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I boliviani cacciano McDonald’s

di Orsetta Bellani

Sarzana - Quando McDonald’s aprì a Spezia eravamo in molti ad avere dubbi sulle sue possibilità di successo. Non so come vadano gli affari del signor McDonald’s nella nostra città, ma ad ogni modo il fast food è ancora aperto.
L’impresa statunitense ha trovato maggiori difficoltà in Bolivia dove, dopo quattordici anni di attività, è stata costretta a lasciare il paese. L’investimento in campagne pubblicitarie non ha dato i frutti sperati, negli ultimi dieci anni l’affluenza di clienti è stata sempre più scarsa e gli otto fast food che McDonald’s aveva aperto nel paese andino sono stati costretti a chiudere i battenti, segnando il primo caso di fallimento nella storia del colosso della ristorazione.
Il primo McDonald’s venne aperto nel 1948 in California, e da allora i suoi fast food – che ricevono 40 milioni di clienti al giorno - hanno colonizzato i quattro angoli del pianeta. McDonald’s è divenuto uno dei maggiori simboli del capitalismo e dell’imperialismo culturale nordamericano, ossia del tentativo da parte degli Stati Uniti di assimilare le altre culture alla propria. Non a caso il fallimento di McDonald’s si riscontra proprio in Bolivia, paese in cui è forte il sentimento antiimperialista e l’orgoglio culturale indigeno.
Ci sono anche altri motivi, meno simbolici, che hanno reso McDonald’s uno dei maggiori bersagli dei movimenti sociali: le condizioni di lavoro che i suoi dipendenti sono costretti a sopportare, come i metodi utilizzati nell’allevamento del bestiame con cui vengono imbottiti i panini. Forse il motivo per cui l’impresa viene maggiormente criticata, e che ha dato origine a campagne di boicottaggio in tutto il mondo, sono i danni alla salute che l’alimentazione fast food comporta. L’uso di grassi insaturi nelle fritture dei McDonald’s ha portato la Corte Suprema della California a somministrare una multa da otto milioni e mezzo di dollari alla transnazionale. Secondo Greenpeace, nella preparazione dei McNugget’s vengono utilizzati Organismi Geneticamente Modificati (OGM), e il gruppo londinese dell’organizzazione ha reso pubblica l’inquietante "struttura" di un hamburger McDonald’s da 80g: 46 g. di carne bovina macinata (lingua, cuore, grasso, cartilagini, tendini, intestino compresi), 10 g. di carne recuperata meccanicamente dal resto della carcassa e poi tritata, 20 g. d'acqua, 2 g. di sale e spezie, 1 g. di gluttammato monosodico, 5 g. di polifosfati e conservanti.
Per spiegarsi il motivo del fallimento in Bolivia, McDonald’s ha prodotto un documentario in cui intervista nutrizionisti, sociologi, storici e cuochi. Tutti concordano nell’affermare che il rifiuto degli hamburger non si deve al loro sapore, ma alla concezione boliviana del cibo che, a detta di tutti, è esattamente il contrario di quella del fast food.
L’idea del “cibo rapido” non è l’antitesi anche della nostra concezione dei pasti? Ci vantiamo di avere la cucina più buona e sana del mondo, ma abbiamo lasciato ai boliviani il privilegio di essere i primi a cacciare McDonald’s dal loro paese.
Sabato 31 dicembre 2011 alle 11:16:20
ORSETTA BELLANI
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