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I doveri coniugali delle donne di un secolo e mezzo fa

di Bert Bagarre

Sprugoleria
I doveri coniugali delle donne di un secolo e mezzo fa

- Nei confronti del nostro partner, stabile o occasionale che sia, ognuno di noi si comporta, siamo sinceri, un po’ come Otello anche se in verità alle povere Desdemone non è che questo diritto sia riconosciuto da pari tempo.
Qua dove Sprugola bagna, la cosa lo prova una specie di contratto di matrimonio che circolava qualche decennio fa per fissare alle future spose dieci regole d’oro per non suscitare nel coniuge giustificata gelosia.
La prima di quelle norme dettate da antica saggezza, prevedeva che da subito, già prima delle nozze, la promessa accettasse l’idea che a lei spettava la conoscenza vita natural durante di un unico maschio, quello che l’avrebbe portata all’altare; per lui solo, ecco l’articolo due, si sarebbe fatta bella.
La sposa migliore avrebbe evitato di assumere portamenti e mosse che sollevino dubbi sulla di lei fedeltà che dovrà essere adamantina. Per questo sarà sua cura non mettere “polvere di cipro, belletto e nero sulle ciglia” perché profumi e cosmetici sono “genii maligni che fomentano la gelosia coniugale”.
Assolutamente proibite sono poi “le occhiate studiate ad arte” in quanto gli sguardi proibiti, è cosa notoria, sono “cose diaboliche”.
Il quinto precetto prevede che solo il marito possa entrare nella casa coniugale ed il successivo ammonisce che la sposa che non vuole dare adito a pettegolezzi, non mostrerà mai gli occhi su cui sempre porterà il velo, ed accetterà regali, ma a questo punto pare inutile il dirlo, unicamente dal consorte.
Neppure dovrà tenere sul suo tavolino carta, penna o calamaio perché al marito è inutile scrivere. Basta parlargli ché è lui l’unico destinatario dei suoi messaggi.
Del tutto proibiti sono i balli che l’estensore del decalogo considera alla stregua di peccati mortali impossibili da assolversi da parte di qualsivoglia sacerdote.
Egualmente la brava moglie si asterrà dal sedersi al tavolo da gioco perché, nel caso che perda tutto, potrà solo dire “ecco il mio resto” indicando se stessa. Infine, ultimo consiglio, un rifiuto pur espresso in forma cortese, verrà apposto a qualsiasi invito a colazione o a pranzo perché “l’esperienza insegna che sono sempre i mariti a pagare lo scotto”.
Questo scriveva un giornale di Sprugolandia nel marzo del 1866, oltre un secolo e mezzo fa quindi.
Quello era allora il pensiero corrente a proposito di comportamenti coniugali, delle femmine ovviamente. Quando commentiamo scandalizzati i comportamenti nei confronti delle femmine in altre parti del mondo, non dimentichiamo quale era la mentalità corrente al proposito, in un tempo tutto sommato non molto distante dal nostro.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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