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Acqua di casa nostra

di Bert Bagarre

sprugoleria
Acqua di casa nostra

- La terra benedetta dalla Sprugola è famosa per i vini che producono le sue colline, liquore non di rado battezzato dal sudore di chi coltivava la vigna. I-ea travagio düo, ma ne veniva fuori nettare dai tanti colori, bianco e ambrato, elisir che ogni tavola sia di re che di villano, ambiva presentare. Ma in ogni dove del grande lago salato fra le terre, questa landa era parimenti famosa per la bontà delle sue abbondanti acque che dall’alto correvano a unirsi alle onde. C’era anche, maraviglia da non credersi, una fontana di squisita acqua dolce che scaturiva addirittura in mezzo al mare, mantenuta intatta nella bontà da un mulinello vorticoso che le impediva di contaminarsi con il salino dei flutti, miscela contro natura. Sorta nel mistero e sparita in pari segretezza, era tappa obbligata per ogni naviglio che traversasse il Golfo. Dalla sorgente miracolosa calava l’ancora per fare provvista del suo liquido.

L’acqua non ha mai fatto difetto a questa terra, acqua buona, gustosa a bersi, dissetante ad appetitosa, altrettanta manna per le piante da frutto che grazie a quell’apporto ed alla buona terra crescevano rigogliose. Al compito provvedevano i tanti fiumetti che piovevano dall’alto dei colli che coronano il Golfo, ricchezza idrica che tanti ci invidiano.
Tutti quei rivi, ruscelli, torrenti creavano anche danni per le piogge che assai spesso li buttavano fuori dagli argini che madre natura e l’opera umana avevano eretto per contenerli. I danni causati erano, comunque, ampiamente ripagati dai benefici procurati ché anche al termine del loro percorso terreno, prima di inabissarsi nel fondo del regno di Posidone, riuscivano a rendersi utili.

Anche alle loro foci, infatti, chi si avventurava fra le onde faceva provviste d’acqua che su una qualsiasi barca non basta mai. Giunti allo sbocco di uno di quei tanti ruscelli, la nave calava una scialuppa con botti capaci che presto sì empivano del frutto di quei rivi. Come i vecchi Sprugolotti chiamassero quei posti famosi quanto la polla d’acqua dolce, non si sa; forse aigoade, parola che presto sparì dalla parlata di Sprugolandia. Pure nell’altro idioma è termine da tempo defunto l’equivalente acquata che oggi indica solo lo scroscio improvviso con cui compare sulla terra Giove Pluvio e che un tempo significava il rifornimento idrico ed il luogo dove lo si effettuava.
Erano tre quelle stazioni nel Golfo: alla foce della Lagora, nella baia di Panigaglia e sulla sponda opposta in quel di San Terenzo: là oggi vanno i turisti, ma di forestieri ne calavano anche allora per riempire barili e mettere frutta nelle bisacce.

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