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La moda del pouf

di Bert Bagarre

sprugoleria
La moda del pouf

- Quanto ridevamo vedendo il Ragionier Ugo Fantozzi che nello studio del MegaPresidente cerca di sedersi su suo ordine su una poltrona a sacco, quelle informi che erano così trendy mezzo secolo fa e che ora per fortuna non si usano più. Ogni periodo ha la sua moda: a volte è stravagante, ma possono anche consolidarsi nell’uso e mantenersi nel tempo.
La nascita di un paio di cose che abbiamo in casa e di cui facciamo uso quotidiano, data più o meno ad un secolo fa. Sono quei cubi di una quarantina di centimetri di lato su cui ci sediamo rischiando la spina dorsale perché sprovvisti di schienale. Appena venuti al mondo li chiamarono pouf. Il nome suggerisce un’origine parisienne ma i vocabolari asseriscono trattarsi di una banale onomatopea, definizione astrusa che si affibbia ad un oggetto per il suono che esso emette.

Nel nostro caso il rumore che ispira il nome è quello prodotto quando ci si siede sopra perché il nostro sgabellotto è soffice da tanto che è imbottito ed il corpo che vi si schiaccia sopra genera il pouf che non ci mette molto per diventare da suono nome proprio. Origine antica si diceva e difatti un giornale di Sprugolandia uscito nel febbraio del 1920 ne parla come del dernier drì della moda sotto la Tour Eiffel, la mania di accomodarsi su sgabelli nani, cuscini, tappeti. Tutto per l’antico foglio deriva dalla voglia di innovazione, il desiderio di cambiare tutto, anche i particolari, per dimenticare quello che c’era stato prima. Sociologia spicciola, ma sempre utile per avere dei perché.

Ma l’appena inventato nuovo modo de setasse è anche un acceleratore economico: i tappezzieri si danno da fare per preparare questo tipo di sgabelli che, sa va sans dir, si devono appaiare con appositi tavolini la cui gamba sia ridotta, ed è lavoro per le botteghe di falegnameria. Il giornale assicura che dal pouf non si cade assolutamente, l’unico problema risultando quello di alzarsi, operazione che si compie “con uno sforzo più o meno visibile”. La preoccupazione espressa dal quotidiano non vale tanto per “le personcine giovani”: aduse agli sports, il rimettersi in piedi sarà solo una forma di
ginnastica in più. Il problema reale è per “le signore formose, le grasse matrone e i grassi borghesi”. Per queste categorie di persone il giornale suggerisce di appendere al soffitto delle corde di salvataggio o di avere sempre a disposizione dei camerieri che aiutino al momento buono dando un colpo di mano. Chissà come l’avranno risolto. Noi, comunque, ammaestrati dalle antiche righe, per non mettere a repentaglio le vertebre il pouf lo usiamo solo come poggia piedi!

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