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Da un secolo si discute per i destini della costa di Levante

di Alberto Scaramuccia

Da un secolo si discute per i destini della costa di Levante

- La ricerca non ha mai sottolineato finora quella che fu una grave questione della storia spezzina di cento anni fa, anno di grazia 1917. L’affaire riguarda il cantiere Orlando, una vasta area di oltre 23mila metri quadri, affacciato sul mare sulla verticale del pastificio Merello che non molto tempo fa venne abbattuto per erigere il Palazzetto dello Sport. Situato fra le foci dei Cappelletti e della vecchia Dorgia, collocato in mezzo agli stabilimenti balneari Iride e Nereide, aveva rimpiazzato nel 1902 lo stabilimento Larini & Nathan. I livornesi Orlando l’avevano rilevato subentrando nell’utilizzo dell’area per quindici anni.
Un secolo fa di questi tempi infuria violentissima la polemica. La concessione demaniale che è in scadenza, è ambita pure dal Comune per ampliare il porto e farvi passare i binari di raccordo fra lo scalo e la rete ferroviaria. La richiesta è supportata da una larga fetta dell’opinione pubblica locale e dai ¾ della stampa cittadina. Corriere, Popolo e Giornale affermano che l’area è sottoutilizzata dato che occupa solo una quarantina di operai a fronte dei 2mila possibili. Sostengono inoltre che la richiesta dell’Orlando di restare, è solo una manovra ordita dai Livornesi per sostenere il loro porto a detrimento di quello spezzino. L’unica voce discordante nel mondi dell’informazione spezzina è rappresentata dalla Gazzetta che immagina per l’area un futuro nel settore aeronautico una volta terminata la guerra.
L’Ansaldo dei fratelli Perrone s’inserisce nella diatriba, così come la Vickers-Terni che vuole utilizzare il cantiere come stabilimento sussidiario, né va dimenticato che un grande azionista di questa fabbrica è proprio Orlando. Ai due gruppi non interessa il porto, né tanto meno intraprendere altre iniziative: vogliono solo beccarsi a vicenda per determinare una supremazia che assicuri il controllo del territorio.
Sono mesi di disputa turbolenta con pronunciamenti delle Istituzioni cittadine, dal Comune ferreo nella sua posizione, alla Camera di Commercio la cui linea è però abbastanza ondivaga, vicino alla parte che nei vari momenti appare vincitrice.
Tuttavia, a pronunciare il verdetto fu la Marina che quasi all’improvviso esautorò l’Amministrazione comunale fino a farla decadere (lo vedremo). La conseguenza fu così che il cantiere Orlando se ne rimase al suo posto. Infatti, lo vediamo in una carta degli anni Trenta occupare ancora la stessa area per l’identica dimensione, imperterrito protagonista di quella zona del litorale dove gli altri precedenti attori erano scomparsi sostituiti da nuove iniziative imprenditoriali.

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