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L'affermarsi der balòn nella società italiana

di Bert Bagarre

Sprugoleria
L'affermarsi der balòn nella società italiana

- È esagerato affermare che il football è lo sport più amato al mondo, ma è certo giustificato dire che in molte parti del pianeta è il maggiormente benvoluto, casistica in cui rientra questa landa. Chi non ne sia convinto, prenda posto su una qualsiasi delle panchine de-a ciassa Brin e senta il lunedì mattina che cosa ne dicono gli indigeni lì seduti dell’allenatore della squadra della Sprugola o der porteo che i ne ferma ‘n ti-o con tüte le palanche ch’i pia.
Tuttavia, una volta, in un un‘epoca tanto diversa dall’attuale sia per cultura che per stato del portafoglio che i più giovani manco se l’immaginano, la situazione era ben diversa.
Gli sport che più allettavano erano la boxe che prima di andare in palestra s’imparava facendo a botte per la strada, la ginnastica appresa arrampicandosi sugli alberi altrui per divorarne la frutta, la bicicletta in cui i garzoni, emuli del Ginettaccio, s’impratichivano andando a fare consegne.
Il calcio, no, era un’altra cosa entrata da poco nella cultura popolare, passatempo professato soprattutto dai signorini dotati de-a mone-a necessaria a catase er balòn. Era di vero cuoio, con un’anima dentro che veniva gonfiata accuratamente prima di ripiegare il cannello dove s’infilava la pompetta, lungo la cucitura che si chiudeva con una stringa azionata da un apposito gancio, operazione complessa a compiersi come a descriversi. Tutt’altra cosa, insomma, rispetto agli odierni palloni che basta una siringa per portarli alla perfetta sfericità.
Poi, piano piano er balòn comincia a prendere quota a allora leggi sulla stampa sprugolotta de ‘na vota le regole di questo nuovo divertimento che comincia a prendere spazio ed inizia anche a farsi sport popolare.
Non pochi degli antichi articoli spiegano ai lettori le modalità del gioco, un po’ come oggi quando vai a sciorinare a una femmina le norme che disciplinano il fuorigioco che se ti sta a sentire significa che nutre intenzioni serie su di te. Altrimenti, se la se zia de là, i vè di-e che l’è te mogiè.
Allora leggi sulla stampa d’antan che l’unico cui sia permesso prendere il pallone con le mani è il keeper, che i vé di-e er porteo: essendo il gioco di origine albionica, pure le parole tecniche, almeno le elementari, si esprimono nell’idioma d’oltre Manica. Poi trovi scritto che scopo del gioco è mettere il ball nella rete altrui e nelle vignette vedi la disposizione in cui le squadre si dispongono in campo: er porteo, doi de darè, trei en mezo e sinque davanti, con la rete fatta da “due pali di m. 7,25 e una corda all’altezza di m. 2,50”.
Vaghelo a di-e te ai convinti del 4-3-3!

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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