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Ultimo aggiornamento: Sabato 20 Aprile - ore 10.34

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Bling Ring

di Giulio Silvano

Bling Ring

- Scritto e diretto da Sofia Coppola, con Israel Broussard, Katie Chang, Taissa Farmiga, Claire Julien, Georgia Rock, Emma Watson e Leslie Mann.
C’è una lista infinita di film tratti da libri, ma quanti sono tratti da articoli di Vanity Fair? La nuova opera di Sofia Coppola prova a rappresentare i fatti – raccontati appunto dalla giornalista Nancy Joe Sales - accaduti tra il 2008 ed il 2009, quando un gruppo di teenager benestanti decise di rapinare le ville di alcuni volti dello star system di Hollywood portandosi via souvenirs e gioielli. La Coppola dipinge in questa satira la generazione del frappuccino, cresciuta nella Los Angeles dei cani da borsetta, come totalmente apatica, attenta solamente a specchi e status symbol, colpita da un’assenza di punti fermi, narcisismo clinico, vanità ostentata e da un disturbo di deficit di attenzione. La regista non sembra voler attaccare la mancanza di morale dei protagonisti in quanto ladri, criminali, ma il loro atteggiamento verso gli altri e soprattutto verso loro stessi, non comprendendo il motivo per cui figure come Paris Hilton e Lindsy Lohan riescano ad essere amate solo in quanto famose per essere famose. Il film diventa un vortice, una ripetizione del ciclo furto-droga-discoteca-shopping, dove si vedono più camicie, giacche, vestiti, scarpe, occhiali da sole giganti, pochette di Chanel, spinelli e balli al rallentatore che non altro, e a volte sembra di guardare un video musicale di Ke$ha più che un lungometraggio. Forse la scelta è voluta nel dipingere questa generazione cresciuta a pane e MTv, come lo potrebbero essere anche la mancanza di un dialogo ben strutturato, l’assenza di uno sviluppo di personaggi, risucchiati dentro Facebook, e le ripetizioni piuttosto stancanti, il riprodursi delle stesse scene, che siano di violazioni di domicilio, di droga o di “o mio dio” di fronte al guardaroba infinito di Rachel Bilson.
Forse ci si aspettava di più da una regista che ci ha regalato perle rare come Lost In Translation e Somewhere, o forse la sua è una scelta precisa; eppure il film non emoziona e ci lascia abbastanza vuoti. Da considerare però la convincente e spregiudicata Emma Watson, che riesce ad uscire dal personaggio Potteriano che l’ha resa celebre, e la solida fotografia.

Da non guardare con: l’amica che vorrebbe quel paio di Loboutin che ha anche Paris Hilton.

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