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Un omaggio al Cozzani, aprì i battenti cent'anni fa

di Bert Bagarre

sprugoleria
Un omaggio al Cozzani, aprì i battenti cent'anni fa

- Se non ricordo male, proprio lì sentii Tom Cruise esclamare soddisfatto “bingo!” per aver centrato un Mig. Oggi da qualche anno, quell’esclamazione in quel luogo vuol dire che un avventore ha fatto tombola, parola ormai americanizzata in quel bisillabo “bingo!”.
A Sprugolandia i cinema non mancavano, è facile capirne i motivi: dal fascino esercitato dalla settima arte alla richiesta di chi desiderava divertirsi, includendo negli spettatori i marò che con qualche scazzottata e anche con il sorriso di qualche bella attrice dimenticavano la naja rimanendo per quelle due ore con gli occhi appiccicati al lenzuolo bianco. Poi, lo sviluppo tecnologico ha diradato il pubblico fino alla quasi totale scomparsa decretando la morte delle sale. Qua da noi concorse al decesso anche l’abolizione della leva. Così, anche il Cozzani di piazza del mercato, perché è di questa sala che stiamo parlando, si decise a chiudere definitivamente i battenti come cinema per convertirsi a casinò dove le poltrone su cui ci sdraiavamo comodi sono diventate altrettanti sgabelli su cui gli amanti del gioco consultano ansiosi la cartella sperando che la sorte sia loro benigna per poter gridare ai quattro venti “bingo!”.

Il Cozzani, come tante altre sale cinematografiche che oggi mancano all’appello ma che noi tutti ricordiamo con affetto per le belle ore passateci dentro, concorre alla nostra storia perché lì abbiamo visto film su cui abbiamo costruito sopra una cultura, meglio se appresa nel buio della sala in compagnia della spaviccia del momento. Per questo quando, era il 2004 se non ricordo male, l’hanno smantellato per farci quello che è, ho sentito una piccola stretta al cuore. Nostalgia, dispiacere? No, solo la consapevolezza che se n’era andato un altro lembo di gioventù. L’avevo persa da tempo, ma facevo finta di non essermene accorto, riportato alla realtà dai colpi del piccone che smantellava.

Il Cozzani che era anche teatro, aveva vita antica. Lo inaugurano il 12 novembre del ’20, un sabato. L’opera si deve a Franco Oliva, un architetto predestinato ad essere un grande che si sta facendo brillantemente strada. Lo elogiano per “la linea architettonica e la disposizione sensata e razionale interna”: la platea è tagliata a 2/3 dalla galleria che sale su con delle gradinate da cui partono le balconate, “trovata genialissima”, scrivono, perché consente la visuale a duemila spettatori. Poi, all’esterno in via De Nobili una cantoria con putti opera di Angiolo Del Santo, mentre Agretti affresca l’interno. Questo scritto vuole essere un omaggio a quell’opera di cui ricorre il centenario.

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