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La donna che visse due volte

di Giulio Silvano

La donna che visse due volte

- Diretto e prodotto da Alfred Hitchcock, con James Stewart, Kim Novak e Barbara Bel Geddes.

Tranquilli, non è un remake. Semplicemente il capolavoro di Alfred Hitchcock torna nelle sale la prossima settimana in versione restaurata. John Ferguson (James Stewart) lascia le forze di polizia dopo un incidente costato la vita ad un collega a causa della sua acrofobia, la paura delle altezze. Un vecchio compagno di università lo contatta per metterlo ad investigare sulla biondissima moglie (Kim Novak), la quale ha iniziato ad avere misteriosi episodi in cui crede di essere una donna morta nel 1800. Il percorso porterà un Ferguson condannato a soffrire di vertigini -Vertigo è il titolo originale del film - a scoprire ben altri misteri e sofferenze. Come in ogni opera del regista inglese tutto è calibrato, le scene di suspense sono costruite alla perfezione, con ritmicità crescente ed angosciante. Eros, ossessione, plagio, inganno, disturbi psicologici, soprannaturale. Ci sono tutti gli ingredienti per passare due ore incollati davanti allo schermo, con un James Stewart sull’orlo della vecchiaia - sarà il suo ultimo film con Hitch - ed una Kim Novak che prova ad essere Grace Kelly (non ci riesce ma ha i suoi momenti di raffinatezza semiperfetta), in una San Francisco dai toni noir e rarefatti. La colonna sonora di Bernard Herrmann rispecchia con precisione il tema dell’ossessione patologica, forse la vera protagonista, che cresce e si sviluppa con gli eventi.
Non capita tutti i giorni di poter ammirare in sala una pellicola del 1958, ed un po’ come tornare indietro nel tempo, quando al cinema c’era l’intervallo e si poteva fumare. Facendolo con il maestro della suspense e del mistero in uno dei suoi lavori più calcolati e minuziosamente eseguiti, si va sul sicuro. E soprattutto si riceve un’ottima lezione di cinematografia. Unica pecca: volerlo rivedere dall’inizio una volta finito.

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