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Mazzanti: "Affermazioni di Sarzana Popolare sono cambiale in bianco per il sindaco"

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Mazzanti: "Affermazioni di Sarzana Popolare sono cambiale in bianco per il sindaco"

Sarzana - Val di Magra - Continua lo scambio di frasi al vetriolo fra Sarzana Popolare e Fioretta Mazzanti dopo l'annuncio del suo addio alla maggioranza. Dopo le riflessioni di ieri del suo ormai ex gruppo (QUI) oggi tocca alla consigliera (che formerà un nuovo soggetto civico con Paolo Mione all'opposizione) che risponde: “Pur nella consapevolezza che la cosa poco importi ai cittadini di Sarzana, prendo nuovamente atto delle esternazioni pubbliche di Sarzana Popolare e mi limito ad osservare alcuni fatti oggettivi, senza timore di smentita. In primo luogo, è curioso scoprire che Sarzana Popolare dichiari di apprendere dai quotidiani l’uscita dal gruppo della sottoscritta, quando solo la sera precedente, nella chat aperta anche ai simpatizzanti, l’assessore aveva dichiarato testualmente che se non fossi uscita da sola “mi avrebbe buttata fuori lui”. Con tutto il rispetto per i colleghi, di fronte a due alternative del genere, sebbene per un attimo il dubbio mi avesse assalita, ho preferito optare per la prima soluzione”.
“In secondo luogo – prosegue - il fatto che Sarzana Popolare ritenga di aver avuto un atteggiamento “non passivo” nei confronti del sindaco all’epoca del “ratto dell’assessore” per il solo fatto di aver scritto qualche articolo a riguardo, mi sembra un’affermazione che, se possibile, rischia di peggiorare ulteriormente la considerazione politica che possa avere un cittadino nei confronti di Sarzana Popolare; da questo punto di vista devo riconoscere al sindaco una ammirevole lungimiranza nell’aver capito fin da subito che il pegno che avrebbe dovuto sopportare per avere un assessore sarebbe stata qualche invettiva epistolare, mai tradottasi non solo in un atto politico (qualche mozione? qualche astensione?), ma nemmeno nella minaccia dello stesso.
Peggio ancora, affermare che questa posizione totalmente passiva fosse tenuta per “anteporre l’interesse dei cittadini all’egoismo partitico”, e che mai il gruppo avrebbe fatto (ed, a questo punto, farebbe) una scelta come quella della sottoscritta, è un’altra affermazione che messa per iscritto rappresenta una cambiale in bianco in mano al sindaco dalla cui sola benevolenza dipenderà il fatto di assegnare al gruppo non solo il secondo assessore, ma addirittura il primo, ben sapendo che, per l’interesse dei cittadini, Sarzana Popolare non si permetterebbe mai di mettere a rischio l’esistenza stessa di questa amministrazione, perché “il senso di responsabilità e di lealtà dei consiglieri del gruppo Sarzana Popolare prevale sulle dinamiche partitiche”. Quando poi si parla di assessorati, è quantomeno bizzarro il fatto che Sarzana Popolare, per poter sostenere le proprie tesi, debba riportare fatti che sono notoriamente errati o falsi”.

Mazzanti attacca: “Per onor di cronaca, la sottoscritta è entrata in Consiglio quando Roberto Italiani è divenuto assessore, mentre il passaggio in giunta di Barbara Campi ha determinato l’ingresso del consigliere Maggiari. Questo dettaglio è apparentemente trascurabile, se non fosse che è noto a tutti i consiglieri ed ai vertici regionali che, fin dall’epoca della costruzione della giunta, di fronte alla consueta domanda di chi fosse disponibile al ruolo di assessore, la sottoscritta si era chiamata fuori, a differenza di quanto fatto dal ben più esperto consigliere Pizzuto, ben consapevole di non avere alcuna esperienza e competenza per rivestire un ruolo del genere, considerandolo altresì non compatibile per impegno richiesto con gli obblighi lavorativi, e lasciando il posto all’unica altra donna disponibile.
A seguito del passaggio di Barbara Campi a Cambiamo, la sottoscritta era stata invitata a rivedere la propria posizione, e dopo aver confermato la propria indisponibilità per ragioni non diverse dalle precedenti, era stata convinta – dovendo schierare una donna – ad accettare l’ipotesi, dietro la promessa di avere il supporto del gruppo e di tutti coloro che al tempo gravitavano intorno allo stesso (un numero non trascurabile di professionisti che ipotizzando di trovare in Sarzana Popolare un ambasciatore delle proprie idee, si erano prodigati con entusiasmo per preparare proposte per la città che mai sono arrivate sui tavoli opportuni – va da sé che oggi di quei professionisti e di quelle idee non se ne vede, comprensibilmente, più nemmeno uno da parecchio tempo). Una volta data la disponibilità, avendo conosciuto esplicitamente le posizioni contrarie del sindaco a riguardo, ed avendo registrato il tipo di trattamento che veniva riservato all’assessore in carica, avevo nuovamente dichiarato, e condiviso con tutto il gruppo, la mia totale indisponibilità che tale è rimasta fino ad oggi”.
“Sarebbe preoccupante scoprire che Sarzana Popolare non abbia mai chiesto il secondo assessore solo per evitare il rischio che il posto andasse alla sottoscritta; oggi questo rischio non vi è più, e finalmente Sarzana Popolare potrà chiedere con veemenza ciò che le spetta da due anni a questa parte. Se qualcosa ho imparato da questa esperienza – e di questo devo comunque ringraziare il gruppo di Sarzana Popolare e di Liguria Popolare che mi hanno accolta con totale disponibilità fin dal primo momento -, è che il legame con il territorio non dipende dal singolo, ma dall’abilità del gruppo di valorizzare al meglio la capacità e la disponibilità di ciascun individuo in un progetto inclusivo e non elitario. In questo senso, anche solo porsi la domanda di quale sia il legame della sottoscritta con il territorio, o affermare che il legame sarebbe stato mantenuto attraverso l’assessore Italiani, è di per sé un indizio di quale sia stata la ragione di un declino che il voto alle ultime regionali ha semplicemente reso esplicito ma che, per quante difese d’ufficio vengano fatte, era evidente da tempo”.

“Ringrazio comunque il sindaco – conclude Mazzanti - e tutti i consiglieri di maggioranza per l’esperienza che mi hanno fatto vivere fin dalla campagna elettorale. Le accuse di “assenteismo” o di “mancata partecipazione” che mi arrivano anche da persone che stimo, e delle quali non cambierò certamente opinione, mi saranno di stimolo per fare sempre meglio; in cambio, se mi posso permettere, dal basso della mia inesperienza, inviterei tutta la leadership a ripensare all’approccio verso quelle persone che come me sono arrivate con grande entusiasmo e voglia di imparare, perché l’avere gente che vuole apprendere e’ un valore che viene distrutto se chi ne ha le competenze non ha desiderio di insegnare”.

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