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Profumo di Menta- Saharaoui, il muro della vergogna

Val di Magra - Val di Vara - Muri. Barriere che dividono terre e popoli. Ce ne sono tanti nel mondo: uno anche a pochi passi da noi. Basta attraversare il Mediterraneo e li, una barriera lunga 2700 chilometri taglia il deserto. Un ‘muro di difesa’ innalzato dal Marocco per difendere i suoi possedimenti nel Sahara occidentale. Per ‘proteggere’ una terra dal suo popolo, i saharaoui.
L’ex-colonia spagnola e’ stata occupata da Rabat con la storica ‘marcia verde’ nel 1975. Soltanto un terzo di quei territori, una striscia immersa nel Sahara, resta nella mani dei saharaoui che da 35 anni continuano a battersi per tornare a casa e proclamare l’indipendeza del Sahara occidentale.
Il ‘muro della vergogna’ e’ protetto da piu’ di 150 mila soldati marocchini. Arteglieria pesante, milioni di mine antipersona che ogni anno fanno vittime da entrambe le parti. 25mila chilometri di filo spinato, radar, aviazione.
Il Polisario, Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Río de Oro, da inizio nel 1973 alla lotta armata prima contro il colonizzatore spagnolo poi, dal 1976, contro Mauritania e Marocco.
Mentre nel 1979 Nouakchott mette fine alle ostilita' e si ritira dalla regione, la guerriglia con Rabat prosegue fino alla fine degli anni '80.
Dopo sedici anni di guerra, un cessate il fuoco viene firmato nel 1991 sotto l'egida delle Nazioni Unite che ha dato il via alla Minurso, la Missione delle Onu per l'organizzazione di un referendum nel Sahara Occidentale.
Nulla e’ cambiato da allora. 150 mila saharaoui continuano a vivere di soli aiuti umanitari nei campi profughi del sud dell’Algeria. Quel referendum per l’autodeterminazione, promesso ormai quasi 20 anni fa, sembra sempre piu’ lontano. E soprattuto i giovani fremono: non sembrano piu’ disposti ad aspettare.
‘’La maggior parte dei militanti del Fronte Polisario sono convinti che soltanto una ripresa delle armi possa portare il Marocco a rivedere le sue posizioni’’, ha dichiarato pochi giorni fa il primo ministro della Rasd - l’autoproclamata, Repubblica araba saharaoui democratica, il cui governo e’ in esilio nel deserto algerino - Abdelkader Taleb Omar.
‘’Quegli anni di guerra hanno portato piu’ risultati di 19 anni di diplomazia’’.
Le trattative con Rabat sono ad un punto morto. Inutili gli incontri, le decine di risoluzioni Onu. Mentre il Polisario, appoggiato da Algeri, continua ‘’a reclamare un referendum, unico modo per permettere ad un popolo di scegliere liberamente il suo futuro’’, il Marocco e’ disposto a concedere un’autonomia alla regione ma sotto la sua corona.
I paesi occidentali tentennano. Dietro ai, comunque rari, proclami in difesa dei diritti saharaoui, nessun passo concreto e’ stato compiuto. Anche l’Ue continua a siglare ghiotti accordi economici con il Marocco per risorse presenti nel terre del Sahara occidentale.
E il Maghreb resta diviso.
Venerdì 15 ottobre 2010 alle 11:16:21
LAURA DE SANTI
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