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Dal Festival della mente/Paesaggio, costituzione, cemento

Sarzana - Piazza Matteotti, scenario della presentazione del settimo Festival della mente e fulcro della manifestazione, è piena in ogni ordine di posto. Tutte le autorità, tra cui l’ospite d’onore di questa giornata inaugurale, Massimo Moratti, assistono a questo primo evento, uno dei più attesi della manifestazione: “Paesaggio come bene comune, bellezza e potere”, tenuto dal direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Salvatore Settis.
Professore di Storia dell’arte e di archeologia classica, visiting professor di varie università europee e americane e direttore del Getty Research Institute di Los Angeles, l’autore di “Artemidoro” (2008) si presenta sul palco lanciandosi subito in un affondo diretto verso le istituzioni: cita alcune tra le fonti più autorevoli in materia di statistica e ambiente, tra cui l’Istat, per far emergere la situazione, che definisce tragica, in cui sta versando il nostro paese in ambito ambientale. Colpisce al fianco le varie autorità presenti in platea comunicando che, secondo i dati Istat 2010, la Liguria è la regione più martoriata dal cemento in Italia: dati che fanno male alle centinaia di persone che sono accorse per questo primo evento del Festival; nuovi porti, un posto barca ogni 30 persone, l’abbandono delle campagne e la propensione alla costruzione di nuove abitazioni nelle città affacciate sulla costa sono i dati che il Professore elenca quando parla della nostra regione.
Più case eppure la natalità, in Italia, è ai minimi storici.

Settis parla del paesaggio come di un bene comune che, come dice la stessa costituzione, dovrebbe essere al di sopra del bene del singolo. Riporta alla lettera citazioni riguardanti l’Italia di alcuni dei più importanti artisti della storia mondiale che vedevano nel “bel paese” la pietra miliare Europea, “la terra dove finire i propri giorni”, riportando Goethe.
Tutto ruota attorno alla bellezza, la perfetta fusione tra natura e cultura, l’equilibrio, così radicato nel 600, tra la campagna e la città dove l’agricoltura non era vista solo come forma di sostentamento ma come parte integrante dello splendore paesaggistico Italiano, “l’invidia di tutta l’aristocrazia europea”.
Ma tutto cambia, la bellezza diventa la bruttezza: cemento.
In 15 anni, dal 1990 al 2005, sono più di 3 milioni gli ettari tolti alla superficie agricola: il 17% in meno. Secondo un dossier del Wwf, datato 2010, 244 mila ettari l’anno vengono privati alla campagna e utilizzati per nuove costruzioni e, il record Italiano, spetta ancora una volta alla nostra regione con il 45,55% di territorio rurale in meno; si è giunti ad una situazione di saturazione spaziale che non mette a rischio solo la nostra “terra” ma soprattutto quella delle generazioni future.
Viene a mancare il suolo essenziale per la produzione alimentare, il continuo utilizzo di cemento implica conseguenze permanenti e irreversibili: -“Stiamo divorando il nostro paesaggio, priviamo le generazioni future di un bene fondamentale e indispensabile”, “ci stiamo comportando come cavallette che occupano uno spazio e lo consumano per poi spostarsi in un altro, mentre dovremmo comportarci come erbivori che basano il consumo sulla stabilità e sul controllo”.
Le parole di Settis raccolgono applausi da ogni angolo del tendone issato in Piazza Matteotti per questa tre giorni di eventi culturali: fa male rendersi conto di tutto ciò ma è importante, anzi fondamentale, avere qualcuno che ci ricordi che la terra non è infinita.
Sabato 4 settembre 2010 alle 15:07:26
DANIELE MARTINELLI
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