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Quando la cometa di Halley fece fibrillare gli spezzini

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Quando la cometa di Halley fece fibrillare gli spezzini

- Un lettore mi chiede se presso gli Sprugolotti alligni qualche forma di superstizione dovuta ad una troppo facile creduloneria. Sul quesito mi sono già espresso dicendo del famoso venerdì 17 del bisestile 1976 in cui per una profezia di Nostradamus la costa sarebbe stata spazzata via da un enorme nubifragio. Ma si sa com’è finita.
Ora, per rispondere alla domanda, tralascio la memoria personale per ricorrere alla storia con un salto all’indietro di 109 anni.
Nell’anno di grazia 1910 la Terra incappò nella cometa di Halley che portava già questo nome che l’ha resa famosa qualche decennio fa. Le comete le hanno sempre viste come cause di disgrazie rovinose; figurati poi in quell’occasione quando la stampa disse alla popolazione della Sprugola che al termine del suo viaggio visibile l’astro celeste avrebbe attraversato il nostro pianeta con la coda.
Alla nuova penso che gli scongiuri si sprecarono. Alla mancanza di dati sul tema ché di quel genere allora non se ne pubblicavano, s’ignora a quanto corallo fu data la forma del corno, ma io penso (sola supposizione) che chi lo fabbricava, in quel frangente fece affari d’oro.
Sono però convinto che tutti compirono gesti scaramantici che l’essere questa rubrica pubblicata in fascia protetta sconsiglia di descrivere.
Ma tanto fu annunziata che ognuno aspettava di vedere quel fenomeno, privilegio che non è di tutti.
Quando l’astro finalmente si mostra, domenica 13 gennaio, è una fugace apparizione sopra Giassaland. L’anonimo cronista scrive che appare fra le nuvole per salutare la stella di Venere e poi andarsene, forse infuriata che nessuno l’aveva salutata, pellegrina del cielo. Aspettano il diluvio ma, commenta l’anonimo cronista, la landa ha già la sua Arca di Noè dato che la Pubblica Assistenza organizza un veglione di gala con quel tema per Carnevale.
Con il passare dei mesi la fine della visibilità della cometa s’avvicina ed allora la Terra sarà trapassata dalla coda. Quella notte, la notte della fine del mondo, è il 10 maggio e non c’è sprugolino che non vegli, neonati piangenti compresi. Ogni via e piazza di Sprugolandia è traversata incessantemente da maree di folla, tutti a fare avanti e indietro sì che il cataclisma non li trovi impreparati.
Ci si saluta con indifferenza, anche tu qui? e come mai?, mentre si guarda l’orologio che a forza di tirarlo fuori dal taschino logora la stoffa. Ma serve guardare quanto manca al sorgere del sole perché la venuta dei raggi scongiura la venuta della fine del mondo.
Quando è luce, ogni paura si dissolve e tutti si dicono festanti ma si sapeva che non capitava nulla!

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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