Il colera del 1884 divampò per una scelta errata
di Alberto Scaramuccia - La Spezia dopo l'unità d'Italia
La Spezia - Nel 1884 la Spezia venne duramente colpita dal colera, malattia che l’Europa conosce solo nell’Ottocento con i commerci con i Paesi dove il morbo era endemico per la scarsa igiene. L'affezione era già comparsa sul Golfo a metà Ottocento causando lutti contro cui le novene per implorare la grazia celeste furono forse le uniche terapie.
Allora il colera era un fantasma che si aggirava per l’Europa ricercato dalle autorità con forse maggiore accanimento di quello con cui si braccavano i campioni del nascente proletariato. Per contenerlo si preparano piani preventivi se mai la temibile patologia fosse sbarcata nel Vecchio Continente. Si guardava soprattutto alla Francia dove maggiori erano i traffici con i Paesi sospetti e vi lavoravano non pochi immigrati italiani.
Già nel 1866 il governo Ricasoli decide che, si verificasse la deprecabile eventualità, i nostri connazionali sarebbero stati rimpatriati al Varignano nel lazzaretto allestito dai Genovesi nel Settecento per “purgare” merci e persone sospette. Qua alla Spezia la decisione suscita vivaci proteste perché a ragione si teme che la vicinanza del punto di raccolta alla Città sia facile esca per il diffondersi del contagio. La lamentela fu inutile, ma proprio quello successe nel 1884: da Marsiglia e da Tolone dove infuriava il colera, si trasferirono al Varignanio oltre 7mila immigrati, fra cui molti portatori di infezione. La scarsa prevenzione fece il resto e ben presto il colera si scatenò alla Spezia. I giornali lo chiamano il fatale zingaro, ma il contagio non ha proprio nulla di deciso dal destino. Fu solo l’imprevidenza di chi doveva decidere a scatenare tutto quel putiferio.
In più, influì la disastrosa situazione igienico-sanitaria esistente. Con l’Arsenale la Spezia era dovuta crescere troppo in fretta e i frutti del suo sviluppo affrettato erano le contraddizioni pesanti che colpivano in specie la salute pubblica.
Ma il contagio divampò in ogni dove della Città per la sciagurata decisione del governo Depretis di chiuderla in un ferreo cordone sanitario che impedì a chiunque di partire. Gli Spezzini si trovarono bloccati dentro a un sacco infetto dove il colera fece vittime a destra e a manca, fra i poveri quanto fra i ricchi.
A leggere le relazioni stese dai medici il cordone sanitario agì da moltiplicatore per il diffondersi dell’epidemia proprio per avere impedito a chiunque di uscire. Così il colera infierì con una violenza che non conobbero Genova e Napoli: anche là il morbo aveva attecchito duramente, ma i due centri non erano stati chiusi dal blocco.
Nei due anni successivi alla Spezia si verificarono altrettante epidemie di colera, ma l’odiata misura non venne più imposta e il numero dei decessi fu molto più contenuto. Nel 1886 l’epidemia, sebbene fosse molto più aggressiva, fece molte meno vittime.
I commentatori del tempo spiegano che ciò si verificò per la fortunata mancanza del cordone sanitario: non è interpretazione; sono i testimoni di quei tremendi giorni a dircelo.
Sabato 28 gennaio 2012 alle 15:40:20
ALBERTO SCARAMUCCIA
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