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Rampi da Casapound, Pregazzi: "Gentaglia". La replica: "Guardi alla voce diffamazione"

Scontro social tra il segretario di Sinistra italiana e il presidente del consiglio comunale sarzanese.

Polemica
Rampi da Casapound, Pregazzi: "Gentaglia". La replica: "Guardi alla voce diffamazione"

Sarzana - Val di Magra - La presenza di Carlo Rampi, esponente di Fratelli d'Italia e presidente del consiglio comunale di Sarzana, a una conferenza organizzata da Casapound ha oggi provocato la reazione di Sinistra italiana. E non è mancato lo screzio social.

Postando la foto della conferenza nella sede del movimento di estrema destra, con Rampi in prima fila – relatore Riccardo Borrini, negli anni novanta candidato sindaco spezzino per la Lega Nord -, accostandole a un ritratto di Pietro Arnaldo Terzi, il segretario provinciale di Sinistra italiana, Giacomo Pregazzi, ha scritto: “A sinistra Pietro Arnaldo Terzi eroico sindaco di Sarzana durante l'assedio (respinto! ) delle squadracce fasciste nel '21. Arrestato nel '44 e morto in campo di concentramento. A destra Carlo Rampi, attuale Presidente del Consiglio Comunale di Sarzana, che presiede come se nulla fosse ad una iniziativa nella sede di Casapound. Questa gentaglia va cacciata al più presto da Sarzana!”.

Pronto il commento al post dello stesso Rampi: “Gentile Signor Giacomo Pregazzi, può trovare comodamente la definizione del verbo "presiedere" (stare a capo, sovrintendere) sul vocabolario: constaterà come l'espressione presiedere, applicata ad una persona seduta fra il pubblico ed intenta ad ascoltare un relatore, sia semplicemente inappropriata. Sull'uso del termine "gentaglia", invece, potrebbe esserLe utile consultare (l'avrà certamente già fatto attesi i Suoi studi giuridici) l'art 595 del vigente codice penale, rubricato "diffamazione". In particolare troverà interessante il terzo comma di quell'articolo che prevede, in ipotesi di utilizzo di mezzi di pubblicità (quale sicuramente e per consolidata giurisprudenza è facebook), una pena con massimo edittale di tre anni di reclusione (e comunque un minimo non inferiore ai sei mesi). Lungi dal volerLa dissuadere dalla - più che legittima - polemica politica, la invito pertanto a voler ponderare le Sue espressioni in pubbliche esternazioni, anche nei miei confornti, onde evitare di incorrere nel rigore della legge. Mi permetto di farLe altresì presente come una polemica dura ma garbata sia altrettanto efficace. Senza astio alcuno, cordialmente La saluto”.

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