LA CESSIONE DI GUIDETTI E’ IL PUNTO DI ROTTURA
ma per me resta qui
- L’ultima bandiera è ancora sul pennone ed a quella è aggrappata tutta la storia presente dello Spezia. Di bandiere il calcio non ne vuole più sapere , ma è una finta demagogia. Giocatori così, che quando imparano a camminare sanno già far gol, sono una sorta di corpo unico con i tifosi e con la storia stessa. Guidetti ha rallegrato i prati del Picco e delle squadre che gli aquilotti hanno calcato, gioca e rigioca negli spiazzi delle periferie così come s’è abituato fin dai tempi Verbania, Varallo. Lo ha fatto finchè non è caduta la notte, come scriveva qualcuno, e non si vedeva più il pallone. Poi Biella, Lumezzane, mica il Real Madrid, fino a Padova dove Ulivieri, il Renzo appassionato di Toscana, gli faceva fare l’ala destra. Anche. Le sue arti di equilibrismo e dinamica del gol hanno richiamato le folle, di domenica in domenica, poi di sabato, perfino di giovedì, 6 aprile 2006, per chi c’era a Spezia-Genoa.Tutti di vittoria in vittoria, di ovazione in ovazione, di gol in gol, da Torino al Ferraris a Ravenna. Se c’è stata una storia nello Spezia centenario è la sua, al di là dei gol e della fascia che porta. Alcuni giorni fa, e qualcuno che leggerà questo pezzo sa benissimo di cosa stiamo parlando, gli è anche arrivato un sms sul telefono: la tua squadra ideale è la Cremonese, ti puoi sistemare bene. Lui ha chiuso la comunicazione con un verso di rabbia; l’unica vera trattativa per il suo rinnovo sembra sia stata condotta nella lavanderia del campo di allenamento. La realtà è questa. Accusare Pari è semplicemente inaccettabile. L’hanno cercato in diversi, da Salerno a Vicenza, fino a Cremona. E lì Guidetti ha trovato un presidente che come lui si è fatto dal nulla, si chiama Arvedi, che gli ha fatto una proposta e dato un appuntamento. Lui non c’è andato ma tre giorni dopo, il suo procuratore si. Tra Guidetti e la Cremonese c’è un tira e molla, strano; da un parte una società che lo vuole e che asseconda ogni richiesta, dall’altra un giocatore che sembra svicolare ed ogni volta aggiunge qualcosa. Un anno, un euro, un benefit. Giusto per non farsi comprare. Ma Arvedi vuole Guidetti e lo otterrà perchè ha già il si del presidente dello Spezia, Ruggieri. Che però ora non risponde al suo telefono da giorni. Dubbioso sul da farsi? La mia onestà morale di giornalista che ha sempre scritto le cose come stanno, anche dando fastidio ai più, mi porta a dire che proverei un moto sincero di ribellione se sentissi un giorno un presidente dire che il giocatore ha scelto lui di allontanarsi. Perché non sarebbe vero. I signori nessuno, i condannati a essere per sempre dei nessuno, possono sentirsi qualcuno per un momento, ma gli idoli no. Perché quando il pallone tocca il piede della bandiera, dell’idolo, ride, raggiante nell’aria. In questo momento delicatissimo, nel quale spicca per assenza proprio quella parte che si era fatta promotore di una scossa, ovvero il sindaco Federici e le Istituzioni (la Fondazione è un’altra cosa), che dovrebbero a questo punto interrompere una storia scritta oramai a chiare lettere; in questo momento di gente scomparsa, di dirigenti che cercano di fare raccolta e provvista all’ultimo istante, non capendo che comunque sia gli attori dovranno cambiare, per una legge naturale; nel momento in cui si attende Moratti alla Spezia forse martedì non capendo che proprio l’Internazionale non ha trovato una linea conduttrice con questo tipo di società; nel momento in cui qualcuno ci vuol dimostrare che la B è inventabile ed improvvisabile all’ultimo istante (brevettatelo, perché sicuramente è una novità) Cds si sente di dire una cosa forte, ancora una volta in un coro di silenzio assordante o di insulti anonimi via internet, nel pieno rispetto di Ruggieri e delle sue problematiche (perché a fare il ministro con il portafoglio degli altri son tutti capaci). Se Guidetti andrà, dopo Spezia-Albinoleffe alla Cremonese, e se quindi sabato sarà la sua ultima partita al Picco, il presidente dovrà avere la bontà di lasciare tutto così. Mollare tavola apparecchiata ed andare via. Sarebbe il punto di non ritorno. Lasciare il Picco e la sua gente nella giusta malinconia, piena sicuramente di canto, perché questo piccolo popolo potrà retrocedere ma non potrà perdere l’orgoglio per ciò che ama di più. Il calcio, più dei musei e della politica. Andarsene piano, e riconciliarsi per un attimo con la realtà.
Armando Napoletano
Sabato 19 gennaio 2008 alle 23:37:18
ARMANDO NAPOLETANO
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