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Base Riformista: "A Sarzana il Pd tiene ma non c'è da festeggiare"

Base Riformista: "A Sarzana il Pd tiene ma non c'è da festeggiare"

Sarzana - Val di Magra - In politica, ma non solo, interpretare correttamente la realtà è la condizione imprescindibile per prendere le corrette decisioni.
Trascorse 48 ore dall’ufficialità dei risultati elettorali, abbiamo strumenti sufficienti per comporre una visione lucida di quanto emerso dalle urne, visione confortata dalle analisi, già pubbliche, dei più prestigiosi istituti di ricerca.
Temiamo, pertanto, che si possa affermare che il risultato del PD rappresenti una vittoria perché ciò rischierebbe di “disarmare” il partito invece di fargli prendere coscienza delle proprie debolezze.
Sia chiaro, il PD era il secondo partito alle elezioni politiche del 2018 e secondo è rimasto anche se, in termini assoluti, ha perso circa 110.000 voti.
In sostanza i nostri elettori sono rimasti gli stessi, anzi qualcuno di meno, e non c’è stato alcun travaso di voti dal M5S che, invece, sono andati alla Lega o all’astensione.
Queste elezioni hanno un vincitore, Matteo Salvini – e uno sconfitto – Luigi Di Maio.
Il PD sta nel mezzo e se ancora mantiene una certa forza è grazie alla lealtà e al senso di comunità di chi continua a lavorare con serietà e abnegazione anche se ha perso il congresso!
Sarzana non fa eccezione: anche qui il PD, che mantiene i voti delle precedenti politiche 2018, è secondo dietro alla Lega e ben avanti al M5S, ma, drammaticamente, la destra estrema raggiunge percentuali impensabili solo pochi mesi fa nella città di Terzi e Barontini.
Non c’è, quindi, da stare allegri e festeggiare.
Ricordiamo a chi si è affrettato a rivendicare una nuova centralità del PD, alla luce dei 4 punti percentuali in più ottenuti in queste elezioni, pur con 110.000 voti in meno, che questa volta la campagna elettorale non ha visto quelle divisioni e polemiche interne che invece hanno caratterizzato le campagne precedenti.
Noi tutti abbiamo lavorato bene e con lealtà e se l’atteggiamento di chi oggi si erge a campione del cambiamento vittorioso si fosse comportato nello stesso modo avrebbe consentito ben altri risultati al PD.
Il lavoro che ci attende, se non ci accontentiamo di arrivare secondi, per tornare a vincere in Europa e in Italia, è impegnativo soprattutto sul piano culturale: la visione delle praterie a sinistra che se conquistate ci porterebbero ai fasti del passato va superata perché quelle praterie valgono solo il 3/4% e la tendenza è a restringersi ancor di più.
Il fronte liberal democratico, spurgato dalle scorie ideologiche che ancora penalizzano il pensiero della sinistra moderna, va allargato dalle fasce sociali tradizionalmente legate alla sinistra, in buona parte passate al populismo fin dall’epoca di Berlusconi, alle fasce sociali sensibili ai diritti civili, alle politiche ambientaliste, a quei ceti produttivi favorevoli all’equa distribuzione della ricchezza, ma convinti che la ricchezza prima vada prodotta da un sistema industriale e dei servizi moderno ed evoluto.
Questa visione comporta la revisione dei perimetri che contengono il bacino elettorale del PD perché, altrimenti, la sua erosione sarà inesorabile.
Occorre allargare il fronte al centro moderato, quel centro che guarda alla sostanza del buon governo, non teme le riforme, ma è indisponibile a sostenere visioni stataliste e protezioniste in campo economico tipiche della sinistra più arretrata e anti europeista.
Al contrario, pensare che sia sufficiente ricostituire un apparato di partito, coeso e centralista, che riproponga parole d’ordine “novecentesche”, per conquistare nuovi elettori è velleitario e ci condanna alla sconfitta.
Purtroppo, però, ci pare che questa sia la via che si appresta a percorrere l’attuale maggioranza del PD: interpretare la realtà digitale utilizzando i geroglifici.

Base Riformista - Sarzana

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