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“Ovi, la ghiffa. Scapèmo!”

di Bert Bagarre

Sprugoleria
“Ovi, la ghiffa. Scapèmo!”

- Le cronache di Sprugolandia dicono che i monelli erano dei discoli matricolati.
Avevano appena finito via Chiodo adornandola con alberelli di arancio selvatico che ancora abbelliscono il panorama cittadino. All’epoca le piante erano ancora più numerose se l’appellativo primigenio di via Cavallotti era degli aranci, segno di una loro presenza anche da quelle parti. Non erano pochi se l’appellativo si conserva per una stradina dei pressi che è però priva di vegetazione, desertificata dal progresso.
Quei marioli terribili la stampa li ha fatto passare alla storia per battaglie fra bande contrapposte che, suscitando la disapprovazione dei passanti, si bombardavano con lanci ininterrotti di arance strappate a viva forza a quegli alberelli. Erano veri e propri oggetti contundenti ché quando di spiaccicavano sulla camicia bianca tramutavano la gazzarra in battaglia cruenta per il colore del frutto che spiaccicato si spandeva sul candido indumento facendo pensare a ferita mortale.
Per far cessare quei duelli interveniva la forza pubblica ed io m’immagino che all’approssimarsi della guardia civica, la rivalità si tramutasse all’istante in solidale fratellanza per invitare alla fuga collettiva di fronte al nemico comune.
“Ovi, la ghiffa. Scapèmo!”, questo era il grido il grido che usciva da tutte le bocche fino a quel momento impegnate a scambiarsi con le arance ingiurie ed improperi.
Ovi, la ghiffa: oggi chi le capisce più quelle parole e, soprattutto, chi fa ancora uso di quei termini che me, quando me a e-o fante, a le dizevimo?
La ghiffa era l’ordine pubblico che noi però trasformavamo anche in goffa. Gli studiosi ci dicono che lo strano termine probabilmente deriva da un gioco di carte chiamato non si sa perché “goffo” in cui la carta più importante era il jack che era denominato “o sbiro”, il poliziotto. Diventato emblema del gioco e volto, forse per dispregio, al femminile, ecco che il fante si materializzava in qualsiasi rappresentante della legge.
Io, però, fantasticando ho sempre immaginato che ci fosse una guardia dalle movenze impacciate e impedite, per sberleffo era detta goffa ma elevata a rappresentare la categoria.
Quale invece sia l’origine di ovi, proprio non saprei dire anche se il suo significato era chiaro: invitava all’attenzione, attività da prestarsi al massimo livello perché era prossimo se non addirittura imminente, un pericolo esiziale.
Noi, infatti, ragazzi per bene che mai scatenavamo la guerriglia cittadina, dicevamo ovi solo a scuola: quando suggerivi nell’interrogazione o, peggio, nei compiti in classe:
“Ovi, il proffe ti guarda!”

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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