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“Sarzana ai tempi del Covid: antichi errori e vuoto di idee”

Intervento del Circolo Pertini.

commercio e crisi
“Sarzana ai tempi del Covid: antichi errori e vuoto di idee”

Sarzana - Val di Magra - Riceviamo dal Circolo Pertini e pubblichiamo: "Nella storia economica di Sarzana, come in quella di moltissimi altri centri, si sono susseguite diverse fasi di sviluppo economico. Sarzana ha conosciuto il passaggio da un’economia agricola ad una industriale e, poi, da questa ad un’economia fortemente terziarizzata. I passaggi sono sostanzialmente stati assorbiti bene, senza creare ricadute negative sulla popolazione.
Negli anni ’90 del secolo scorso, Sarzana poteva dirsi un punto di attrazione commerciale invidiabile, con un tasso di crescita delle attività commerciali che la poneva al primo posto in tutta la Liguria. Insieme al commercio, crescevano imprese artigiane, attività turistiche e attività di un’agricoltura moderna e su base imprenditoriale (Vino, basilico, bio). Nel contempo Sarzana era anche un polo di attrazione per le sue funzioni amministrative, dato che ospitava il tribunale, gli uffici dell’INPS, dell’INAIL, dell’Agenzia delle Entrate, dell’ENEL e dell’ACAM (oggi IREN), che assicuravano decine di posti di lavoro, ma che portavano centinaia di persone, ogni giorno, in città per il disbrigo di pratiche amministrative e di professionisti che li assistevano. Oggi tutti questi uffici sono chiusi, ad essi si è aggiunto in depotenziamento dell’ospedale, la chiusura del Don Gnocchi e il declassamento della stazione ferroviaria.
Con gli anni 2000 si è cominciato ad avvertire i primi sintomi di crisi. In particolare ne è stato colpito il centro storico della città. Hanno iniziato a chiudere diverse attività. Il forte nucleo dell’antiquariato, elemento che dava carattere e tipicità alla città e svolgeva un’importante azione di attrazione di un pubblico selezionato di amatori del genere, è stato ridimensionato. Ha chiuso la mostra nazionale dell’antiquariato, una delle più importanti in Italia e l’unica realizzata in periodo estivo.
In quegli anni sono state fatte scelte importanti e anche di successo, ma non sono stati esenti da errori. Il più grave da questo punto di vista è stato quello di consentire una crescita tanto impetuosa quanto disordinata di nuove attività di grande e media distribuzione distribuite sulle varianti viarie esterne alla città e comunque eccessivamente distanti dal centro storico.
Queste realtà hanno costituito una frattura del tessuto commerciale urbano, sia a causa della distanza, sia a causa delle separatezza dall’area del centro, dovuta alla ferrovia e alle difficoltà di comunicazione, problematiche in auto, di fatto impossibili a piedi. La facilità di raggiungere i nuovi centri commerciali e la disponibilità di parcheggi, tra l’altro gratuiti, hanno fatto il resto.
La nuova amministrazione, insediatasi due anni e mezzo fa, quindi giunta a metà del suo mandato, aveva promesso mirabolanti novità, con il blocco a nuovi insediamenti di grande e media distribuzione, con provvedimenti per il collegamento tra le due aree, rilancio del commercio, nuova arredo urbano e riqualificazione del centro.
In realtà le chiusure commerciali sono aumentate, sono stati aperti due nuovi supermercati e un altro è in fase di apertura. La promessa del blocco si è rivelata una “bufala”.
Ora il COVID sta sconvolgendo la vita delle attività economiche superstiti. Il rischio che quelle che con fatica reggevano ancora vengano travolte dagli effetti del COVID è reale e concreto e già si stanno vedendo segnali inquietanti.
Questa pandemia dovrebbe pur insegnarci qualcosa. L’epidemia si è sviluppata maggiormente nelle maggiori agglomerazione urbane. La devastazione e la restrizione degli ambienti naturali ha portato l’umanità ad incontrare nuovi virus. Il fatto che tutti siamo stati costretti in casa e ad evitare il più possibile occasioni di contatto e luoghi d’affollamento ha fatto riscoprire il piccolo commercio, là dove, fortunatamente, era sopravvissuto. Abbiamo trovato più comodo e meno rischioso trovare un alimentari, un macellaio e un panettiere vicino casa, con poca gente e nessuna coda, che rischiare di entrare in un grosso centro commerciale. Questo ha fatto riscoprire a milioni di persone anche un’altra qualità della vita, basata su relazioni interpersonali, sulla scoperta di prodotti di qualità, magari più legati alle tradizioni locali. Una vita meno anonima e più legata al proprio quartiere.
Questo dovrebbe far riflettere l’amministrazione sarzanese. Servono urgenti provvedimenti a sostegno delle attività commerciali, ma anche turistiche, artigianali e agricole del comune. Servono soprattutto idee nuove, ripensare la città, definire nuovi elementi di attrazione commerciale con la rivitalizzazione dell’antiquariato e del restauro e con l’affiancamento di attività qualificate e attrattive al riparo della concorrenza subdola del commercio on line. Serve ripensare i collegamenti tra il centro e le varianti, l’istituzione di navette o sistemi di collegamento permanenti e possibilmente gratuiti. Serve pensare a valorizzare i prodotti e le tipicità locali, che sono straordinarie, e utilizzarle come elemento di richiamo commerciale e anche turistico. In generale serve un progetto di nuova città.
Cosa fa invece l’amministrazione Ponzanelli? Da un lato spende un immotivato ottimismo fuori luogo, dall’altro la sua unica iniziativa consiste nella riduzione della TARI del 25% di sconto solo sulla parte variabile. Un’autentica presa per i “fondelli”! La misura è stata giustamente criticata dall’unanimità delle associazioni delle imprese, che fanno rilevare come nella realtà questo significhi uno sconto reale di circa l’8% sulla TARI e che i problemi non si risolvono certo con misure come queste, utili solo a “soffiare fumo negli occhi”.
Ancora una volta si conferma un dato drammatico dell’amministrazione Ponzanelli, a fronte di proclami e promesse grandiosi, si palesa una realtà fatta di niente, una vuotezza assoluta d'idee, l’incapacità di una seria analisi socio-economica, che sappia trarre le opportune conclusioni e abbia la capacità di immaginare e proporre una nuova fase progettuale per la comunità".

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