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Il sogno del porto

di Alberto Scaramuccia

Il sogno del porto

- Con l’Arsenale alla Spezia vengono le fabbriche. Di fatto è la prima volta considerata la modesta entità della Pertusola, la fonderia realizzata con capitali francesi per lavorare la lignite di Sarzana e il piombo del Parodi. Ma è con l’Arsenale che arriva l’industria che crea ricchezza che, pur mal distribuita, ricade sul territorio.
In precedenza l’economia spezzina era poca cosa. Tagliata fuori dalle vie di comunicazione, impossibilitata da Genova matrigna ad attività sul mare, contava solo su un modesto artigianato ed una produzione agricola più di sussistenza che di mercato. Ancora nel 1883 il Golfo è giudicato un gran bel giardino, ma non una regione agricola come la val di Magra.
Per lo sviluppo del territorio ho sempre giudicato l’Arsenale un volano, lo strumento che per la sua forza inerziale fa sì che in una macchina riprenda un movimento interrotto.
Dopo, quante fabbriche misero su casa nel Golfo! C’è da chiedersi, domanda mai formulata, perché fu proprio lo stabilimento della Marina a richiamare officine che non necessariamente rientravano nel suo giro.
Penso che quegli opifici, di cui nessuno fu fatto con capitali indigeni ma tutti con soldi provenienti da fuori, anche dall’estero, arrivarono nel Golfo per la migliore situazione infrastrutturale determinata dall’Arsenale e perché la presenza della Marina era garanzia per il controllo di un territorio talora troppo sensibile a propagande extravaganti.
Fatto sta che l’immigrazione continuò. Nel 1911 il censimento rileva 68803 residenti. C’è un certo ristagno nella crescita, ma poi qualcuno dirà che in oltre 12550 non s’erano registrati.
Come che fosse la popolazione aumenta del 495% in mezzo secolo; la Spezia è prima in Italia per incremento demografico.
Ma la situazione non è rosea come sembra. La Marina occupa il territorio imponendo servitù che pregiudicano le possibilità di crescita che una fetta consistente dell’imprenditoria locale vagheggia da tempo: è il sogno di avere finalmente un porto mercantile che si appai al militare. Ci si vuole rendere indipendenti da stellette e giri di bitta; si immagina un modello di sviluppo che corra lungo due binari e non più sulla monorotaia dell’Arsenale, delle commesse e dell’indotto che genera. Da quelle attività indubbiamente ci fu chi ne trae vantaggi, ma c’è anche chi preferì battere strade diverse persuaso di trarne maggiori benefici per sé e per l’intera area.
Molta parte della popolazione spezzina appoggia convinta questo progetto: su questa base si costruirà un’alleanza sociale e politica che nel 1897 toglierà alla Marina il controllo del territorio.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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