Città della Spezia Liguria News Genova Post Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Lunedì 15 Luglio - ore 22.22

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

Dalla coffa alla pila di bidoni, com'è cambiato il mestiere del muratore

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Dalla coffa alla pila di bidoni, com'è cambiato il mestiere del muratore

- È uno spettacolo a cui siamo ormai da qualche tempo abituati, vedere lungo le facciate degli stabili dove si effettua una ristrutturazione, una lunga pila di bidoni che scendono dal piano dove si eseguono i lavori fino al cassone del camion che porta alla discarica la risulta di quella attività. Rigorosamente senza fondo e rigidamente serrati l’uno da catene per impedire qualsiasi fuoriuscita, costituiscono oggi uno spettacolo a cui nessuno fa ormai più caso da tanto che siamo abituati a vedere questo modo di portare via l’intonaco, le mattonelle e i mattoni asportati durante il rifacimento, cioè il getto, parola che, fra l’altro, determinò l’origine del termine ghetto. Infatti, gli Ebrei che dalla Germania nel 1500 si trasferirono a Venezia installandosi vicino ad una fabbrica di mattoni, abituati alla dura pronunzia teutonica, pronunziavano il nome del quartiere dove abitavano che era presso quella fonderia, mutando la g dolce nella dura gh.
Comunque, non è che quella filiera di bidoni sia spettacolo datato, anzi è abbastanza recente anche se non saprei dire a che data risalga la sua prima visione.
È più facile ricordare lo spettacolo a cui assisteva in precedenza quando la tecnica per sbarazzarsi dei rifiuti non si era ancora evoluta e si ricorreva al metodo tradizionale der travagio düo.
Il muratore, e non solo a Srugolandia, lo si riconosceva facilmente per gli attrezzi che si portava dietro assieme agli indumenti macchiati da una calce resistente ad ogni tipo di sapone, compreso quello di Marsiglia che le donne della Sprugola asserivano essere il toccasana ideale per far tornare il pulito.
Ebbene, fra gli accessori dell’edile, assieme al foglio di giornale del giorno prima che serviva per confezionarsi il cappello che proteggeva il crine ed alla cazzuola, non mancava mai la coffa, il recipiente a tronco di cono destinato a raccogliere il getto, così detto per assomigliare alla gabbia che in cima agli alberi dei velieri ospitava le vedette.
La prima volta che me la caricarono sulla spalla, subii una spinta dall’alto verso il basso, contraria dunque a quella di Archimede, da farmi credere che dopo un passo sarei ineluttabilmente cascato a terra: e aloa a eo zove. Poi, barcollando, in qualche modo riuscii a fare ciò che dovevo, ma per non so quanto non riuscii a raddrizzare le gambe piegate da quel peso che era necessario portare sulla spalla. Si fosse portata la coffa con la maniglia, questa avrebbe piagato sicuramente la mano.
Tutto questo non per fare biografia, ma per rammentare quanto fosse allora anche più duro di oggi il lavoro di chi ha fatto le case di Sprugolandia.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia































Lo Spezia 19/20 prende forma, secondo voi oggi è più forte o più debole del suo predecessore?











Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News