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Centri di accoglienza, Sisti: "Parole di violenza ultima cosa di cui abbiamo bisogno"

La sindaca di Santo Stefano: "Il nostro comune ha chiuso sale pubbliche e impianti sportivi prima di tutti. Massima attenzione anche alle strutture. Chi viola le regole sarà sanzionato, italiano o non".

Virus e regole
Centri di accoglienza, Sisti: "Parole di violenza ultima cosa di cui abbiamo bisogno"

Sarzana - Val di Magra - “Oggi abbiamo bisogno di ritrovare sentimenti di tolleranza e generosità verso il prossimo perché l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di ascoltare ancora parole violente e volgari su argomenti che attualmente sono ampiamente superati dalla drammaticità di quello che stiamo vivendo”. Parola del sindaco di Santo Stefano, Paola Sisti. Che con temi “ampiamente superati” fa riferimento all'ormai annoso dibattito sull'immigrazione. L'intervento della sindaca prende le mosse dal dibattito di questi giorni sul rispetto delle misure anti contagio nei centri di accoglienza santostefanesi. “Ne abbiamo due, uno gestito da Caritas Diocesana, uno gestito dal Sermig – spiega Sisti attraverso i social network -. A fine gennaio abbiamo avuto cone giunta la percezione che la diffusione del virus non si sarebbe fermata supportati in questa convinzione dai medici di base del nostro territorio. Insieme a loro abbiamo cominciato ad approfondire uno scenario possibile e abbiamo cominciato ad organizzarci. I medici per quanto di loro competenza hanno costruito una rete per essere interscambiabili condividendo la possibilità di conoscere, se necessario, le situazioni cliniche dei pazienti, convinti com'erano che presumibilmente i primi ad essere colpiti sarebbero stati loro. Abbiamo incontrato il direttore del Conad per accertarci che mai sarebbe mancato l'approvvigionamento alimentare, abbiamo chiesto alle attività commerciali di dare disponibilità per la spesa a domicilio o pasti pronti a domicilio. Abbiamo chiesto disponibilità alla Protezione civile per gestire un'emergenza che non e' prevista neppure nei piani di Protezione civile di cui ogni Comune si deve dotare e ci siamo letteralmente inventati il Nucleo di Supporto emergenza Covid. Abbiamo parlato con il Direttore di Caritas diocesana perché si attrezzasse nel suo centro a S. Stefano per mettere in sicurezza i cittadini ma anche gli ospiti del centro. Abbiamo ordinato mascherine che hanno potuto dare una prima risposta di salvaguardia ai dipendenti e soprattutto ai vigili urbani. Abbiamo chiesto al nostro medico del lavoro di fare un corso di formazione per chi poi doveva operare sulle strade! Abbiamo chiuso le sale pubbliche, le palestre gli impianti sportivi, la pista ciclabile, molto prima di qualunque altro. S.Stefano e' stata grande”.

“In tutto questo potete credere che non abbiamo pensato al centro immigrati? Potete credere che la Caritas che in questo momento si sta occupando oltre che degli immigrati anche degli italiani senza tetto che sono in strada per dargli un tetto e toglierli da un rischio potenziale per sé e per gli altri, non abbia fatto di tutto per evitare il rischio contagio?”, ha concluso la sindaca, aggiungendo che “gli immigrati che vanno a passeggio sul nostro territorio sbagliano esattamente come sbaglia un italiano se lo fa in questo momento e come un italiano deve essere sanzionato!”.

Qualche ora prima, dal gruppo di opposizione Insieme per voltare pagina, era arrivato un attacco proprio alla prima cittadina. Il gruppo consiliare della destra aveva scritto che “solo dopo la denuncia del protrarsi di situazioni di possibile mancato rispetto delle norme, finalmente pare che il sindaco abbia sollecitato il gestore del centro a controlli ed abbia dato precise istruzioni. Bene, cogliamo con favore la maggiore attenzione posta sulla gestione del centro nel nostro territorio perché la salute della nostra comunità dipende anche da questo. Come consiglieri comunali continueremo a vigilare sull’osservanza delle disposizioni e non ci faremo di certo fermare da chi elucubra insani processi alle intenzioni del nostro gruppo e specula sul colore della pelle. Per noi il colore della pelle non è parametro di valori e di legittimità di comportamenti; evidentemente per alcuni sì”.

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