viene a conoscenza che un soggetto, aveva girato un video contro i colleghi della Polizia Locale del Comune di Carasco . In particolare l’autore del video, ha filmato gli agenti della polizia locale di Carasco mentre stavano svolgendo un servizio di polizia stradale. Il “regista” provetto, ha quindi insultato il Comando di Polizia additando gli appartenenti come ladri in quanto, a detta dello stesso, gli operatori di polizia avrebbero lasciato un “autovelox” all’interno di un’auto “civile” ovvero senza scritte e fregi istituzionali e loro si sarebbero “imboscati” più avanti. In realtà la pattuglia aveva installato un’apparecchiatura in dotazione ovvero un rilevatore di targhe che comunica in tempo reale agli operatori di polizia, se la targa inquadrata è di un veicolo rubato, non assicurato oppure non revisionato, garantendo di effettuare un ottimo servizio di polizia stradale.
Il video diventa virale. L’uomo, invece di informarsi meglio, ha scelto la via più breve, ovvero quella della diffamazione, raggiungendo moltissimi contatti attraverso la nota applicazione WhatsApp e facendo diventare “virale” il video. Nel frattempo lo stesso video è stato anche pubblicato sul noto social Net Work Facebook, raggiungendo in poche ore oltre 40.000 visualizzazioni ed oltre 3.500 condivisioni. Da qua è possibile immaginare i commenti che ne sono scaturiti. Oltretutto, sui circa 300 commenti esistenti prima che il post venisse rimosso, solo 35 sono stati contro la polizia locale, facendo quindi emergere anche un discreto insuccesso da parte dell’autore del video, se l’intento, come sembra, dovesse essere quello di diffamare raccogliendo consensi. Infatti nei restanti commenti, gli utenti Facebook hanno per lo più spiegato di quale strumento si trattasse fornendo anche una descrizione molto accurata. Sono quindi partite le indagini ad opera delle polizie locali di Carasco e Santo Stefano di Magra che hanno indagato riuscendo a risalire alla corretta identità di tutti gli pseudonimi Facebook, che spesso e volentieri non corrispondono ai reali nomi e cognomi. Subito identificati l’autore del video e la donna che lo ha postato su Facebook. A seguire tutti gli altri che non hanno saputo “tenere a freno” la tastiera.

La stangata ai "leoni da tastiera. Raffica di multe per le bestemmie. Questo ha comportato un’indagine che si è tenuta ben oltre il regolare orario di servizio, infatti gli agenti dei due comandi, senza sosta, anche liberi dal servizio hanno svolto accurati accertamenti durati oltre due mesi e che hanno visto la collaborazione di numerosi comandi sparsi per tutto il Paese. Alla fine ben 35 soggetti indagati sono quindi stati tutti compiutamente identificati e convocati presso le polizie locali dei rispettivi Comuni di residenza ove gli sono stati notificati gli atti. I capi d’imputazione contestati vanno dalla diffamazione, all’oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, per terminare, in alcuni casi con l’istigazione a delinquere. Infatti, tra i 35 indagati, c’è stato chi ha avuto l’idea di incitare terzi a commettere delitti. Infine c’è stato anche chi, per “colorire” meglio le proprie frasi, ha aggiunto bestemmie al proprio post e per questo è stato sanzionato a norma dell’art. 724 codice penale che prevede una multa di € 102 per oltraggio alla divinità dello Stato.
L'intervento del sindaco di Carasco. "Il Comune di Carasco (GE) ha sempre operato nel lecito – riferisce il Sindaco di Carasco Massimo Casaretto, che continua - ed ha inoltre investito proprio per l’acquisto di strumenti che consentano alla polizia locale, di operare all’insegna della legalità e della trasparenza. Accertare, per esempio, infrazioni al codice della strada per la mancanza della copertura assicurativa, vuol dire di non poter escludere che quel conducente si renda un domani protagonista di atti di pirateria della strada, ovvero non si fermi e fugga in caso di sinistro stradale. Per questo, non si possono di certo tollerare determinate affermazioni che estrinsecano reato andando a sminuire il serio operato di un’Amministrazione e di un Corpo di Polizia".
"Gli agenti delle polizie locali di Carasco e di Santo Stefano di Magro hanno svolto un lavoro encomiabile e – conclude il Sindaco Casaretto – sono fiducioso nella Procura di Genova, che grazie agli elementi probatori forniti, ha sicuramente ottime possibilità di chiudere l’inchiesta -".
Pena massima, cinque anni di carcere per diffamazione e oltraggio. Per i delitti di diffamazione ed oltraggio ad un Corpo amministrativo, politico e giudiziario, gli indagati rischiano infatti pene che vanno fino a tre anni di reclusione e multa fino ad € 6.000. Inoltre, come ha recentemente ribadito la suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 50/2017, “la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca "facebook" integra un'ipotesi di diffamazione aggravata, poiché trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone”. Infine, per il delitto di istigazione a delinquere, la pena prevista è fino ad anni 5 di reclusione.

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Video

15/09/2017 - Il video che ha fatto scattare un'indagine che ha portato a 35 denunce


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