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Ultimo aggiornamento: Domenica 22 Luglio - ore 21.11

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Maggioranza a pezzi, minoranza pure: salta il consiglio su Marinella e antenne

Troppe sedie vuote nella sala consiliare di Sarzana. Mione bacchetta tutti, Chiappini ringhia. Il rammarico di Torre e la delusione del comitato

Maggioranza a pezzi, minoranza pure: salta il consiglio su Marinella e antenne

Sarzana - Val di Magra - Saltato il consiglio comunale di Sarzana che avrebbe dovuto ospitare due temi caldi come il futuro di Marinella - complice un ordine del giorno (QUESTO) del consigliere Chiappini - e la risposta del capo ufficio tecnico alla petizione del 'Comitato Sarzana Che Botta!' sul Piano antenne cittadino. Troppi i banchi deserti: per il presidente del consiglio comunale Damiano Lorenzini non c'è stato altro da fare che tirar giù il sipario.

L'appello delle 18 ha visto rispondere presente sei consiglieri. Antola, Lorenzini, Mattioni e Torre per la maggioranza; Mione e Chiappini per la minoranza. La seconda chiamata, tenutasi, da regolamento, un'ora più tardi, ha visto aggiungersi al novero il sindaco Alessio Cavarra. Sei su diciassette (sedici consiglieri più il sindaco) o sette su diciassette poco cambia: per fare il consiglio bisogna essere almeno in nome. Niente numero legale, quindi, e tutti a casa.

Tra gli assenti, hanno presentato giustificazione, per la maggioranza, Frassini, Corsi e, al primo appello, il sindaco; per la minoranza, Giorgi, Pittiglio e Rampi. Assenti senza giustificazione, quindi, Zanetti per la minoranza e Rosignoli, Vinchesi, Silvia Ricci e Franco Ricci per la maggioranza.

Niente dibattito né schermaglie quindi per il folto pubblico - almeno una ventina di persone - assiepatosi in sala consiliare.

Visibilmente amareggiato l'ex presidente del consiglio comunale Paolo Mione soprattutto perché le defezioni tra le file della minoranza hanno evitato che i pochi consiglieri di maggioranza - è quel che presumibilmente sarebbe accaduto per non andare sotto - lasciassero l'aula al momento dell'appello. Un fatto che non sarebbe certo stato di scarso rilievo politico. "Al di là delle assenze giustificate, questa non è stata una bella pagina non solo per la maggioranza, ma anche per l'opposizione - ha detto il candidato sindaco di 'Sarzana per Sarzana -. Sono convinto che sia la maggioranza a dover garantire il numero legale, va bene. Però la minoranza non ha fatto il suo. Una situazione disdicevole. Evidentemente certi temi disturbano sia la maggioranza che l'opposizione". L'avvocato ha mostrato quindi delusione per le sedie sguarinite in minoranza, rimarcando in particolare l'assenza del consigliere di Sinistra italiana Paolo Zanetti ("Lavora il venerdì? Anch'io, eppure sono qui", ha brontolato l'ex Pd), che non ha presentato giustificazione, diversamente dal capogruppo pentastellato Federica Giorgi, dall'esponente di Fratelli d'Italia Carlo Rampi e dal consigliere Rosanna Pittiglio, Mdp come Mione.

Una furia Valter Chiappini di 'Sarzana in movimento', che ha espresso tutto il suo scontento per un consiglio saltato "su temi delicatissimi come Marinella e il Piano antenne". Un Piano che, per l'ex cinque stelle, "si contraddice dicendo che ci si è documentati per non arrecare danno agli animali, ma non per non arrecarne agli uomini". Un'accusa poi su Marinella: "Se invece di dare un milione per il ripascimento del litorale, che serviva per tutelare la proprietà privata di Marinella, si fosse investito sulla fattoria, oggi avremmo centinaia di offerte. E in passato offerte ce ne sono state, il sindaco e il senatore Caleo lo sanno bene".

Disappunto anche per Carlo Ruocco, voce del 'Comitato Sarzana Che Botta!'. "Delusione totale, ci vorrebbe un po' di senso del pudore". Ruocco ha inteso evidenziare come "nella risposta alla nostra petizione il dirigente Mugnaini dice che con la procedura Vas si sarebbe perso troppo tempo. Io penso che il tempo lo stiano perdendo gli uffici tecnici che non risolvono il problema della Vas, e ormai sono passati dieci mesi falla nuova legge che attribuisce tale procedura agli uffici". Ruocco si è rammaricato anche perché "per la prima volta una petizione viene portata in consiglio comunale nei tempi previsti dallo statuto - 60 giorni -, e invece il consiglio salta".

Corrucciato il capogruppo Pd Mario Torre: "Sono dispiaciuto per questa sera. Sapevo che ci sarebbero stati numeri risicatissimi, ma sono venuto già a posta da Genova sperando si potesse tenere il consiglio".

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