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"Il Parco deve pensare prima all'uomo, poi al rospo ululone"

Spunti interessanti a Santo Stefano in occasione dell'incontro dedicato al dissesto idrogeologico organizzato da "Da Porta Nord alla Brina".

"Il Parco deve pensare prima all'uomo, poi al rospo ululone"

Sarzana - Val di Magra - "Forse parlare di dissesto idrogeologico il primo agosto può sembrare fuori luogo, ma non è così. Sia perché, come abbiamo visto poco più di un mese fa, il nostro territorio può correre rischi in ogni stagione, sia perché è importante trattare di questo tema anche quando non si è immediatamente reduci da situazione di emergenza". Questo il ragionevole cappello messo da Paola Lazzoni, consigliere comunale di maggioranza a Santo Stefano, all'incontro "Dissesto idrogeologico: cura, prevenzione, somma urgenza", tenutosi ieri sera in Piazza Garibaldi, promosso dall'associazione "Da Porta Nord alla Brina", di cui la Lazzoni è grande animatrice. All'iniziativa hanno preso parte il presidente del Parco di Montemarcello Magra, Pietro Tedeschi, il consigliere comunale spezzino Pd, nonché geologo, Paolo Petri, e l'onorevole Martina Nardi, già vice sindaco di Massa, ora in Parlamento tra le file degli ex Rifondazione che, sulla scia di Gennaro Migliore, hanno abbracciato la causa Dem. Assenti giustificati Raffaella Paita, capogruppo Pd in Regione bloccata a Genova proprio per pratiche legate ai lavori del consiglio, e il geologo Capaccioli, strappato all'appuntamento da impegni professionali dell'ultimo momento.

Dopo l'introduzione della Lazzoni, che ha ricordato d'aver presentato una mozione, votata dal consiglio all'unanimità, proprio per chiedere massima attenzione al tema del dissesto in terra santostefanese, è intervenuto Petri, che ha offerto al pubblico una dissertazione di carattere eminentemente tecnico, mettendo al centro il concetto strategico di 'invarianza idraulica'. Petri, forgiatore, ai tempi dell'amministrazione Caluri, di quel piano del dissesto idrogeologico di Lerici che censì 73 frane (in barba alle 4 'ufficiali'), ha sottolineato innanzitutto come un grave problema sia costituito dagli smottamenti superficiali. "Conosciamo meno quelli profondi, ma le frane superficiali non vengono considerate più di tanto". Rimarcato come le strade, per problemi quali la mancanza di bocchette laterali, stiano diventando "i nuovi canali", ha poi puntato il dito contro l'eccesso di cementificazione: "Dagli anni '50 si è versato troppo cemento, favorendo l'impermeabilizzazione del suolo. Si parla spesso di bombe d'acqua, ma avrebbe più senso parlare di bombe di cemento". E ha proseguito: "L'attenzione al tema del dissesto, politicamente, non paga: i risultati di politiche serie si vedono dopo trent'anni". Politiche che devono perseguire un maggiore equilibrio tra "pianificazione urbanistica e pianificazione idrogeologica". Per dare l'idea dei costi, poi, il geologo Pd ha dato una cifra assai eloquente: "La pulizia dei canali di Santo Stefano costerebbe circa 2 milioni". E alla Lazzoni che chiedeva chiarimenti sulle possibilità di intercettare fondi Por Fesr per interventi contro il dissesto (soldi che possono finanziare solo opere progettate e cofinanziate al 30% dai Comuni), il consigliere spezzino ha risposto che, con ogni probabilità, gran parte del piatto (25 milioni) la Regione lo destinerà a Genova. "Ma è comunque giusto attivarsi per occasioni future. E non bisogna dimenticare i fondi del Piano di sviluppo rurale", ha puntualizzato.

L'onorevole Nardi ha esordito citando un millenarista studio americano che sostiene la concreta possibilità di spopolamento, a causa della fragilità ambientale, dell'area che da Genova va fino al Pisano. Non domani, no. Ma magari fra un paio di secoli. La dem toscana ha poi parlato dei sette miliardi messi sul tavolo dal governo per i prossimi cinque anni volti a sostenere interventi di mitigazione e messa in sicurezza. "Vogliamo che stanziamenti di questo tipo diventino una misura stabile, sistematica, in modo che dalla logica dei palliativi si possa passare alla prevenzione, che è il tema chiave". La Nardi ha guardato anche al referendum di ottobre: "Servirebbe una legge urbanistica nazionale: se vincerà il 'Sì' al referendum, sarà possibile averla. Ora, che la legge è regionale, la situazione è paradossale: posso fare una cosa in Lombardia ed essere premiata, e fare la stessa cosa in Toscana e finire in galera".

Ficcante l'intervento del presidente Tedeschi. "Il Parco - ha esordito -, regolato da una normativa del 1995, molto datata, oggi è un ente importante perché, dismesse Province e Comunità montane, è soggetto di raccordo fondamentale tra Comuni e Regione. Un punto fermo dell'azione dell'ente? La consapevolezza della necessità di fermare la progettazione della città, e pensare a quella della campagna e della collina, alle quali va ridata centralità. Non c'è alternativa. Il Parco può occuparsi di lampreda o rospo ululone, ma prima è meglio che si occupi dell'uomo, la cui attività è fondamentale per la gestione di un territorio tanto fragile come il nostro".
Due i grandi filoni sui quali Tedeschi vuole intervenire: "Uno è la bonifica delle 42 discariche presenti sul territorio dell'ente Parco, distribuite in 13 Comuni (Ameglia 4, Arcola 14, Beverino 2, Borghetto 3, Brugnato 3, Follo 1, Lerici 2, Rocchetta 1, Santo Stefano 4, Sarzana 2, Sesta 1, Vezzano 5, tra siti certi e siti ipotetici, ndr) sui 18 toccati dall'area protetta. Altro punto cruciale è la pulizia degli alvei e il recupero delle biomasse". Senza dimenticare un ulteriore impegno: "Stiamo censendo i terreni incolti abbandonati, in ottica ricomposizione fondiaria. Vogliamo vedere se è possibile ricondurre questi terreni al Parco e poi distribuirli a chi voglia occuparsene. Ci sono delle cooperative di Follo, per esempio, che già si stanno facendo avanti in quest'ottica, e recentemente ho parlato con dei ragazzi interessati al recupero degli uliveti alla Serra di Lerici".

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