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Il 'pane bigio', imposto dai venti di guerra

di Alberto Scaramuccia

Il 'pane bigio', imposto dai venti di guerra

- Di questi tempi, cento anni fa, l'Italia stava conducendo delle trattative con l'Austria per avere Trento e Trieste in cambio della neutralità. I colloqui, come ovvio, erano estremamente riservati, ma qualcosa trapelava e la piazza era in subbuglio per evitare che accadesse quello che poi comunque non successe. Tuttavia, di quei negoziati sulla stampa spezzina non si sente la minima eco come se la guerra che infuriava da più di nove mesi fosse roba di un altro pianeta. Qua se ne avvertono solo suoni smorzati. Solo in alcuni dei cinque periodici spezzini dell'epoca compare qualche notizia in merito, ma per lo più ci si mantiene ossequiosi alla linea editoriale asettica dalla testata: la Gazzetta continua a plaudire all'operato di Salandra sostenendo che alla stampa non spetta sollevare dubbi sull'azione del Governo, il Libertario ribadisce la propria avversione alla guerra e per contrastare la minaccia del militarismo prussiano afferma che tocca al solo popolo tedesco il compito di sconfiggerlo.
Il Popolo, periodico d'ispirazione cattolica, si fa notare per un editoriale che sostiene che la mobilitazione che avviene nel Paese, è fatto positivo anche se non si dovesse andare alla guerra in quanto è sano addestramento per rigenerare la società che ha smarrito i valori: mai sentito prima (giuro) che la guerra è esercizio spirituale. Per fortuna nel numero seguente si fanno un po' di conti e si ricorda quante risorse si sprecano bruciate dal cannone che tuona incessante nelle trincee.
Gli è che le testate spezzine s'interessano solo alla città. Ci si preoccupa per lo sviluppo, cioè trovare il modo per convincere il Governo a aprire la borsa per i lavori di rifinitura delle banchine del porto e per il suo arredo.
Che si sia in guerra seppur neutrali (anche se per ancora poco), lo dimostra la ristrettezza del mercato. Il gas aumenta vertiginosamente perché il carbone con cui lo si produce, costa sempre più caro ed il pane bianco che il Comune assicura ad un tutto sommato buon prezzo, scompare dal mercato per legge. È in arrivo il “pane bigio” ché la normativa impone per risparmiare di usare farina con più crusca. Il Comune pubblica un nuovo calmiere per cui il pane più economico costa 50 ct. al kg. Con il primo calmiere dell’agosto ‘14, veniva 40 ct.: fatti i conti, l'aumento è del 25%.
Sul piano politico, la poltrona del Sindaco, incompatibile con la carica perché è medico dell'ospedale civile, traballa fortemente e ben quattro assessori gli presentano le dimissioni anche perché sembra che voglia contrarre un mutuo con la società che eroga l'energia elettrica rinnovandole in cambio la concessione per vent'anni.
Ma chi davvero si mette di mezzo è la Giunta Provinciale, organo di controllo: fa le pulci al bilancio preventivo e stoppa un mutuo che volevano accendere per risolvere qualche problemino. Sono 600mila lire in meno in bilancio: non si possono più fare molti lavori previsti fra cui l’intervento sul gazometro. Si devono aspettare tempi migliori!

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