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Ultimo aggiornamento: Domenica 24 Settembre - ore 22.10

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I pochi soldi di oggi e di ieri. Arsenale e turismo e i denari venuti da fuori

di Alberto Scaramuccia

I pochi soldi di oggi e di ieri. Arsenale e turismo e i denari venuti da fuori

- Una discussione sempre presente nel dibattito culturale spezzino, è se l’Arsenale Militare tarpò veramente le ali ad un possibile modello di sviluppo imperniato sulla “industria del forestiero”, la locuzione con si chiamava il turismo in un’epoca in cui questa parola non era ancora corrente.
Sono intervenuto più volte sulla cosa asserendo che per gli antenati il problema proprio non esisteva. Impegnati a fare soldi con le commesse dell’Arsenale e l’indotto generato, a mettere su un’industria turistica proprio non ci pensavano. Lo affermo non per mie supposizioni, ma perché i documenti del tempo testimoniano il disinteresse dell’imprenditoria locale per quell’attività. Se avevano dei soldi, e le fonti sottolineano con forza la congiunzione ipotetica, le alternative ad intraprendere lavori per la Marina erano mattone e titoli di Stato. Certo, si fecero stabilimenti balneari sulla costa orientale, dal glorioso Selene di Zannoni ai successivi e contigui Nereide e Iride, ma, anche allora, un’industria del turismo significava coinvolgere tutto il territorio nella scommessa seguendo l’esempio dell’altra Riviera o della Versilia.

Fra chi ritiene che il turismo fu un’occasione impedita dalla Marina che aveva invaso spazi ed imposto servitù, senti anche qualche inesattezza, come l’affermazione che l’intera costa occidentale era dei solini. Non è vero; la punta della Castagna dove oggi c’è il balipedio, era della Società Cantieri Riuniti che nel 1909 la permutò con il Muggiano. Poca cosa, certo, ma la precisione è l’anticamera della credibilità.
Inoltre, spesso sentiamo asserzioni dettate da giudizi “a posteriori”, si emettono, cioè, valutazioni sul passato usando come parametro il pensiero contemporaneo. Invece, prima si deve conoscere lo spirito dell’epoca, che cosa si pensava quando si esercitano le scelte che poi oggi sono vagliate dalla critica. Solo a questo punto si può esprimere un parere fondato sui principi con cui consideriamo oggi le cose.
Al termine di queste considerazioni e per tornare al problema di partenza (senza Arsenale avremmo avuto turismo), vale una domanda: con quali soldi si sarebbe fatta quell'industria che alla Spezia non ce n’erano? Tutte le fabbriche che si fecero sul Golfo vennero realizzate con soldi venuti da fuori, non uno era indigeno. Il Porto lo si fece con il concorso dello Stato proprio perché mancava l’accumulazione primitiva del capitale, i soldini messi da parte per secoli e poi messi a frutto. Ci volevano quattrini per tirare su qualche cosa di diverso dai bagni di Gabriello, le baracche in legno di metà Ottocento.

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