Città della Spezia Liguria News Genova Post Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Giugno - ore 22.20

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Film e varietà, nel teatro più grande della Liguria

di Alberto Scaramuccia - Come ci divertivamo, 4

Film e varietà, nel teatro più grande della Liguria

- (...prosegue)

Oggi c'è un grande magazzino di articoli cinesi e una scia di box per auto, ma per decenni il Monteverdi di via dello Zampino, strada del cui nome non c'è chi sappia il perché, fu il più grande teatro ligure. Nato accanto all'altro decaduto Smeraldo già Duca degli Abruzzi e Olimpia, lo volle Luigi Monteverdi e lo realizzò l'ingegner Zanazzo dove già c'era l'Arena Principe Umberto. Tanti centri del divertimento: in città giravano soldi, c'era voglia di godersela. Anche quello era il segno dei tempi e dello status raggiunto dalla Spezia.
È un impianto grandioso, dal palcoscenico immenso e dalla platea spaziosa e comoda con 74 palchi in 3 ordini: erano le barcacce nel cui buio ruffiano sognavamo di riuscire a portare qualche fantela allettandola con una pellicola famosa.
Eh sì: il Monteverdi era anche cinema, la multisala di quando la parola non compariva ancora nei dizionari. Si proiettavano due pellicole che cambiavano quasi giornalmente. Una, sebbene avesse già calcato più di un lenzuolo bianco, era il titolo da richiamo. L’altra, davvero obsoleta, era proprio solo un riempimento. Però, con le poche lirette del biglietto, là mi sono visto, oltre a delle croste, tanti di quei film che sono storia del cinema.
Ma il Monteverdi era soprattutto un teatro arredato come tale a cominciare da un enorme impianto a 24 metri d’altezza che permetteva qualsiasi marchingegno. Poteva accogliere tremila spettatori, ma se ce n'era qualcuno in più, si chiudeva l'occhio. L'atrio era un vero e proprio luogo di incontro, un vestibolo elegante dove era bello fermarsi a chiacchierare, con mascheroni e rilievi del boccascena che decoravano le parole. Per pensare a com'erano belli, si vedano i bassorilievi di Carmassi, scultore spezzino, che ancora adornano la facciata.
Sul proscenio s'agitò molto il varietà, l'avanspettacolo glorioso di comici, cantanti, ballerine e soubrette che, Icone di bellezza, s'esibivano inguantate in guepiere nere (allora colore del peccato). La loro immagine avrebbe popolato per notti e notti i sogni pruriginosi di chi, guardandole da lontano, non si accorgeva delle rughe che le vedette di provincia portavano.
Salì il palco Navarrini e venne Macario e poi Maresca. Vi cantò Giacomo Rondinella e gorgheggiarono Aurelio Fierro, il Duo Fasano, Carla Boni e Gino Latilla. Si rappresentò l’Aida con animali in scena e decine di comparse e si tennero anche riunioni pugilistiche come quando Visentin vinse contro Dionne la corona europea.
E il teatro sempre pieno, tali erano il fascino della sala buia e l’incanto dell’occhio di bue.
Quando venne la televisione, il giovedì sera davano Lascia e Raddoppia, e già questo era segno dei tempi: non più Carnera a menare cazzotti, non più Josephine Baker a svolazzare sul palco le bucce di banana del costumino.
Il Monteverdi, aperto l'11 febbraio del '29 (bella data!) chiuse il 19 Marzo del 1979, triste san Giuseppe. Inutilizzato per anni ora è mega store di roba a basso valore aggiunto: segno dei tempi, appunto.

(Fine.)

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia









































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News