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Cento capodanni fa. E quella ricorrenza...

di Alberto Scaramuccia

Sarzana - Gli antichi periodici locali non ci dicono come un secolo fa gli Spezzini passarono la notte di San Silvestro, se ci furono veglioni o feste organizzate per attendere in felice compagnia il nuovo anno. Sappiamo solo che nel pomeriggio al Politeama, il teatro che chiudeva Via Chiodo su una Piazza Verdi allora inesistente, si tenne una gran festa con i bambini delle scuole a cantare inni patriottici. Nel clima gioioso non sapevano di essere immersi nella corsa agli armamenti, sport praticato al tempo da ogni popolo civile degno di questo nome. Lo capirono dopo poco quando l'assurda gara divenne la prima guerra mondiale. Tuttavia, allora ci si godeva il lavoro che la necessità dell'aggiornamento bellico portava alla Spezia: sommergibili pronti al varo, corazze collaudate al balipedio della Castagna, il progetto dell'Andrea Doria che, sulla scia dell'appena varato Cavour, sarà battezzato nelle onde 15 mesi dopo.
Sappiamo anche che i dirigenti dei partiti che esprimevano da un paio d'anni Giunta e Deputato festeggiano al buffet della Stazione con abbondanza di vini. Questi però, precisa l'articolo, sono di razza e non tradiscono chi, onorevole D'Oria e sindaco Giachino in testa, li degusta fino alle ore piccole. A ragguagliarci sul menù davvero luculliano è la sola Libera Parola, foglio socialista. Forse si vuole partecipare ai compagni quello di cui avrebbero goduto quando la riscossa sociale si fosse compiuta. Nell'attesa i capi mangiano e chi li vota si contenta, come ogni altra festa, di mesciüa e baccalà. Nella lista dei cibi spicca la “majonaise” esibita come portata a sé, quel rango essendo simbolo di usi e costumi del tempo in cui la sbattuta di olio uova e limone faceva impazzire assai.
Non si formulano auspici per il 1912 che sta per scendere in campo, ma il domani, su cui mai c'è certezza, si supera tuffandosi nel passato.
Così si ricorda che il successivo 17 marzo sarebbe ricorso il centenario dell'elezione della Spezia a sede di Circondariato grazie a un decreto di Napoleone che La staccò finalmente da Sarzana (fra 3 mesi, è un sabato, ricorre il Duecentesimo: suggerisco la ricorrenza a chi di dovere, se mai leggesse queste righette). È data importante perché per la prima volta, se non sbaglio, la Spezia diventa sede di qualche cosa, elevata di rango da semplice paesone a capoluogo. Resta un piccolo borgo ristretto, ma si scommette sul suo futuro. Questo punto fermo l'ignoto giornalista auspica che sia viatico per i mesi a venire e la Città trovi una sempre migliore collocazione nella società italiana.
Probabilmente non conoscevano il bel canto irlandese che augura ad ognuno che la strada gli si apra innanzi mentre il vento soffia alle spalle, ma quella era di fatto la speranza del tempo.
Ed è anche la nostra, magari un po' scaramantica, se non altro per sperare di scendere dalle cime tempestose su cui siamo.
Sabato 31 dicembre 2011 alle 15:32:14
ALBERTO SCARAMUCCIA
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