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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Ottobre - ore 17.32

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Moro, il cane capitano

di Bert Bagarre

sprugoleria
Moro, il cane capitano

- Che gli animali abbiano un’anima è cosa che fa discutere, ma i cani certamente ne sono dotati. Se poi sono cani della Sprugola, nemmeno a parlarne. Moro ce lo testimonia. Splendido puro sangue della rinomata specie dei millerazze, aveva in proprietà una cuccia ampia, più grande e bella di qualunque altra mai collega quadrupede ebbe. Oltre che spaziosa, era anche panoramica con vista che spaziava su ogni orizzonte, aperta sui quattro punti cardinali.
Cuccia speciale, quindi, e dotata pure di più cabine armadio, quella che ogni signora agogna per custodirvi le sue mise.
Vero e proprio giardino dell’eden in terra, Moro ne era il comandante. E già, perché, se non lo si fosse ancora capito, la cuccia era una splendida imbarcazione di nome Andrienne. Beh, proprio splendida non era. Da tante che ne aveva passate, l’avevano declassata a cargo e poi degradata in fretta a carretta del mare.

Ma a Moro tutto questo non dispiaceva, anzi era felice di correre su e giù per la coperta, correndo dietro agli spruzzi salati che le onde battendo sulle fiancate della nave., gli scagliavano addosso. Purtroppo, si sa che la gioia porta scritto nel suo Dna l’infelice destino di una vita breve.
L’Andrienne dopo viaggio rovinoso e travagliato, fu condannata a morte con sentenza da eseguirsi in un cantiere delle Grazie, uno dei tanti feudi rivieraschi di Sprugolandia. L’equipaggio abbandonò senza rimpianti il legno così malridotto che non ebbe neppure l’onore di un guardiano: e chi se la sarebbe portata via quella carrettaccia?

L’unico a rimanere fu Moro: non sentinella, ma capitano che, come tradizione vuole, cola a picco con la nave che comanda. Non ci riuscirono proprio in nessun modo a farlo scendere: lui, sempre buono e mansueto, mostrava canini affilati a chi ci provasse. Se ne stava sul ponte su cui gironzolava di quando in quando, tanto per sgranchirsi le gambe. Capitava anche che sul ponte dove l’Andrienne stava all’ormeggio, vagabondasse qualche gatto, spinto dalla curiosità e dalle voci che gironzolavano sulla strana creatura che lì si era autoconfinata. Ma lui, niente. Tuttavia, neppure l’atavica avversione che ogni cane prova per i felini riuscì a farlo uscire dalla sua cuccia cui una sorte crudele proibiva ormai le vie del mare. Affacciato sul bordo sulle zampe anteriori, senza neppure abbaiarlo, guardava il micio come a dirgli “Ma cos’ te vè? Va’ via e lassame stae”. Mangiava quello che la gente gli portava e solo in quel caso permetteva che qualcuno salisse a bordo. Come finì, non si sa, ma talora su quel molo nel buio senti un latrato. Dicono sia un’anima fedele.

PS: Sono contento ché è stato ripristinato il calendario ai giardini. In questa rubrica io l’avevo suggerito il 28 luglio dell’anno scorso (http://www.cittadellaspezia.com/Sprugoleria/L-orologio-non-c-e-piu-e-l-aiuola-e-disadorna-265222.aspx). Bene.

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