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Ultimo aggiornamento: Domenica 19 Maggio - ore 17.16

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Piazza Cavour, un cinema di soli provini

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Piazza Cavour, un cinema di soli provini

- Se chiedi a un fante cos’è il Civico, risponderà che è un teatro. Ma dubito che fra gli under 40 si sappia che lì dentro fino a poco tempo fa funzionava anche un cinematografo.
Si sa che il numero degli spettatori di film s’è drasticamente dimezzato creando problemi non indifferenti a tutto il mondo che ruota attorno alle pellicole, dalla produzione alla distribuzione. Del resto, non potrebbe essere altrimenti visto tutto quanto offre la massiccia presenza delle altre agenzie dello spettacolo, dalla tv alla rete.
Astra, Cozzani, Diana, Marconi, Monteverdi, Smeraldo: se te dizi ‘sti nomi ‘n zi-o, li penseranno altrettanti carneadi. Per non dire del cinemino dell’Arsenale. Così intimo e raccolto, a Sprugolandia è stato il primo multivisione, nel senso che le pellicole che vi si proiettavano erano già state multi-viste più e più volte.
Ma, a parte questi citati e chiedendo scusa a quelli che dimentico, proprio vicino alla Sprugola funzionava un altro cinematografo. Forse perché non si pagava il biglietto era sempre affollatissimo anche se non essendoci neppure una sedia, stavamo tutti in piedi con il naso all’insù. Questo cinema si trovava in piazza del mercato e gli facevano corona, accanto agli alberelli di arance, tanti pannelli di metallo che portavano i cartelloni dei film che si proiettavano attorniati da locandine raffiguranti i fotogrammi più significativi. Tutti ‘sti poster erano incollati su entrambi i lati sì da essere gustati tanto dai pedoni come da chi si spostava con la macchina lungo il corso Cavour non ancora pedonalizzato.
Quel cinema lì delle pellicole in proiezione faceva vedere i provini che non si chiamavano ancora trailers.
Alla sera la gente si riversava dove al mattino c’erano i banchi e lì se ne restava estasiata a vedere quel programma. Lo trasmettevano dalla finestra aperta di un appartamento al primo piano di una casa di piazza Cavour, lato monte. All’interno funzionava un proiettore che riversava le immagini su uno schermo issato al sommo di un’antenna posta dove oggi c’è un banco di affettati. Quando la trasmissione terminava anche per non turbare il sonno altrui, si scatenava una caterva di fischi perché gli spettatori non tolleravano che il divertimento terminasse, a loro giudizio, così presto.
C’era tanta gente e qualcuno, tornato a casa, si ritrovava senza portafoglio: i marioli avevano imparato a tagliare con la lametta del rasoio la tasca posteriore dei calzoni per estrarne il borsellino.
Un colpo riuscito più volte e nessuno mai se ne accorse tanto erano rapiti dalla magia delle immagini su quel piccolo grande schermo.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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