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Quando la moda diceva Corniglia, sia per le famiglie che per i nudisti

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Quando la moda diceva Corniglia, sia per le famiglie che per i nudisti

- Se nell’anno che verrà, Matera sarà capitale europea della cultura soprattutto grazie ai suoi sassi, che palma avrebbe meritato lo spiaggione di Cornigia dove le pietre di ogni colore, forma e dimensione si sprecano?
Là trenta o quarant’anni fa ne te riusivi a trova-e un tochetto de spassio per abbronzarti neppure stando in piedi perché là si riuniva il popolo di Sprugolandia. Compatto, scendeva da treni dove la gente usciva fuori dai finestrini per sdraiarsi sopra quei blocchi di pietra che più presentavano sporgenze aguzze ed appuntite e più erano ambiti. Non ci si allenava per andare a fare i fachiri in India; semplicemente era la moda che chissà come ad un tratto impone usi e costumi e che a un certo punto disse Cornigia. E Cornigia fu.
Quasi si faceva a botte per salire sul locale che portava alla terza terra. Tutti in piedi, tutti carichi di borse con il necessaire: pinna e maschera per chi nuotava e crema alle carote per gli eliomaniaci. Ognuno aveva il suo, ma tutti lanciavamo sguardi zeppi d’invidia verso i sedenti che, venendo da a-Aula dove il treno si formava, erano riusciti a setase. Il tragitto da-a Sprugola a Cornigia i è corto, ma qualcuno, per viaggiare comodi, si assoggettava ad una levataccia per pia-e il trenino delle 5,48 del mattino dove per conquistare un posto libero non era necessario sguainare il coltello.
‘Sto litorale sassoso e di fatto tutto libero, si era spontaneamente diviso in settori distinti e nessuno di una parte varcava il confine per andare nella confinante. Gli spazi erano rigorosamente definiti da linee ideali per consentire ad ognuno di esercitare la sua voglia di mare come meglio credeva. Non esistevano barriere né controlli a impedire il libero transito, lo regolava il reciproco rispetto. Sotto la ferrovia c’era lo spazio delle famiglie e dei bambini che, abituati a starci sopra da sempre, si muovevano sui sassi come sulla rena più morbida. Poi, più andavi verso la seconda terra, più ti addentravi nella trasgressione: dai nudisti più o meno integrali, a chi ignorava che qualche lustro più tardi i loro spazi li avrebbero detti di genere.
Alzi la mano chi, fra quanti hanno oltrepassata la porta degli anta, non ha frequentato almeno una volta lo spiaggione di Corniglia. Quel lungo e stretto spazio libero fra le onde ed il muraglione di sostegno della ferrovia ancora si protende fino alla roccia dirimpettaia de Manae-a, ma oggi è più stretto di quando a-evimo zvanotti, mangiato come è stato dai cavalloni e sconvolto dalle frane, senza dimenticare l’incuria degli umani che continua ad esercitare la sua bella parte.

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