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Da Gamin a Mazzini, da monellaccio a intellettuale

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Da Gamin a Mazzini, da monellaccio a intellettuale

- Oggi sono 150 anni che nacque nella casa di via Da Passano 48, Ubaldo Mazzini che fu tutto quello che fu, a cominciare dal grande cronista, da Gamin il monellaccio si evolse alla sigla U. M. che sola conferiva all’articolo autorevolezza ed affidabilità. Se intellettuale è chi forma l’opinione pubblica, Mazzini lo fu, il viaggio sulla carta stampata essendo impresso nel suo DNA da quando il 10 aprile del 1881 il suo nome comparve nell’ultima pagine del Lavoro dove poi avrebbe scritto, tredicenne di 2° ginnasiale che offre 20 centesimi pro vittime del terremoto di Casamicciola.
Segnato dal destino, per racimolare qualche cito scrive anche delle novellette mentre è a Genova impegnato a far finta di studiare legge. Racconta di gatti e di servette, come l’infelice Carolina che s’invaghisce di lui sperando in chissà cosa e che lui sbeffeggia intitolandole un articolo che porta quale titolo il suo nome anagrammato in Calorina.
Non c’è molto buon gusto, siamo onesti, ma quante sfumature esistono in ciascuno di noi, in ogni personalità?
È facile stendere gli elogi per quello che si è meritato, è facile dire che Mazzini fu grande come storico, letterato, ricercatore, archeologo. Chi s’interessa di queste cose, le sa tutte, è inutile ripeterle. Meglio provare, dando per scontate quelle conoscenze, di sfaccettargli la personalità portando alla ribalta gli aspetti meno noti, quelli considerati di serie B e che invece risultano essenziali per delineare il quadro completo.
Mazzini morì a Pontremoli a neppure 55 anni nella solitudine degli affetti.
Il suo rapporto con l’amore non fu mai facile.
Eppure, ci fu un momento in cui il giovane Ubaldo cadde nei lacci di Cupido. Ce lo racconta in un sonetto tanto bello quanto poco citato ché si preferiscono i suoi componimenti maggiormente “sprugolini”.
In quelli si rivive una Spezia che stava cessando la sua esistenza; in “A Mainasco de note” si sente un amore che freme.
Uscito con altri versi nel 1897, è opera di un non ancora trentenne Ubaldo che è immerso in una natura che gli palpita attorno, dai ghiri che amoreggiano chiassosi all’acqua di un rivo che aumenta il silenzio, alla Spezia che affascina luccicando lontana. È un paesaggio da fiaba, reso tale dalla magia dell’amore di chi gli è vicino e che è a raìze der mé chee, la radice del mio cuore, l’origine di ogni suo affetto.
La felicità così grande, l’essere in pace con sé e con il mondo, in Mazzini non l’ho più avvertita altrove, ma spero di essere smentito.
Sarei felice che mi dicessero di altri suoi momenti simili, dar ben ch’a ghe vogio al grand’Ubaldo!

PS: Questo è il quattrocentesimo numero della rubrica dedicato a Gamin: ringrazio chi la legge e chi la fa leggere!

A Mainasco - de note
Da men ae frasche i shii i fan l’amoe
E i pao franteti ch’i trepezo; ‘n fondo
L’aigua la pica zü con en rümoe
Ch’i renda sto silensio ciù profondo;

L’arelogio dea gese i sona e oe
Co’ en cioco grave, limpido e rotondo
I grili i fan tri-tri tramezo ae moe,
E e nissoe i brilo ‘n po’, e ‘n po’ i s’ascondo.

A Speza là daa lünte la sintila
Con tanti lumi assesi ‘n riva ar mae
Che paa ch’i sfido e stele a chi ciù brila.

Che bela sea ‘sta sea e che piazee
Esse chi ar fresco a ridese e a cantae
Vezin a te, raize der mé chee!


A Marinasco - di notte
In mezzo alle frasche i ghiri fan l’amore
E sembrano bambini che ruzzano; in fondo
L’acqua picchia giù con un rumore
Che rende questo silenzio più profondo;

L’orologio della chiesa suona le ore
Con un tocco grave, limpido e pieno,
I grilli fanno cri-cri in mezzo alle more,
Le nocciole brillano un po’, e un po’ si nascondono.

La Spezia là da lontano scintilla
Con tante luci accese in riva al mare
Che sembrano sfidare le stelle a chi più brilla.

Che bella sera stasera e che piacere
Essere qua al fresco a ridere e a cantare
Vicino a te, radice del mio cuore!

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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