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“Da-e der cüo en ta ciapa”

di Bert Bagarre

sprugoleria
“Da-e der cüo en ta ciapa”

- Molti modi di dire superano il luogo dove sono nati per diventare espressione diffusa e comune. Altri, invece, restano rinchiusi nei confini che li hanno partoriti perché altrove non esistono le condizioni per comprenderli e quindi farne uso. Capita anche che quella frase per l’identico motivo per cui non è esportabile, pian piano decade ed esce dall’uso diventando straniera anche in madrepatria.
Triste sorte che tocca ad un modo di dire assai comune a Sprugolandia quando ai rei si somministravano pene corporali ammesse da pandette che non conoscevano Cesare Beccaria. Solevano dire quei nostri lontani antenati “da-e der cüo en ta ciapa”: quando qualcuno si era macchiato di una colpa più o meno grave, doveva espiare il peccato commesso alla presenza di tutti sbattendo il sedere nudo contro un sasso, a ciapa.
Alla base del modo di dire c’era soltanto un banale fatto pecuniario che si collegava con il sassone che da tempo quasi immemore dà il nome alla via che percorre Sprugolandia dal mezzogiorno a settentrione e che a quei tempi là era strada più trafficata di oggi. Nell’arteria, luogo la notte di una movida sfrenata e sfrontata, dalla bisca alla rissa ed all’amore mercenario, non appena sorgeva la luce, si svolgevano la vita e gli affari degli Sprugolotti che lì consumavano i loro negozi.

Il nome lo dava una pietra massiccia che la via ospitava, presenza importante nella vita locale. Infatti, il masso funzionava da albo pretorio, lo spazio dove i pubblici amministrano affiggono ogni decisione assunta per farla sapere ai loro amministrati,. Ma, non potendosi inchiodare la carta ad una pietra, il ruolo istituzionale del sassone derivava dall’ascesa che compiva un banditore che vi si issava sopra. Là, sulla vetta, a corde vocali spiegate, declamava le nuove ai passanti per renderli edotti di quanto l’Autorità aveva deciso per il loro vantaggio.
Non bastasse quella funzione, te ne inventano subito un’altra. Erano mai tanti i debitori morosi che per dare un esempio che dissuadesse ad intraprendere tale strada, lì venivano esposti alla berlina ed al dileggio dei passanti, costretti per di più, nude le natiche, a sbattere il didietro contro la ciapa. Il detto ebbe fortuna favorito anche dall’assonanza di ciapa, pietra, con ssciapa, gluteo, termine che si scontrava anche con cüo ed erano incontri da cui sorgevano simpatici calembour. Oggi del motto nella parlata restano solo i ciapòn, utili nelle zuffe o per sdraiarcisi sopra, praticanti fachiri, nello spiaggione di Corniglia quando quello era il lido alla moda per chi a Sprugolandia aveva voglia di tintarella.

PS: Sono contento ché è stato ripristinato il calendario ai giardini. In questa rubrica io l’avevo suggerito il 28 luglio dell’anno scorso (http://www.cittadellaspezia.com/Sprugoleria/L-orologio-non-c-e-piu-e-l-aiuola-e-disadorna-265222.aspx).

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