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Il polpo campanaro di Tellaro

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Il polpo campanaro di Tellaro

- Qualche giorno fa a Tellaro, periferia della landa della Sprugola, abbiamo conosciuto “Il Gambero nero” di Beniamino (ci torneremo perché ci si sta bene). Anche se la visita era soprattutto culinaria, un giro per l’antico borgo non potevamo perdercelo. Belli quei carugetti stretti, addossati l’uno all’altro non perché si risparmiasse sullo spazio ma perché anche quello era un modo per difendersi dalle incursioni piratesche attuate contro di loro sia dai foresti catalani e barbareschi, che da vicini più che prossimi invidiosi. Che la minaccia fosse ben presente lo vedi dal limitato numero di finestre che si aprono sul mare aperto. Siccome da lì poteva avere facile accesso tanto la luce del sole quanto la furia dei ladroni, meno erano e più era contenuto il pericolo.
Che la minaccia fosse reale lo si vede anche dal nome del Santo cui è intitolata la chiesa che è proprio a ridosso delle onde: San Giorgio che un marmetto posto sopra alla porta d’ingresso rappresenta nella classica postura, a trafiggere in groppa al suo cavallo il drago malvagio che cerca di attentare alla vita dei bravi abitanti del posto: metafora dell’intervento che dall’alto protegge il fedele che mette la sua sicurezza nella mani di Chi sta lassù.
Ma la cosa interessante è la leggenda che, sorta sulla scia della protezione celeste, rende terreno l’intervento miracoloso banalizzandolo fino agli estremi termini.
Dice la storia che una notte i bravi tellaresi (ma si dirà così?) furono destati nel bel mezzo dei loro sogni dallo strepito della campana che batteva a martello. Pericolo, pericolo, è la voce che corre sì che tutti si gettano fuori dal letto per scendere fino al mare e capire il perché del suono ossessivo. Arrivano e ti trovano un grosso polpo che aveva attorcigliato uno dei suoi tentacoli alla corda campanaria e la smuoveva credendola una preda.
Questa è la versione che ci hanno tramandato David Lawrence, l’inglese che lì soggiornò con la sua Chatterley intesa Frieda Richtofen cugina del Barone Rosso, e Mario Soldati che dopo aver visitato tanto del Belpaese concluse che come si sta nella landa della Sprugola, meglio non c’è e qua rimase.
Ma della storia del polpo esiste altra versione più articolata anche se mai nobilitata da nessuna penna.
Il tentacolato non tirò la corda per misunderstanding, un fraintendimento, ma per un’ispirazione scesa da lassù che, avvertendolo di un’imminente scorreria di pirati, attorcigliò ad uno dei molti piedi la corda da tirare.
Torneremo a Tellaro con la scusa di verificare ulteriormente questa storia, ma non è difficile comprendere il vero motivo.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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