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La voce del canale da-a Ciappa

di Bert Bagarre

Sprugoleria
La voce del canale da-a Ciappa

- Questa landa non la bagna la Sprugola sola, tanti fiumi la percorsero che ancora vivono anche se non li vediamo più.
In un punto di via Prione “si sente”, proprio all’incrocio con via Cavallotti. Ma non sono ectoplasmi o altre presenze che irrompono dal loro mondo nella nostra mondanità quotidiana.
Però, se ci si posiziona in quel punto, spesso s’avverte sotto i piedi un insolito tremolio del suolo per cui il passante disattento pensa subito al manifestarsi di correnti telluriche sotterranee. Poi, vedendo chi gli è intorno proseguire il suo cammino indifferente, comprende che al di fuori del ristretto posto dove sta, il tremolio non si avverte per nulla.
Sul perché si verifichi questo fenomeno, non sapendo proprio che cosa dire, posso solo avanzare supposizioni che neppure hanno la dignità di ipotesi.
Mi viene così da pensare che sotto a quel limitato, ma preciso punto lì, ci sia del vuoto e subito mi torna alla mente il canale che arrivava giù da-a Ciappa, entrava in città percorrendola in verticale lungo la via del Prione e scorrendo parzialmente a cielo aperto.
Costituiva una più che importante risorsa idrica per a Speza murata prima che la venuta dell’Arsenale imponesse che si trovassero nuove soluzioni per approvvigionarsi di acqua.
Questo che veniva giù da-a Ciappa lo chiamavano canale dei mulini dato che provvedeva a farne girare un bel numero, ed era acqua pulita, ben diversa da quella torbida e limacciosa che arrivava da occidente e con cui rischiava di mischiarsi davanti a Santa Maria, la porta d’ingresso in città. Quella sporca proveniva dalle gore di Sprugola e Lagora e i previdenti antenati si erano inventati un sovrappasso per scongiurare una contaminazione che sarebbe risultata fatale per la loro sete. Lo vediamo in una carta del 1767, preziosa e spesso citata, che affibbia all’ingegnoso marchingegno il nome di “colpo d’acqua”.
Invece, una carta militare del 1863 coeva ai primi scavi dell’Arsenale, mostra il corso d’acqua di via Prione chiamandolo stagno: è un bel canale che scorre pacifico per una campagna che è ancora ignara che il suo destino è di diventare a breve città. Infatti, intorno, tranne la casa di tale Codeglia e il convento dei Paolotti oggi Museo Lia, il fiumetto è l’unico segno di vita.
Bene, io penso allora che quello strano tremolio da cui siamo partiti per questo raccontino, è l’eco che arriva da lontano di una presenza che si mantiene tuttora anche se nascosta ai nostri occhi e, soprattutto, ignorata e rimossa dalla memoria collettiva. Ma tuttora c’è ed è giusto in questo modo che cerca di farsi ricordare.
Diamole una mano.

PS: Della rubrica questa di oggi è la puntata numero 100. Con il grazie a chi mi legge e a chi mi fa leggere, una preghiera: aiutatemi a soffiare sulle candeline ché da solo non ce la faccio!

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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