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"Il Parco del Magra ha fallito e deve essere chiuso"

Terapia d'urto per l'ente, l'idea arriva dal consigliere Andrea Costa. Proposta di legge pronta a sbarcare in commissione.

`Il Parco del Magra ha fallito e deve essere chiuso`

Val di Magra - Appena qualche settimana fa a Lerici, in consiglio comunale, il sindaco Leonardo Paoletti si è detto disponibile a prendere posizione a favore della chiusura del Parco di Montemarcello Magra e Vara (qui) qualora l'ente continui a rivelarsi ostacolo - questa la visione del primo cittadino, e non solo sua - ai fini di una corretta gestione del territorio. Oggi, a una manciata di giorni da quell'intervento, innescato da una diatriba sui sentieri e sulla questione Portesone (qui la querelle sentieri, qui il punto sul Portesone), il consigliere regionale Andrea Costa (Gruppo Misto-Liguria Popolare), presidente della IV Commissione Territorio Ambiente, presenta la proposta di legge “Modifiche alla gestione delle aree ricomprese nel Parco Naturale regionale di Montemarcello –Magra –Vara e modifiche alla legge regionale 22 febbraio 1995, numero 12 (riordino delle aree protette)", che va a sopprimere il Parco, presieduto dalla scorsa primavera da Pietro Tedeschi.

Secondo l'ex sindaco di Beverino, "il tempo ha dimostrato che il Parco ha sostanzialmente fallito: oggi il territorio è abbandonato a se stesso, molto meno fruibile rispetto ad alcuni decenni fa. Molte aree si sono trasformate in distese di rovi, del tutto abbandonate e impenetrabili. Purtroppo l’abbandono porta inevitabilmente anche al dissesto idrogeologico, come ci ha insegnato la cronaca di questi ultimi anni".

Prosegue Costa: "Per troppo tempo abbiamo fatto i conti con la cultura del proibizionismo assoluto che nulla ha a che fare con la salvaguardia dell’ambiente, che al contrario si tutela garantendo la presenza dell’uomo e delle sue attività. L’Ente Parco di fatto ha ostacolato qualsiasi attività umana, allontanando progressivamente l’uomo dal territorio – dice- Infatti sono state rese complicate anche le azioni più semplici, fatte da sempre in queste zone, come raccogliere legna secca sul greto del torrente. L’agricoltura è stata senza dubbio penalizzata: per entrare in un campo da coltivare con un trattore è necessario superare non poche formalità che spesso hanno scoraggiato anche i bene intenzionati. E’ stata l’eccessiva burocrazia e l’incapacità di fare scelte a bloccare anche iniziative di natura turistica".

Costa tocca anche la questione del cinghiale. "Con l’introduzione del Parco il cinghiale di fatto è diventato una specie protetta, con la conseguente devastazione del territorio. Anche per questo oggi i cinghiali sono arrivati nelle nostre strade e nelle nostre città provocando danni per l’agricoltura e pericolo per la pubblica incolumità".


E – sottolinea il consigliere – "note ancora più dolenti arrivano quando si parla della pulizia dei corsi d’acqua. Per anni è stato quasi impossibile ripulire i torrenti, per salvaguardare specie animali in estinzione, ma la specie umana a mio avviso viene prima di tutte le altre. L’abbandono del territorio, il conseguente dissesto idrogeologico e l’esondazione di corsi d’acqua non mantenuti puliti hanno costituito un mix purtroppo esplosivo: basti pensare a quanto accaduto nello spezzino ed in particolare nella Val di Vara con l’alluvione del 2011".

"In passato, da sindaco - ricorda Costa -, ho vissuto in prima persona le difficoltà di un territorio che ha pagato prezzi altissimi a questo proibizionismo e più volte avevo chiesto di cambiare le cose. In qualità di primo cittadino chiesi addirittura di svincolare il territorio di Beverino dall’area Parco, ma l’operazione non fu possibile. Ora che mi trovo nella veste di legislatore, coerentemente con le mie convinzioni, propongo la soppressione di un parco che non ha realizzato i suoi obiettivi".

Il consigliere spiega infine che "restano, ovviamente, le zone sic (Siti di interesse comunitario) da affidare alla gestione della Provincia e che vanno tutelate e salvaguardate, ma si vuole svincolare le aree adiacenti, 'aggiunte' a suo tempo per costituire l’area Parco, lasciando così la cura e la tutela di queste ultime ai Comuni, che ben conoscono le esigenze del territorio".

Nei prossimi giorni la proposta approderà all’esame nella Commissione Territorio Ambiente, come detto presieduta da Costa. "Saranno effettuate tutte le audizioni proposte dai consiglieri", precisa il presidente.

La proposta di legge, come detto, prevede che le tre zone sic (Siti di interesse comunitario), che delimitano le aree di maggior pregio, continuino a vivere e ad essere tutelate. Saranno quindi affidate alla gestione della Provincia. Il restante territorio deve, invece, essere affidato alle cure dei sindaci che lo conoscono e lo amministrano, senza stravolgere la sua naturale vocazione.
L’ente Parco verrebbe quindi soppresso ed entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge sarebbe nominato un commissario liquidatore, che opererebbe a titolo gratuito, da individuarsi tra i dipendenti della giunta. Si azzererebbero, quindi, i costi relativi al mantenimento della sede e delle cariche elettive. Il personale dell’Ente Parco sarebbe trasferito alla Provincia, passaggio per il quale sono già stati quantificati gli stanziamenti necessari.

Si passa quindi in un baleno dall'idea di allargare ulteriormente i confini del Parco, includendo Luni e Castelnuovo (qui le parole del presidente Tedeschi), alla proposta di una terapia d'urto che metta nel cassetto l'esperienza dell'area protetta.

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