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La Festa dell'Unità dice no a digestore e gas. E fa un pensierino al 2020

Amministratori della Val di Magra, Legambiente e Comitato contro l'impianto di Saliceti, non senza sfumature. L'appello di Romeo: "Centrosinistra unito alle regionali".

Sarzana - Val di Magra - Dibattito all'ora dell'aperitivo ieri sera alla Festa dell'Unità di Ponzano, al Parco 2 giugno. Tema cardine il contestato biodigestore anaerobico di rifiuti organici la cui realizzazione è prevista a Saliceti, a cavallo tra la piana di Vezzano e quella santostefanese, accanto all'impianto di trattamento dell'indifferenziato attivo da poco più di un decennio. “Il nostro territorio ha già ampiamente dato in termini ambientali e in ogni caso il digestore non è la soluzione migliore per trattare i rifiuti. Non chiude il ciclo, producendo ammendanti pericolosi e fanghi da depurare. Molto meglio immaginare compostiere di comunità”, ha affermato Carla Bertolotti, storica voce della Macchia, intervenuta per il Comitato No Biodigestore Saliceti. La sindaca santostefanese Paola Sisti, Pd, è tornata ad attaccare il collega amegliese De Ranieri “che, con un intervento di volgarità incredibile, ha definito 'cagata pazzesca' la mobilitazione contro il digestore”. La prima cittadina ha dichiarato che “i sindaci sono tutori del territorio, non burattini nelle mani di chi governa la Regione”, ricordando che “il nostro Comune ha espresso posizione di assoluta contrarietà all'impianto e si è mosso con gli strumenti consentiti dalla legge, come il ricorso al Tar, fatto sulla prima delibera relativa al digestore, cioè quella che ha sancito l'inchiesta pubblica. Ma nel frattempo Recos aveva presentato il progetto, in barba alla programmazione precedentemente delineata dagli enti territoriali. Una mortificazione delle istituzioni democratiche”.

Il neo vice sindaco di Vezzano Simone Regoli, anche lui esponente Dem, ha rimarcato il niet al digestore del municipio vezzanese, definendo “una farsa” l'inchiesta pubblica partita il primo di agosto. “I tecnici della Regione – ha affermato – ci hanno tirato per la giacca in tutti i modi perché la organizzassimo noi, ma abbiamo sempre respinto questo onere. Perché è vero che dovrebbe farsene carico il comune che accoglie l'impianto... ma a noi, prima della presentazione del progetto di Recos nessuno aveva detto che il sito sarebbe stato Saliceti”. Accuse alla Regione, tacciata di “incapacità e menefreghismo. Ci hanno detto che a Saliceti arriva un impianto da oltre 50 milioni di euro perché a deciderlo è il privato. Una cosa che mi ha lasciato esterrefatto”. Salvatore Romeo, assessore all'ambiente ad Arcola, storico esponente di Rifondazione comunista, ha esortato a proseguire con la “mobilitazione congiunta di istituzioni e comitati della cittadinanza”, osservando: “Il nostro territorio ha dato tanto, anche in virtù di insediamenti che sono nati in un periodo, il secondo dopoguerra, in cui c'erano bisogno di sviluppo e lavoro, meno sensibilità ambientale e carenza di norme in materia. Poi ci siamo resi conto, magari tardi, che era necessario cambiare, non ripetere gli stessi errori. Ecco, realizzare il biodigestore di Saliceti sarebbe ripetere un errore. Quel che invece occorre fare è bonificare, educare, recuperare parti di territorio”. Romeo, bacchettato l'assessore Giampedrone per l'assenza in commissione nel giorno dell'audizione sul digestore, ha ricordato come sotto la crosta di Saliceti ci siano “falde idriche che servono non solo la nostra provincia ma anche parte di quella di Massa Carrara”. L'esponente di Rifondazione ha infine colto l'occasione per invitare il centrosinistra all'unità in vista delle elezioni regionali 2020.

Un appello accolto a pieni polmoni da Federica Pecunia, segretario provinciale del Partito democratico e capogruppo Dem nel consiglio comunale spezzino, che, unitasi al coro del no al digestore di Saliceti, ha poi concentrato il suo intervento sul futuro di Enel: “Come opposizioni consiliari ci siamo mossi percorrendo tutte le vie politiche e istituzionali per dire stop al carbone e no al gas. Basta inquinamento. Serve un futuro sostenibile per l'area, all'insegna delle rinnovabili. Il centrodestra voleva il gas ma ha cambiato idea quando ha capito che la città non era d'accordo. Toti? È venuto al convegno della Cgil a dire che la centrale a turbogas è un'opportunità”. Presente al dibattito anche Federico Borromeo di Legambiente Liguria. “Il digestore anaerobico – ha spiegato – ci vede d'accordo dal punto di vista tecnologico, è uno dei modi per uscire dall'emergenza rifiuti. Ma in questo caso si è seguita una procedura quantomeno singolare e non vanno bene dimensioni e sito. Il biodigestore a Saliceti innescherebbe un 'turismo del rifiuto' invece da evitare: l'organico arriverebbe in gran parte da Genova e il residuo della biodigestione da Saliceti tornerebbe verso il capoluogo, alla discarica di Scarpino. Trecento chilometri tra andata e ritorno, con intasamento della viabilità, aumento dell'inquinamento dovuto ai mezzi e spese di trasporto che andrebbero a ripercuotersi sulle tariffe di tutti i liguri. Ripeto, così si crea un turismo dei rifiuti insensato, che magari fa risparmiare il gestore, ma i cui costi vanno a pesare sulle tasche dei cittadini. Meglio sarebbe farlo nel Tigullio, più baricentrico”. Meglio “paradossalmente”, ha sottolineato Borromeo, visto che l'idea di Legambiente, ha spiegato, è avere un maggior numero di digestori distribuiti sul territorio e di capacità inferiore rispetto, ad esempio, alle circa 80mila tonnellate previste per Saliceti.

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