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Omicidio a Castelnuovo. L'appello degli inquirenti: chi ha visto parli

I carabinieri invitano a riferire qualunque particolare. Ancora avvolti nel mistero movente, dinamica e arma del delitto.

Omicidio a Castelnuovo. L'appello degli inquirenti: chi ha visto parli

Val di Magra - Val di Vara - La mano destra di Marisa Morchi è stata tagliata di netto, ma anche la sinistra è stata profondamente lesionata. E' questo il particolare più inquietante tra quelli che stanno emergendo nella seconda giornata di indagini sull'omicidio della settantasettenne di Castelnuovo Magra, trovata morta in una pozza di sangue nella sua casa di Via Palvotrisia. Sulla testa un'altra ferita da taglio, compatibile con la stessa arma.
Ma quale sia questa arma, gli inquirenti non lo possono ancora supporre. Sarà necessario attendere i risultati dell'autopsia e degli esami dei Ris, per potere almeno individuare il bandolo della matassa.
Al momento, infatti, i carabinieri e il pm Luca Monteverde non sembrano avere in mano elementi capaci di dissipare la nebbia che avvolge il caso. Ad aiutare le investigazioni, questa volta, nemmeno le telecamere che molto spesso si sono rivelate fondamentali per giungere ad una conclusione positiva, come nel caso del rapimento di Andrea Calevo. Questa volta, invece, la videocamera di sorveglianza più vicina è a quasi un chilometro: troppo distante per essere utile. Anche in considerazione del gran traffico che c'è nella zona.
Per questo il tenente colonnello Giovanni Semeraro lancia un appello ai cittadini della zona e ad eventuali passanti per chiedere che chiunque abbia visto qualsiasi cosa tra le 10 e le 13 di ieri nella zona, anche se si tratta solo di un vago ricordo, di un particolare di qualcuno in atteggiamento strano, lo comunichi ai carabinieri, anche in forma anonima attraverso il 112.

Le indagini, che oggi proseguiranno con un briefing pomeridiano, non hanno ancora individuato un movente valido e l'omicidio di Marisa Morchi rischia di trasformarsi in un caso indiziario.
Sembra che non abbiamo mai preso quota, infatti, le piste del delitto maturato in ambito familiare o per la ritorsione da parte della nomade che l'anziana aveva cacciato di casa nel 2003, ben dieci anni fa. Ma è poco sostanziosa anche l'ipotesi della rapina finita in tragedia, nonostante che le camere fossero state messe sottosopra: la donna non ha mai tenuto in casa contanti, viveva senza sfarzi, con la sola pensione che percepiva e la casa era in affitto. Non era certo un bersaglio particolarmente appetibile. Ma è pur sempre possibile che uno sbandato abbia fatto un tentativo, finendo per uccidere la donna.
Solo nel caso della rapina, poi, l'amputazione quasi totale delle mani di Marisa Morchi potrebbe essere ricondotta ad un tentativo di difendersi da parte dell'anziana. Ma in questo caso si dovrebbe pensare ad un'arma da taglio di dimensioni considerevoli, come un machete o una scimitarra, difficile da nascondere o far passare inosservata.
E allora si ritorna a pensare al delitto con movente di tipo personale, con la mutilazione volontaria degli arti da parte dell'assassino, che avrebbe potuto utilizzare un'altra arma da taglio, di dimensioni più contenute come una mannaia.
Le ipotesi, purtroppo sono davvero tutte percorribili, almeno sino a quando una testimonianza o l'esito degli esami non squarceranno il velo di mistero.

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