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Su due piedi-Figli di Arkan

- Due mondi distinti, un unico denominatore. La Serbia ed il calcio. Partiamo dalle notizie di questi giorni. Un tifoso della Stella Rossa è stato gravemente ferito da colpi di pistola sparati dalle tribune dello stadio, nel corso della semifinale di coppa di Serbia che la Stella Rossa ha vinto 1-0 con l’OFK Belgrado. Igor Vrelic, così si chiama il tifoso, è rimasto ferito allo stomaco. Nello stadio, quindi, è entrata comodamente un’arma da fuoco, il Marakanà non è proprio piccolissimo ma si pensava che le misure fossero idonee. Ma non è finita: sette persone sono rimaste ferite solo il giorno dopo nell’assalto di un gruppo di hooligans ad un treno. Si trattava di un convoglio passeggeri in servizio tra Belgrado e Lapovo , fermo nella stazione di Ripanj. Cinque teppisti mascherato ed armati di aste, bastioni, hanno fatto irruzione in un paio di convogli, aggredendo la gente. Cinque passeggeri e due dipendenti delle ferrovie feriti. E’ l’uovo di una nidiata lontana. Chi si meraviglia è perditu, perché in Serbia e nella ex Jugosvavia cova da decenni la peggio razza ultrà. Solo un anno prima di vincere la coppa Campioni a Bari, la Stella Rossa e di suoi tifosi arrivarono a Zagabria per giocare contro i grandi rivali della Dinamo. Sol due settimane prima i croati avevano eletto l’ultranazionalista Tudjman, ex generale e presidente del Partizan, quello che rispolverò le icone fasciste degli ustascia. Tudjman , tra le prime cose, declassò i serbi nella Costituzione croata. Tutto inziò così. La partita ne fu la conseguenza: i tifosi della Stella Rossa gridarono per 90’ Uccideremo Tudjman, quelli della Dinamo risposero con una fitta e storica sassaiola. In panchina al fianco dell’allenatore della Stella Rossa sedeva “solamente” un agente dei servizi segreti, Zeljko Raznatovic. Scrive Franklin Foer nel suo splendido libro “ Come il calcio spiega il mondo”:”Considerando tutti i musulmani che quest’uomo avrebbe trucidato in seguito, è quasi grottesco che il suo nomignolo preferito fosse Arkan”. Arkan era soprattutto un fanatico della Stella Rossa e per sistemare gli stadi, simboli della generale disintegrazione della società civile slava, la polizia incaricò proprio lui, che impose disciplina agli ultrà. “Il direttivo della Stella Rossa lo saluta come il proprio salvatore” scrisse il magazine ufficiale dei tifosi. Arkan, in effetti, riuscì a calmare gli eccessi dei tifosi, ma proprio nel mentre stava cambiando l’aria. Milosevic e la sua politica convinsero Croazia e Slovenia che la loro unione con i serbi non sarebbe stata efficace, e quindi dichiararono la loro indipendenza. La Serbia rispose solo con la guerra. Arkan riuscì perfino a portare il calcio in guerra, e l’incredibile è che sui giornali jugoslavi la guerra era usata come metafora dello sport: le squadre non giocavano ma combatteva, con attaccanti che incendiavano le reti, per intenderci. Aveva ancora in mano i tifosi, che disciplinò fino a fargli radere i capelli, e chiamò le sue squadre Tigri; tanto che i tifosi della Stella Rossa cominciarono ad esercitarsi nella base di polizia di Erdut. Nel 1992, scrive ancora Foer, un giornalista slavo scrisse:”Rivedo questi ragazzi in ogni stadio d’Europa, ad intonare cori, srotolare striscioni. Ora hanno lasciato il Marakanà per andare in guerra”. Con tanto di cori al fronte, ed i loro eroi sportivi al seguito. I giocatori della Stella Rossa cominciarono periodicamente ad andare negli accampamenti di Arkan per visitare i loro tifosi, feriti in guerra. Il resto è storia drammatica, che scorre fino ai nostri giorni. Una scuola che ha creato, nel perimetro di calcio, odio infinito. E che ancora oggi si trascina pericolosa.
Sabato 24 aprile 2010 alle 12:28:55
ARMANDO NAPOLETANO
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