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Gli organi sessuali nella parlata quotidiana degli sprugolini

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Gli organi sessuali nella parlata quotidiana degli sprugolini

- Già altre volte, anche su queste rubrica, mi è capitato di notare che il sesso è una componente più che importante nella vita di ciascheduno di noi tanto che la relazione interpersonale non può fare a meno di fare la sua comparsa, oltre che nelle alcove e nelle chiacchiere al bar dei maschi e dal coiffeur per l’altra componente, anche nella nostra parlata quotidiana. Il nostro dire, infatti, nel suo intercalare usa gli organi sessuali come interiezione di ogni tipo con uno svariare di sfumature che vanno dallo sbalordito all’inorridito, ma non va trascurato il suo uso quale sottolineatura della gravità di un fatto.
Mi si perdonerà se dato l’orario della pubblicazione che è in fascia protetta, mi astengo dal portare esempi più concreti di quello che vado dicendo. Mi limito, perciò, a dire che i predetti organi genitali possono assumere varianti inaspettate rispetto al modello originale. Comune a tutte le parlate, la cosa capita anche a quanto viene giornalmente chiacchierato sulle belle rive della Sprugola.
Certo, ascoltando quello che si dice, non si assiste a quel vero e proprio fenomeno di deformazione genetica che denuncia Camilleri a proposito della parlata siciliana. Infatti, nell’idioma insulare, l’organo sessuale maschile, quando lo si menziona, è di genere femminile, mentre quell’altro nella parlata assume connotati mascolini così che assistiamo ad un vero e proprio ribaltamento dei generi.
Ma non stupiamocene più di tanto ché qualcosa di simile avviene anche a Sprugolandia dove l’organo femminile, almeno da qualche tempo ché non figura nei dizionari sprugolini d’antan, è spesso indicato con un termine che per l’orario della pubblicazione si tace ma che rappresenta ciò che intende menzionare come la mutilazione secca del corrispettivo maschile. Taccio, ma, siccome si deve essere chiari, dirò che se a quel nome aggiungi "rella" diventa il formaggio della pizza. Chissà come nacque quel nome e chi l’inventò!
Forse l’ideò un cinefilo che, avendo visto qualche pellicola di troppo sulla rivoluzione francese e sulla sua tremenda ghigliottina, lo adatta a rappresentare l’identità femminile.
Tuttavia, al pari di quello che succede per la parlata del grande autore siciliano, il bello è che quella parola è adoperata anche come sinonimo delle frottole che si raccontano. Le balle, insomma.
Dunque, pure noi abbiamo un contrappasso di genere: il sesso debole ed il presunto forte si mescolano scambiandosi ruoli e specificità in un gioco delle parti che è forse figlio delle incertezze di genere, cosa di cui, specie negli ultimi tempi, capita di sentir spesso dire.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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