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Ultimo aggiornamento: Domenica 23 Settembre - ore 15.06

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Cavarra consigliere: "Lavoro? Di sicuro non farò come Giampedrone"

L'ex sindaco di Sarzana pronto a sedere tra i banchi dell'opposizione. E accusa: "Mione ha fatto votare la Ponzanelli. Chi ha avuto tutto dal Pd ha deciso di sfasciarlo".

Cavarra consigliere: "Lavoro? Di sicuro non farò come Giampedrone"

Sarzana - Val di Magra - “Sapevo che sarebbe stata durissima perché in Italia e in Europa spira un pericoloso vento di destra. Le famiglie dal 2008 in avanti si sono sentite sempre più sole a causa della crisi economica più lunga della storia. E rabbia e risentimento stanno prevalendo. Quindi ero a conoscenza delle difficoltà, ma fino all'ultimo ho sperato che ci giudicassero non per il clima nazionale ma per l'impegno profuso in cinque anni di amministrazione intensi e positivi, di cui non rinnego nulla”. Alessio Cavarra prova a mettere alle spalle la cocente sconfitta del 24 giugno, fatidica data del ballottaggio che ha consegnato Sarzana al centrodestra e al neo sindaco Cristina Ponzanelli. L'ormai ex sindaco si apre, non senza levarsi qualche ciottolo dai mocassini.

Cavarra, nonostante il momento non felicissimo per Pd e centrosinistra, in molti non pronosticavano un esito alla spezzina, lo stesso centrodestra era più cauto. Invece che è successo?

“E' successo che la sinistra era divisa. E' successo che Lega tra il primo e il secondo turno è cresciuta almeno del 5 per cento nei sondaggi insistendo sul tema degli sbarchi. Ed è successo che Paolo Mione al ballottaggio ha fatto votare per la Ponzanelli. Dirigenti che nella vita hanno avuto ruoli e prestigio grazie al Pd che invece di fare i padri nobili, una volta persi i ruoli, hanno cominciato a sfasciare il partito a cui devono tutto. E poi va tenuto conto della profonda crisi del Pd assieme al vento del cambiamento che sta soffiando fortissimo nel nostro Paese, un vento che ha travolto anche noi e quasi tutti i comuni governati dalla sinistra”.

Però lei qualche errore l'avrà pur commesso

“Errori ne ho fatti e non ho paura ad ammetterli. Ma uno più di tutti mi tormenta. Ho fatto parte di una generazione che ha combattuto per il rinnovamento rispetto a schemi e metodi di gestione del potere che avevano caratterizzato per decenni Sarzana anche dentro il mio partito. Li ho combattuti nel 2009 al congresso che ha visto contrapporsi Franceschini e Bersani, alle primarie in cui si è presentato la prima volta Renzi - a Sarzana abbiamo vinto contro tutti - e poi quando mi sono candidato sindaco nel 2013. Poi questi vecchi dirigenti sconfitti hanno ricominciato un processo di logoramento e contrapposizione e, anziché continuare a combatterli, in nome dell'unità, ho provato a ricucire. Ed ho sbagliato perché a Sarzana doveva essere completato un percorso di totale rinnovamento e perché queste persone volevano solo ritornare al potere anche a costo di farci perdere”.

Classica bilancia: cose fatte e cose non fatte

Abbiamo fatto tanto: risanato i conti, risolto il problema dei rifiuti, abbiamo fatto ripartire progetti fermi da anni uno, su tutti il Teatro degli Impavidi, oltre ad aver sbloccato il progetto di ristrutturazione del Laurina e di Piazza Martiri, e ancora abbiamo avviato una riqualificazione delle periferie e la messa in sicurezza delle loro scuole, senza dimenticare la lotta al dissesto idrogeologico o la nascita del Talent garden. Non è bastato, perché i fantasmi ritornano sempre...”

Fantasmi?

“Penso a tre questioni. La prima, Marinella. Un tema che è sempre stato gestito negli ultimi decenni nelle segrete stanze - di cui non ho fatto parte - senza mai capire perché non si sbloccasse. E quando sono diventato sindaco i nodi sono arrivati al pettine. Quelli che avevano gestito la questione nelle segrete stanze avevano sbagliato a tenere tutto fermo. Poi c'è la questone Acam: mi sono ritrovato con oltre 3 milioni di debiti pregressi da pagare. O li pagavo o contribuivo a far fallire l'azienda con mille lavoratori! Ho onorato gli impegni, ma questo ha significato fare dei sacrifici in termini di investimenti. Senza parlare del bilancio comunale che, come dicevo, ho dovuto completamente risanare. Ecco la verità. Sono stati anni duri... ma la responsabilità è tutta della mia generazione o di quelli che hanno lasciato in eredità questi problemi?”.

Quale futuro per il Pd?

“Credo che ci sarà molto da lavorare e da ricostruire. Mi conforta che intorno a noi oggi ci siano tanti giovani capaci e motivati che abbiamo coinvolto in campagna elettorale e che dovranno costituire l'ossatura del rinnovamento del Pd e del centrosinistra. Lavorerò per valorizzare ancora di più, rispetto a prima, una nuova classe dirigente”.

Sarà in consiglio comunale?

“Sono un uomo delle istituzioni e di partito. I cittadini ci hanno detto che dobbiamo stare all'opposizione e io onorerò il Pd e le istituzioni anche da questo ruolo. Quindi sì, farò il consigliere comunale di opposizione”.

I suoi avversari hanno spesso osservato che ora dovrà trovarsi un impiego

“Prima di tutto prenderò un po’ di ferie. Nei cinque anni da sindaco non le ho mai prese. Per il resto sono dipendente del Partito democratico, continuerò a fare politica perché è parte della mia vita e perché l’ho sempre concepita come qualcosa al servizio degli altri e mai al servizio di me stesso. Percepisco da parte dei miei avversari politici una forte preoccupazione per il mio problema occupazionale. Ho alcune ipotesi che sto valutando e deciderò per il meglio. Posso però assicurare a Giampedrone che non andrò a fare il consulente al turismo del comune di Porto Venere o di qualche sindaco amico come fece lui da disoccupato. D'altronde le nostre storie sono cosi diverse: io ho lasciato lo stipendio da consigliere regionale per andare a fare il sindaco guadagnando sei volte di meno. Lui ha lasciato lo stipendio da sindaco per il ruolo in Regione guadagnando sei volte di più. Sta tutta qua la differenza. Ma si sa, se uno lo stile non ce l'ha non se lo può dare”.

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